Progetto Iside – fecondazione assistita

L’età è il fattore che maggiormente influisce sulla possibilità di ottenere un concepimento.
In media, il tasso complessivo di “gravidanza clinica” (l’evidenza ecografica di almeno una camera gestazionale in utero) che si osserva con le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita è di circa il 32% ( ESHRE 2013).
Stratificando i risultati per l’età della mamma si osserva che il numero di ovociti recuperati tende a ridursi con l’avanzare dell’età. Tuttavia, anche dopo i 40 anni, il numero di ovociti recuperati risulta idoneo a un percorso di PMA. Di conseguenza il numero di gravidanze ottenute decresce con l’aumentare dell’età della mamma (meno del 20% sopra i 40 anni).
L’età non influisce solamente sulla probabilità di avviare una gravidanza ma anche su quelle di portarla a termine. Infatti, il rischio di aborto spontaneo aumenta da un valore inferiore al 14% nella donna sotto i 35 anni, al 28% dopo i 40 anni, per raggiungere il 56% sopra i 43 anni. E questo, indipendentemente dalla diagnosi o meno di infertilità.
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Il tempo quindi è molto prezioso e sarebbe un ottimo risultato se si riuscisse ad ottenere una riduzione significativa del tempo medio (calcolato in 2 anni) che una coppia, anche quando la donna ha più di 40 anni, impiega prima di rivolgersi attivamente ad un Centro Specializzato per iniziare una terapia per l’infertilità. Questo aspetto è quindi fondamentale e deve stimolare non solo la coppia ma anche lo specialista di riferimento nei confronti di una scelta mirata e precoce.

Articolo realizzato con il contributo scientifico della Dott.ssa Paola Persico – Medico chirurgo specialista in Ostetricia e Ginecologia.