Giorno: 11 Maggio 2015

Quali sono i tempi migliori e le modalità per la crioconservazione degli spermatozoi, garantendo l’integrità del patrimonio genetico?

 

Per procedere alla crioconservazione degli spermatozoi o gameti maschili bisogna ricordare che una gran parte degli spermatozoi non sopravvive alle metodiche di congelamento e successivo scongelamento. È perciò necessario, se possibile, produrre più campioni di liquido seminale, procedendo ogni volta al recupero degli spermatozoi con normale morfologia e motilità che, successivamente, saranno sottoposti alle metodiche di crioconservazione. Una volta recuperati, i gameti vengono diluiti con sostanze crioprotettrici e sottoposti a temperature progressivamente più basse, da -5° C iniziali fino a -196° C dell’azoto liquido. Lo scongelamento prevede poi l’esposizione dei gameti, precedentemente congelati, a T ambiente per cinque minuti e poi a 37° C per dieci minuti.

In previsione di trattamenti antiblastici, o radioterapici, è necessario eseguire la crioconservazione degli spermatozoi prima dell’inizio del trattamento. In caso vengano usati farmaci che non agiscono sul ciclo cellulare, è possibile crioconservare a distanza di 3 mesi dalla sospensione. Anche per i pazienti normospermici, che sono usciti da poco da stati febbrili o che hanno appena subito una terapia antibiotica, è opportuno fare produrre il campione seminale per la crioconservazione solo dopo un periodo di wash-out.

Dott. Alessandro Giuffrida