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Il trapianto di utero, completato dopo un anno dalla PMA, è stato messo a punto in Svezia ed è ora allo studio a Cleveland (Stati Uniti)

Trapianto di utero e Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)

I primi cinque casi di trapianto di utero conclusi con una gravidanza sono europei. È infatti in Svezia, a Goeteburg, che sono stati già effettuati nove trapianti di utero, da donatrice vivente: quattro delle riceventi hanno potuto così diventare madri grazie alla successiva tecnica PMA, mentre una quinta nascita è attesa per gennaio. Soltanto due trapianti di utero hanno fallito, ma la tecnica, decisamente d’avanguardia, ha conquistato il team statunitense della Cleveland Clinic a Cleveland (Ohio, Usa).

Un articolo recente e molto dettagliato, pubblicato sul New York Times spiega come si è sviluppata la ricerca sul trapianto di utero, che sta aprendo un nuovo e futuribile capitolo della medicina della riproduzione. Chiamate a collaborare qui sono competenze ancor più ampie e specialistiche, che includono, alla fine del lungo percorso, le tecniche attuali di PMA.

Partiamo dall’inizio: le principali candidate a un trapianto di utero sono prima di tutto le donne che nascono prive dell’organo. Si tratta di una sindrome rara (la Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser), presente in una neonata ogni 4.500. Ci sono poi le donne che hanno dovuto subire l’asportazione dell’utero, per malattia o trauma.

I problemi da superare sono intuitivamente molti. Prima di tutto, l’intervento stesso di trapianto di utero, che è molto lungo e complesso e che, come qualunque intervento, non può dare garanzie assolute di successo. Poi la necessità di assumere farmaci anti-rigetto. Inoltre i tempi di attesa per la stabilizzazione delle condizioni della ricevente e dell’organo: almeno 12 mesi. La gravidanza può essere tentata soltanto dopo, ricorrendo comunque a una tecnica di PMA.

I clinici, sia svedesi, sia statunitensi, impegnati nella ricerca sul trapianto di utero, ricordano però che sono ormai migliaia nel mondo le gravidanze affrontate da donne che devono seguire una terapia anti-rigetto, dopo trapianto di organi diversi dall’utero, come reni, fegato, cuore. Gravidanze che sono considerate particolarmente delicate, ma sulle quali c’è ormai un’esperienza consolidata.

 

Proprio qui, inoltre, sta la principale differenza tra il trapianto di utero e quello di altri organi. Infatti, dopo aver portato a termine una o al massimo due gravidanze (oltre non è ritenuto sicuro), l’utero può essere rimosso e la terapia anti-rigetto interrotta. Intanto, sono già otto le donne che, negli Stati Uniti, hanno chiesto di iniziare i test per stabilire l’idoneità al trapianto di utero e alla successiva tecnica PMA per cercare, finalmente, di diventare madri.

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