Progetto Iside – fecondazione assistita

Le tecniche di fecondazione assistita: ICSI

In linea generale, la Procreazione Medica Assistita (PMA) comprende diverse metodiche, dalla più semplice, rappresentata dall’inseminazione intrauterina  (che consiste nell’inserimento diretto del liquido seminale fresco o decongelato nella cavità uterina al momento dell’ovulazione), a quelle  tecnicamente più complesse, come la fecondazione in vitro, la fecondazione assistita ICSI o la FIVET in cui dopo aver recuperato i gameti (ovociti e spermatozoi) gli embrioni vengono ottenuti in provetta e successivamente trasferiti all’interno dell’utero. In caso di gravi problemi maschili è possibile ottenere gli spermatozoi non presenti nel liquido seminale attraverso il  prelievo testicolare. Oggi è possibile anche la crioconservazione degli spermatozoi o delle cellule uovo, nonché degli embrioni.

Ora parliamo della fecondazione assistita ICSI che significa microiniezione intracitoplasmatica e che rappresenta una tecnica di fecondazione ottenuta mediante la microiniezione di uno spermatozoo all’interno dell’ovocita (la cellula di uovo femminile).

[seodiv]Rispetto alla FIVET, per l’ICSI è necessario solo uno spermatozoo per volta e non viceversa 50-100.000, con evidente risparmio di spermatozoi. In questa logica, possiamo dire che la terapia della sterilità maschile ha fatto significativi passi avanti dall’inizio dell’applicazione della ICSI.

chiara_img_3

Le fasi della tecnica comprendono:

  1. una fase di stimolazione delle ovaie mediante la somministrazione di ormoni simili a quelli prodotti dall’ipofisi (FSH /LH ). È necessario uno stretto monitoraggio clinico della risposta ovarica (dosaggio dei livelli ormonali nel sangue, dell’ormone estradiolo con rilevazione ecografica costante dello sviluppo follicolare nelle ovaie). Quando il numero/dimensione dei follicoli sono adeguati si somministra un ormone simile all’ LH (luteostimolante) per indurne la maturazione ovocitaria.
  2. La normale attività dell’ipofisi viene bloccata attraverso l’utilizzo di farmaci (agonisti o antagonisti del GnRH) che vengono somministrati con modi e tempi differenti a seconda del tipo di terapia scelta dallo specialista;
  3. 36 ore dopo l’induzione dell’ovulazione si procede con il prelievo degli ovociti (Pick-up). La paziente viene adeguatamente sedata (ma in poche ore può tornare ad una normale vita attiva) e gli ovociti vengono prelevati per via trans-vaginale utilizzando un ago molto fine montato su una sonda ecografica;
  4. la raccolta del liquido seminale (o lo scongelamento di seme congelato) avviene lo stesso giorno del Pick-up. Si assiste a una fase di preparazione del liquido spermatico in cui vengono selezionati gli spermatozoi “più attivi”;
  5. l’iniezione degli spermatozoi selezionati, ciascuno all’interno di un ovocita per consentirne la fecondazione. Gli ovociti prelevati vengono prima valutati al microscopio per valutarne l’idoneità;
  6. se la fecondazione avviene le cellule dello zigote (ovocita fecondato) iniziano a proliferare formando gli embrioni;
  7. dopo 3-5 giorni, gli ovociti fecondati e che hanno iniziato la divisione cellulare, che quindi sono divenuti embrioni (con 4-8 cellule in 3 gg ) o blastocisti (embrioni in 5 gg dopo la fecondazione) vengono introdotti all’interno della cavità dell’utero (nella parte più alta) mediante un sottile catetere sotto guida ecografica;
  8. il numero di embrioni trasferito all’interno dell’utero viene scelto in base a diversi fattori (es. età materna, precedenti interventi chirurgici sull’utero, qualità degli embrioni ottenuti, storia riproduttiva della coppia). Gli embrioni o gli ovociti soprannumerari non trasferiti, possono essere crioconservati. Il congelamento avviene in azoto liquido/idrogeno liquido a cui segue l’immagazzinamento nella banca degli embrioni, previa adeguata identificazione. Gli embrioni crioconservati servono alla coppia per successivi trasferimenti di embrioni evitando di dover effettuare una nuova stimolazione delle ovaie e raccolta del liquido seminale;
  9. fase della ICSI è il Post-Transfer, un periodo di circa 12-14 giorni dopo i quali è possibile stabilire se si è avviata con successo una gravidanza attraverso l’esecuzione di un prelievo ematico per il dosaggio delle Beta-HCG ormone prodotto molto precocemente dall’embrione fecondato. In questo periodo interlocutorio non bisogna assumere farmaci (consultare sempre il medico ginecologo prima dell’assunzione se necessario) e/o consumare alcolici. Non si deve fumare e non si deve fare uso di sostanze stupefacenti. La donna deve evitare sforzi fisici eccessivi.
  10. Una volta accertata la gravidanza inizierà un monitoraggio ormonale ed ecografico poco dissimile dalle gravidanze ottenute spontaneamente.

Articolo realizzato con il contributo scientifico della Dott.ssa Paola Persico – Medico chirurgo specialista in Ostetricia e Ginecologia.[/seodiv]