Progetto Iside – fecondazione assistita
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Le metodiche di crioconservazione degli ovociti e degli embrioni

25 maggio 2017

Perché si preferiscono alcune tecniche di crioconservazione degli ovociti, piuttosto che degli embrioni?

Sino a pochi anni fa le metodiche di crioconservazione considerate efficaci erano solo quelle limitate a spermatozoi ed embrioni, dal momento che i tassi di sopravvivenza degli ovociti e le percentuali di gravidanza dopo scongelamento ovocitario erano significativamente più basse.

Con il progressivo miglioramento sia delle metodiche di crioconservazione sia delle sostanze crioprotettrici, il management delle pazienti infertili continua a modificarsi. Bisogna considerare che le metodiche di riproduzione assistita si prestano a possibili scenari etici di difficile risoluzione. Supponiamo per esempio il caso in cui una coppia si sottoponga a un ciclo di fecondazione assistita con congelamento di embrioni. Sia dopo fallimento del ciclo di procreazione assistita sia in caso di esito favorevole, qualora si disponga di embrioni congelati, cosa ne sarà degli embrioni nel caso in cui la coppia decidesse di separarsi o di non avere ulteriori gravidanze? Chi ne potrà disporre? Nonostante ciò che dice la legge, e cioè che la donna può disporre degli embrioni congelati senza il consenso del partner, può questo essere considerato eticamente corretto? Certamente, disporre di gameti invece che di embrioni consente di evitare dibattiti sia etici sia legali. Le percentuali di sopravvivenza nei cicli con congelamento dei gameti sono attualemente crescenti: al fine di evitare le possibili implicazioni correlate al congelamento e alla “conservazione” embrionaria, nonché all’eventuale smaltimento di embrioni sovrannumerari, è verosimile pensare che la medicina della riproduzione si orienterà sempre di più verso la conservazione dei gameti piuttosto che degli embrioni.

Dott. Alessandro Giuffrida