Progetto Iside – fecondazione assistita
Tecniche di PMA

Come funziona la crioconservazione

7 luglio 2014

La criopreservazione o crioconservazione è parte intrinseca delle procedure di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).
Iniziata con la conservazione a bassissima temperatura dopo congelamento degli spermatozoi, la tecnica si è poi estesa anche alle cellule uovo femminili, gli ovociti.
Iniziata negli anni 70, la metodica ha consentito di ottenere la prima gravidanza da un ovocita crioconservato solo nel 1980. Questa procedura ha un profondo significato etico: prima di tutto consente di evitare che la donna debba sottoporsi a numerosi cicli di iperstimolazione ovarica con gonadotropine per ottenere un numero sufficiente di ovociti per affrontare più di un tentativo di PMA.

Inoltre, la crioconservazione degli ovociti in Italia è in rigorosa osservanza della Legge 40/2004 sulla tutela degli embrioni, considerati a tutti gli effetti esseri viventi, che non possono quindi essere crioconservati. Inoltre, la possibilità di conservare a bassissime temperature sia gli spermatozoi sia gli ovociti consente al partner di una coppia che dovesse essere sottoposto ad una chemioterapia/radioterapia di potere preservare il proprio potenziale riproduttivo, prima di iniziare il trattamento antitumorale.

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Analoga soluzione può essere intrapresa per coloro che, affetti da una malattia autoimmunitaria o da cisti ovariche o da gravi malattie infiammatorie ricorrenti del colon (grosso intestino), presentano un rischio di riduzione importante della capacità riproduttiva, una condizione che è alla base del cosiddetto “fallimento ovarico precoce”.

Attualmente esistono due tecniche di crioconservazione:

a) quella tradizionale che consiste nel congelamento lento;

b) quella innovativa del congelamento rapido detto anche “vitrificazione”.

La tecnica tradizionale si basa su una fase d’isolamento degli ovociti e di trattamento degli stessi con soluzioni chimiche preparatorie e quindi nel trasferimento in un congelatore biologico che li porta gradualmente ad una temperatura di – 150°C per essere poi immersi in azoto liquido (- 196°C). Nel momento in cui fosse necessario utilizzare gli ovociti, questi vengono scongelati molto rapidamente per evitare la formazione di cristalli all’interno della cellula.

La metodica innovativa invece prevede sempre una fase preparatoria dell’ovocita in soluzioni chimiche ad alta concentrazione e quindi il congelamento rapido in azoto liquido (- 196°C) che porta alla vitrificazione della cellula (il termine descrive l’aspetto della cellula congelata che è simile al vetro). Questa metodica risale al 1999 e quindi è di recente applicazione, ma i risultati sembrano molto promettenti (soprattutto con il cryotop method, messo a punto in Giappone), con percentuali di gravidanze che si sono ottenute che sembrano simili a quelle che si osservano con la PMA “a fresco”, che utilizza ovociti e spermatozoi non congelati.