Progetto Iside – fecondazione assistita

Partendo dal presupposto che circa il 35-40% dei casi di infertilità di coppia sono legati alla donna, per procedere con gli esami da fare bisogna prendere in considerazione le più frequenti cause di infertilità femminile, tra cui troviamo alterazioni dell’ovulazione provocata da squilibri ormonali (ad esempio, patologie della tiroide, iperprolattinemia, sindrome dell’ovaio policistico, anoressia nervosa e obesità). Ne deriva che è necessario sottoporsi ai dosaggi di specifici ormoni, come FSH, LH, estradiolo e prolattina nella prima metà del ciclo, e progesterone nella seconda metà del ciclo.

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Un altro aspetto da valutare è quello della “riserva ovarica” che si può indagare dosando FSH, Inibina B, ormone antimülleriano. Questo controllo diviene decisamente più rilevante con l’avanzare dell’età. Infatti dopo i 35 anni si osserva una progressiva riduzione degli ovociti e quelli che rimangono sono in genere di “peggiore qualità”.
Esiste inoltre la possibilità di eseguire test genetici (es. cariotipo) alla ricerca di infertilità secondarie ad anomalie dei cromosomi o del DNA (rare) .
Altri accertamenti comprendono la ricerca di possibili micro-organismi in grado di determinare infezioni croniche con conseguenti reazioni infiammatorie che possono a lungo andare provocare lesioni anatomiche in grado potenzialmente di interferire con la funzione delle tube, delle ovaie e dell’utero.
L’esame successivo è rappresentato dall’ecografia che consente non solo di valutare la dimensione e la posizione delle ovaie, il numero e lo sviluppo dei follicoli ovarici e l’ovulazione ma anche l’aspetto dell’utero e dell’endometrio.
È inoltre possibile verificare l’eventuale presenza di lesioni a carico degli organi genitali interni (utero, ovaie e tube) nonché lo stato della pervietà delle tube (isterosonografia). Per sottoporsi all’ecografia ginecologica è necessario scegliere il giorno esatto. Infatti, tutti gli organi che vogliamo analizzare devono essere in una determinata fase del ciclo mestruale. Il primo controllo ecografico dovrebbe di regola essere effettuato entro il sesto giorno del ciclo, per permettere un’adeguata valutazione delle ovaie (sede, dimensione, struttura) e l’eventuale presenza di malattie concomitanti. L’esame può essere ripetuto anche in fasi diverse del ciclo per studiare gli effetti della situazione ormonale nelle diverse fasi del ciclo.
Oggi esiste anche l’ecografia tridimensionale che offre la possibilità di ottenere una migliore definizione dei ruoli anatomici di ogni organo che vogliamo studiare, permettendo inoltre una migliore definizione anche dei rapporti con le strutture esterne.
Un altro esame è l’istero-salpingografia. Si tratta di un esame in cui s’inietta un mezzo di contrasto in utero, successivamente vengono eseguite delle radiografie. Questo esame permette di valutare la struttura uterina ma trova particolare indicazione per lo studio della morfologia e pervietà tubarica.
Uno degli esami diagnostici frequentemente richiesto alle donne affette da infertilità primaria o secondaria, soprattutto se candidate a un protocollo di fecondazione assistita, è l’isteroscopia.
L’isteroscopio è un tubo lungo, rigido e sottile (circa 1/2 cm di diametro) dotato di fibre ottiche, attraverso cui viaggia la luce, che permette la visione degli organi interni.
Quest’esame è consigliato in tutti i casi in cui possa essere utile osservare l’interno della cavità uterina; l’esame permette di esplorare il canale cervicale e la cavità uterina alla ricerca di una patologia che
impedisca o renda comunque difficile il verificarsi della gravidanza e (polipi, miomi, sinechie (“aderenze intrauterine”), malformazioni uterine come setti e sub-setti, patologie endometriali).
Spesso anche la laparoscopia è una tappa d’obbligo nell’iter diagnostico sull’infertilità.
La laparoscopia è un intervento chirurgico che prevede l’anestesia generale e permette di osservare direttamente gli organi addomino-pelvici introducendo una particolare sonda a fibre ottiche (laparoscopio) attraverso la parete addominale.
Con la laparoscopia è possibile documentare la normalità degli organi pelvici, l’eventuale esistenza di aderenze che alterano i normali rapporti fra tube e ovaio, l’eventuale esistenza di endometriosi. Inoltre in corso di laparoscopia è possibile verificare lo stato della mucosa del padiglione, la presenza di aderenze al suo interno ma soprattutto la pervietà delle tube. A questo scopo, infatti, nello studio della fertilità, si esegue la cromosalpingoscopia con blu di Metilene, che è in grado di valutare con un’ottima sensibilità il passaggio del colorante attraverso le salpingi.
La laparoscopia consente di formulare una diagnosi precisa e al tempo stesso consente di intervenire sulle patologie riscontrate (ex aderenze, endometriosi, cisti, patologia tubarica ecc.- vedi sezione “chirurgia riproduttiva”).

Articolo realizzato con il contributo scientifico della Dott.ssa Paola Persico – Medico chirurgo specialista in Ostetricia e Ginecologia.