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La comunità scientifica evidenzia il rapporto diretto tra fattori contaminanti e infertilità: i rischi maggiori

L’ infertilità è un tema sempre più attuale, al di là delle polemiche legate alla campagna del ministero della Salute in occasione del primo Fertility Day del 22 settembre prossimo. Per parlarne nel modo più esauriente possibile occorrerebbe, secondo quanto sostiene l’Associazione nazionale dei medici per l’ambiente (ISDE Italia), iniziare, per esempio, ad analizzare più nel dettaglio il legame strettissimo tra contaminanti ambientali e infertilità.

Contaminanti ambientali e infertilità: i pesticidi minano la “salute” degli spermatozoi

Esiste ormai una letteratura scientifica in merito che dimostra esserci una reale correlazione tra esposizione a contaminanti ambientali e infertilità, a cominciare dai pesticidi. In particolare, pare che l’esposizione professionale a queste sostanze determini un problema di alterazione della funzione gonadica maschile, ovvero di diminuzione della qualità degli spermatozoi sia dal punto di vista della motilità sia come numero. E non finisce qui. L’esposizione a contaminanti come i pesticidi causerebbe alterazioni nel DNA andando a influenzare negativamente il processo di spermatogenesi, ovvero tutte quelle fasi che determinano la maturazione delle cellule germinali maschili che avviene nei testicoli.

In linea generale sembra che tutte le sostanze che agiscono come interferenti endocrini, ovvero i parabeni, gli ftalati, i ritardanti di fiamma, le diossine eccetera provochino alterazioni ormonali con conseguente danno sulla fertilità.

L’inquinamento espone al rischio di nascite pretermine, basso peso alla nascita e abortività

È perciò ormai ben chiaro che contaminanti ambientali e infertilità abbiano un rapporto diretto, basti pensare solo ai danni provocati all’organismo dalla cattiva qualità dell’aria: si può cominciare elencando i problemi ischemici, circolatori, respiratori, tumorali fino ad arrivare ai danni causati al cervello e, non ultima, alla salute riproduttiva. I pericoli per la fertilità, stando ai dati di un’importante metanalisi svolta pochi anni fa, si stimano, per ogni incremento di 10µg/m3 di PM 2.5, in un aumento del 15 per cento di rischio di nascite pretermine e di un incremento del 9 per cento di rischio di basso peso alla nascita. Contaminanti come l’inquinamento atmosferico, secondo altri studi scientifici, sarebbe poi all’origine dell’abortività spontanea.

Più consapevolezza e norme più stringenti per spezzare il legame tra contaminanti ambientali e infertilità

Insomma, contaminanti ambientali e infertilità si terrebbero strette la mano, motivo per cui l’invito dei medici per l’ambiente sarebbe quello di acquisire una maggior consapevolezza dei rischi connessi all’insalubrità del normale ambiente di vita e lavorativo al fine di prevedere normative a maggior tutela della salute pubblica.

 

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