Progetto Iside – fecondazione assistita
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In Italia, secondo i dati ISTAT, le donne non pensano a diventare madri prima dei 35 anni e questo per diverse concause, come la ricerca di un lavoro stabile, la difficoltà di potersi permettere di vivere in un’abitazione propria, l’incertezza verso il futuro, la poca capacità di risparmio. 
E quando tutte le difficoltà sono superate e si inizia ad entrare nella dimensione della genitorialità, molto spesso capita che il desiderato figlio non arrivi, anche per una ridotta fertilità a causa dell’età.

Sempre più numerose sono le coppie che allora ricorrono alle tecniche di fecondazione assistita come la fecondazione eterologa e che si trovano a dover affrontare tante difficoltà, anche economiche.

Secondo le linee guida della conferenza delle regioni, le donne over 43 – che rappresentano il 70% di coloro che intendono ricorrere alla fecondazione eterologa, devono sostenere le spese per la fivet, pagando la tariffa intera, mentre le donne più giovani pagano il ticket.

Paolo Costantini, di Cittadinanzattiva, sostiene che la maggior parte delle pazienti interessate alla Fivet saranno escluse dai trattamenti o dovranno recarsi all’estero.

Nonostante sia caduto sei mesi fa il divieto di fecondazione con gameti esterni alla coppia, (decisione della Corte Costituzionale 162/2014 che ha stabilito che il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale, dichiarando l’illegittimità della norma articoli 4, comma 3, 9, commi 1 e 3 e 12, comma 1), in Italia solo l’Ospedale di Carreggi di Firenze ha iniziato a praticare la fecondazione eterologa e l’unico trattamento di è stato svolto con liquido seminale proveniente dall’estero, con gameti maschili provenienti da una banca del seme europea.

Restano i seguenti nodi da risolvere:

  • la raccolta di gameti da donare non è ancora partita;
  • non si riscontrano molte disponibilità alla donazione da parte di donne disposte a sottoporsi al trattamento ormonale e all’intervento per aiutare chi ha problemi di fertilità;
  • i gameti crioconservati secondo le metodologie e i protocolli passati non possono essere utilizzati, poiché, come sottolinea Andrea Borini, presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione, le nuove linee guida prevedono ulteriori esami che rendono inutilizzabili gli ovociti crioconservati.

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