Progetto Iside – fecondazione assistita
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La gravidanza da ovodonazione è un argomento molto dibattuto negli studi scientifici eseguiti in ambito ostetrico negli ultimi anni. Tutti gli esperti sono però concordi nel pensare che la gravidanza ottenuta da ovodonazione sia per definizione ad alto rischio in quanto la donna si trova ad accogliere un patrimonio genetico completamente diverso rispetto al suo; pertanto l’adattamento del corpo può essere più difficoltoso. Tutto questo perché normalmente l’organismo femminile quando accoglie il prodotto del concepimento riconosce il bambino per metà geneticamente uguale a sé stesso e per metà estraneo in quanto uguale al padre; per questo motivo il sistema immunitario mette in atto una serie di modifiche per accogliere quello che è estraneo e favorire la crescita del feto. Nelle ovodonazioni questo meccanismo può non essere perfetto in quanto è più difficoltoso da affrontare; il corpo della donna non riconosce più una parte genetica uguale a sé stessa ma ha un bambino con dei geni completamente diversi da crescere e nutrire. La placentazione, ovvero la crescita della placenta organo che nutre il bambino, può essere difficoltosa e questo può poi comportare lo sviluppo di patologie mediate dalla placenta come la pre-eclampsia o il ritardo di crescita fetale in utero. Nonostante ciò la cosa importante da fare è essere seguiti da una figura professionale esperta in gravidanze a rischio che conosca questi rischi e che gestisca al meglio questa gravidanza così preziosa.

La possibilità al giorno d’oggi di eseguire esami ecografici che ci dicono come si sta adattando l’utero della donna alla nuova gravidanza permette poi, al medico ginecologo, di valutare oltre agli esami ematici e alle caratteristiche anamnestiche questo nuovo dato, per decidere se c’è necessità di eseguire terapie farmacologiche che aiutino lo sviluppo placentare nella paziente. È consigliato infatti intervenire per tempo qualora ci sia un problema per ridurre la possibilità di sviluppare le patologie di cui prima parlavamo.

Il rischio nelle gravidanze da ovodonazione è naturalmente collegato anche all’età in cui queste gravidanze si affrontano. Spesso le donne che ricorrono alla donazione degli ovociti sono di età avanzata o in stato menopausale e si è visto che queste donne sono più a rischio rispetto alle donne più giovani; proprio per questo motivo in Italia è sconsigliata l’esecuzione di questa tecnica nelle donne che hanno oltrepassato i 50 anni di età.

 

Dott.ssa Laura Badolato

 

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