Progetto Iside – fecondazione assistita
Procreazione

È necessario assumere farmaci per eseguire una ovodonazione?

15 novembre 2017

Nell’ovodonazione la donna accoglie nel suo utero embrioni ottenuti in vitro dalla fecondazione di ovuli donati. È necessario pertanto che l’utero sia pronto ad accogliere una gravidanza, questo può avvenire in maniera spontanea o tramite l’aiuto di farmaci. La tipologia di farmaci utilizzati è differente rispetto a quelli utilizzati nei cicli di fecondazione di tipo omologo.

Affinché si instauri una gravidanza l’utero deve essere recettivo cioè ben preparato per favorire l’attecchimento. L’endometrio, strato più interno dell’utero dove gli embrioni si annidano, ha delle fasi cicliche ovvero solo in alcuni giorni del ciclo mestruale è pronto ad accogliere il prodotto del concepimento.  Nei cicli di fecondazione assistita di tipo eterologo la donna che deve accogliere gli embrioni deve necessariamente avere un endometrio che permetta l’instaurarsi della gravidanza; affinché questo avvenga è prassi comune eseguire una preparazione mediante l’utilizzo di farmaci. I farmaci utilizzati sono estrogeni e progesterone, ormoni che la donna produce fisiologicamente per preparare l’utero e vengono somministrati o per via orale, o per via trans dermica o per via vaginale; questi vengono somministrati in maniera sequenziale, prima si assumono gli estrogeni e in un secondo momento il progesterone. Il medico esegue delle ecografie di controllo per valutare l’aspetto ecografico e lo spessore endometriale; l’ideale sarebbe ottenere un endometrio trilaminare, aspetto tipico della fase periovulatoria c della donna in cui nella parte interna dell’utero si osserva un’immagine che riproduce 3 bande, e di spessore superiore a 7 millimetri. Alcune donne possono avere difficoltà nel raggiungimento di questi parametri ecografici per cui si può aumentare le dosi della terapia fatta precedentemente o pensare di effettuare un trasferimento embrionario su un ciclo spontaneo ovvero senza somministrare farmaci. Il ciclo spontaneo è comunque da monitorizzare ecograficamente per valutare i giorni in cui è favorito l’attecchimento.  Per le donne che non hanno più i cicli mestruali si esegue la stessa terapia perché fortunatamente l’utero risponde ugualmente ai farmaci utilizzati.

A differenza dei cicli di fecondazione omologa non vengono utilizzate gonadotropine esogene ovvero i farmaci iniettivi che servono a stimolare la crescita follicolare nelle ovaie perché ovviamente non è necessario che le ovaie lavorino. Talvolta possono essere utilizzati dei farmaci che inibiscono la secrezione spontanea della donna di ormoni che potrebbero interferire con la preparazione dell’utero al transfer embrionario.

 

Dott.ssa Laura Badolato