Progetto Iside – fecondazione assistita
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Un recente studio condotto negli istituti scolastici presenti sul territorio della provincia di Trapani, ha fatto emergere un’incidenza del varicocele pari al 10%, in linea con le statistiche nazionali. L’indagine ha coinvolto 1650 alunni delle classi terze medie tra i quali sono state riscontrate anche altre patologie dell’apparato genitale (incidenza pari al 13%) la cui presenza, nella maggior parte dei casi, era sconosciuta ai genitori.
Quest’ultimo aspetto pone l’accento e rafforza l’importanza dello screening, ribadendo come iniziative come quella citata siano utili in termini di prevenzione e non possano, proprio per questa ragione, che riscontrare apprezzamenti sia da parte delle famiglie sia dei dirigenti scolastici. Nell’età adolescenziale le patologie andrologiche hanno un’incidenza del 30-40% e possono essere suddivise tra quelle diagnosticabili facilmente e altre più asintomatiche che, se non sono riconosciute e trattate per tempo, potranno causare problemi d’infertilità (è il caso del varicocele, infezioni urogenitali).
È importante, quindi, offrire ai nostri giovani l’opportunità di riconoscere questi problemi ed eventualmente di risolverli, prima che possano comportare dei danni per la loro vita sessuale e riproduttiva futura. Oggi che è venuto meno il sistema di controllo rappresentato dalla visita medica di idoneità collegata al servizio di leva obbligatorio, una cultura che preveda lo screening tra gli adolescenti si rivela un’opzione determinante per impedire che simili patologie possano sfuggire all’osservazione precoce.
Come afferma il referente per lo screening, Antonino De Filippi, medico dell’Unità operativa di Chirurgia pediatrica presso l’Ospedale Sant’Antonio Abate, diretta da Giuseppe Piazza: “Prima s’interviene, in sostanza, migliori saranno i risultati per il mantenimento o il recupero della fertilità” e ciò chiaramente vale per tutte le patologie citate, dal varicocele sino a quelle neoplastiche.
Nel caso ci si trovi davanti ad una diagnosi di varicocele, sono prospettabili cure farmacologiche con farmaci sclerosanti (in grado di indurire le pareti venose) che presentano però numerose controindicazioni, agendo a livello vascolare. Tra i principi attivi più impiegate abbiamo il Sodio tetradecilsolfato al 3%, l’etanolamina oleato e il Laureth-9 (polidocanolo). La posologia dei farmaci dipende dalla gravità del varicocele e dalle condizioni del paziente. In generale, si preferisce optare per il ricorso alla chirurgia. Questo tipo di decisione è comunque a discrezione dell’andrologo che decide quando è necessario intervenire. Normalmente l’operazione si profila quando:

  • il disturbo è sintomatico (associato a dolore o fastidio);
  • il testicolo colpito è più piccolo dell’altro (per favorire un recupero della crescita);
  • il grado di peggioramento della malattia è elevato (3° o 4° grado);
  • al termine dello sviluppo puberale, si accerta un’alterazione severa della fertilità.

L’operazione che ne prevede l’asportazione si esegue oggi con metodiche chirurgiche, microchirurgiche, laparoscopiche e radiologiche. Tra queste ultime, esistono mezzi estremamente poco invasivi per il paziente accompagnati da una rapida ripresa funzionale e da una bassa incidenza di complicanze.
Un’ulteriore e importante testimonianza di come si possa agire nella direzione di una vera e propria prevenzione sul territorio, viene dal Piemonte. In alcune zone è stato attivato dal 2010/11 un progetto chiamato PASS (Progetto Andrologico di Screening per Studenti), iniziativa per la prevenzione delle patologie della sfera sessuale maschile rivolta agli studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori.
Nato nelle strutture sanitarie della provincia di Alessandria, nell’anno scolastico 2012-2013 è riuscito a raggiungere il numero più ampio di individui, ricevendo un generoso contributo da parte dei Rotary Club locali e il patrocinio scientifico dell’Associazione Urologi Italiani (Auro.it), importante Società scientifica nazionale in ambito urologico.
Dal punto di vista pratico, l’attività si è articolata in una fase informativo-divulgativa, rivolta agli studenti di entrambi i sessi, e in una più prettamente clinica, basata su visite andrologiche gratuite a tutti gli studenti maschi che ne avessero fatto richiesta. L’attività di formazione ha riguardato 1.566 studenti (di cui 723 maschi). Di questi, 160 ragazzi sono stati visitati, 57 presentavano patologie andrologiche e 38 il varicocele.
Il passo successivo per questi ultimi è stata la valutazione del liquido seminale. Nella maggior parte dei casi, gli esami effettuati non hanno evidenziato alterazioni, testimoniando una normale fertilità. Questi soggetti non necessitano quindi di trattamento, ma solo di controlli periodici nel tempo. Questo risultato è già, di per sé, una dimostrazione dell’utilità dello screening per intercettare tutte quelle situazioni che potrebbero poi evolvere in casi di potenziale compromissione della fertilità prima che il danno si verifichi.
La prevenzione andrologica effettuata nella fascia d’età 18-20 anni, con il successivo avvio di controlli cadenzati nel tempo, dovrebbe andare a costituire nel prossimo futuro la prassi di elezione per scoprire patologie in un momento in cui sono correggibili in modo facile e con grandi prospettive di successo, cosa che non può realizzarsi sempre in età più avanzata.

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