Progetto Iside – fecondazione assistita
Procreazione

Fecondazione assistita: saper comunicare fa la differenza

24 ottobre 2011

Imparare a comunicare con i pazienti può determinare il successo di una terapia. A maggior ragione nel settore della Procreazione Medicalmente Assistita, dove i medici specialisti sono tenuti ad entrare in relazione con la coppia. Per imparare a gestire le situazioni critiche e ad adottare strategie relazionali efficaci, Ferring ha promosso recentemente un corso di comunicazione medico paziente, tenutosi a Roma e Milano. Vi hanno partecipato ginecologi, infettivologi ed esperti della PMA.

“Un figlio. Perché noi no?”. E’ quello che si chiedono le coppie italiane che si sottopongono a tecniche di fecondazione assistita. Ed è anche il titolo di un corso di comunicazione promosso da Ferring e rivolto a medici specialisti nel campo della procreazione medicalmente assistita. In Italia, una coppia su 7 è infertile e se le tecniche oggi disponibili rendono possibile la nascita di circa 10mila bambini all’anno, solo il 25-30% di coloro che sono in terapia diventano genitori.
Le coppie tendono a visitare diversi centri prima di scegliere il medico a cui affidarsi e i casi di abbandono della terapia, in gergo tecnico drop-out, si attestano intorno al 40%. Da qui, l’idea di un corso di comunicazione incentrato sulla relazione medico-paziente, che aiutasse i medici ad imparare a gestire la coppia e a instaurare una relazione con essa, in modo da ridurre gli insuccessi terapeutici.
“Abbiamo pensato che fosse un nostro dovere – racconta Paolo Zambonardi, amministratore delegato di Ferring Italia – come azienda impegnata sul piano etico, di offrire un servizio agli specialisti che avesse poi un riverbero sulla salute dei pazienti”. Il corso si proponeva di fornire ai medici alcuni strumenti per imparare a gestire le situazioni critiche, sviluppare una consapevolezza circa il proprio stile relazionale ed adottare strategie efficaci di interazione.
“Il problema principale che dobbiamo affrontare è che la gente arriva da noi con una massa di informazioni sbagliate – spiega Mauro Costa, responsabile scientifico del prossimo congresso Nazionale della Federazione Italiana delle Società Scientifiche della Riproduzione (FISSR) e direttore del Centro Sterilità dell’Ospedale Galliera di Genova che ha partecipato al corso – e, quindi, con delle aspettative sbagliate”. Le leggende metropolitane sul tema infertilità abbondano e dopo aver passato metà della prima visita a ‘decostruire’ ciò che la coppia è andata costruendo nel tempo, mettendo insieme informazioni raccolte dalle fonti più diverse, per il medico è necessario costruire una relazione con i pazienti. Un rapporto di fiducia che tenga conto del vissuto della coppia e delle sue aspettative.

“Un altro problema che riscontriamo – prosegue il dottor Costa – è che talvolta i pazienti ragionano in termini prettamente utilitaristici. Portano i propri esami anche in 3-4 cliniche diverse e si affidano al medico che sembra soddisfare più facilmente le proprie richieste, mentre bisogna investire del tempo e della voglia nella relazione”. E per instaurare una relazione con la coppia, una relazione che metta al centro della visita il paziente e non la malattia, è necessario lasciar parlare l’individuo e condividere il suo vissuto. Fatto anche, e talvolta soprattutto, di non detti e paure non espresse. E’ proprio questa la maggiore difficoltà che incontrano i medici, che sono stati impegnati durante il corso in attività di role-playing con coppie di attori che simulavano situazioni cliniche verosimili. Un’esperienza utile per mettere in luce il proprio stile relazionale, così come l’attività di scrivere una storia clinica e la descrizione di un successo professionale da condividere con gli altri specialisti.
La Professoressa Elena Vegni, docente di Psicologia Clinica presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano e relatrice del corso, sottolinea l’importanza della comunicazione come elemento imprescindibile della professione del medico, perché saper comunicare con i pazienti può fare la differenza in termini di successo della terapia.

“Da una parte c’è il quadro clinico del paziente, su cui lo specialista interviene con le sue competenze di carattere biologico – spiega la Professoressa Vegni – ma dall’altra, il quadro clinico si innesta su una situazione di coppia unica, che offre una lettura del problema altrettanto unica. E’ proprio rispetto a questa lettura del problema che il medico deve interrogarsi, per imparare a ‘leggere la coppia’ che si trova di fronte a lui”. In altre parole, il medico deve imparare a cogliere il vissuto del paziente, la sua storia personale e la sua risonanza emotiva connessa al percorso terapeutico che sta intraprendendo, per poter adottare le strategie comunicative più efficaci.
Al dottor Costa piace ricordare un caso di successo che ben esemplifica questa necessità: una coppia rivoltasi a lui per problemi di infertilità ma che, in realtà, aveva problemi nell’avere rapporti sessuali. Ascoltando la coppia e facendo emergere difficoltà latenti, si è riusciti ad entrare in relazione con i due pazienti e a smascherare il problema di fondo, senza dover ricorrere a una fecondazione assistita.