Progetto Iside – fecondazione assistita
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La crioconservazione nella donna

25 maggio 2017

La procedura di crioconservazione nella donna presuppone tempi più lunghi rispetto all’uomo. Perché?

Il primo imprescindibile step per poter procedere alla crioconservazione nella donna è il recupero dei gameti, quindi ovociti per la donna e spermatozoi per l’uomo. Una parte dei gameti, sia maschili sia femminili, una volta sottoposti al processo di congelamento e scongelamento non è più vitale: è perciò necessario, per procedere con tali tecniche, disporre di un “pool” di gameti. Per l’uomo è sufficiente produrre uno o più campioni di liquido seminale; poiché invece la donna produce generalmente un singolo ovocita per ciclo e visto che i gameti non sono prodotti all’esterno del corpo, la raccolta dei gameti femminili prevede diverse fasi.
Innanzitutto è necessario sottoporsi a una terapia di stimolazione ormonale, che ha durata variabile a seconda del tipo di protocollo di induzione della crescita follicolare multipla, che è scelto dallo specialista alla luce di una serie di accertamenti preliminari all’inizio del trattamento. Questa terapia è necessaria per produrre un numero maggiore di ovociti: la paziente si sottopone a ecografie e dosaggi ormonali per valutare il tipo di risposta alla terapia stessa e attuare eventuali modifiche che ottimizzino il risultato. Quando i follicoli hanno raggiunto dimensioni di circa 18-20 mm viene effettuato il prelievo ovocitario (pick-up). Quest’ultimo consiste in un’aspirazione del liquido follicolare direttamente dalle ovaie, ecoguidata per via transvaginale. Tale fluido follicolare viene poi osservato al microscopio da biologi esperti nell’ambito della riproduzione che, una volta recuperati gli ovociti, li sottoporranno alle tecniche di congelamento.

Dott. Alessandro Giuffrida