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Inibiscono l’ovulazione e riducono il progesterone. Ecco perché tra farmaci antinfiammatori e infertilità femminile c’è un rapporto diretto

Si potrebbe definire una “relazione pericolosa” quella esistente tra farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) e infertilità femminile.A confermarlo uno studio condotto dall’Università di Baghdad e presentato lo scorso anno in occasione di un congresso dell’European League Against Rheumatism.

Lo studio: assegnazione ai gruppi di trattamento con Fans e valutazione dei parametri di fertilità

La ricerca ha preso in esame un campione di 39 giovani donne in età fertile affette da mal di schiena e normalmente curate con Fans, quali molecole di naprossene, diclofenac ed etoricoxib. Le donne sono state assegnate ai quattro regimi di trattamento incluso il gruppo di controllo placebo e, prima d’iniziare la terapia, sono state sottoposte a un’ecografia per valutare diametro del follicolo dominante, spessore endometriale e dimensioni dell’ovaio. Sono stati controllati anche i livelli di progesterone che, con l’assunzione di Fans, si abbassano, ma che sono fondamentali affinché avvenga l’ovulazione e l’impianto di un embrione fecondato.

L’esito: c’è una relazione diretta tra assunzione di farmaci antinfiammatori e infertilità femminile

A distanza di dieci giorni dall’inizio del trattamento è stata riscontrata una significativa riduzione del progesterone, per le donne che assumevano diclofenac l’ovulazione si è ridotta fino al 93%, del 75% per gli altri due gruppi di farmaci.

Per quanto riguarda il follicolo dominante, non è scoppiato nel 75% delle donne nel gruppo diclofenac, nel 25% nel gruppo naprossene, nel 33% nel gruppo etoricoxib e 0% nel gruppo di controllo placebo.

Conclusioni: è un processo reversibile ma serve più informazione e cautela sull’uso dei Fans

Dopo l’interruzione del trattamento, il mese successivo tutte le donne hanno regolarmente ovulato, a dimostrazione che è vero che esiste un legame tra assunzione di farmaci antinfiammatori e infertilità femminile, ma anche che – fortunatamente – si tratta di un fenomeno reversibile.

Si tratta a ogni modo di dati allarmanti che dovrebbero indurre a una riflessione seria sul tema. Come è possibile che nella stragrande maggioranza dei casi, dato i problemi che possono creare, i Fans siano farmaci da banco? Gli effetti collaterali sulla fertilità femminile non dovrebbero essere divulgati in maniera più capillare ed efficace dai medici curanti oltre che dalle stesse case farmaceutiche? È perciò necessario che si lavori in modo tale da spezzare il legame attualmente esistente tra farmaci antinfiammatori e infertilità femminile.

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