Giorno: 25 Maggio 2017

Qual è il ruolo del biologo nell’equipe di un centro per la PMA, sia nel cooperare nella scelta dell’opzione più adatta alla singola coppia , sia nell’indirizzare e monitorare materiali e metodi di conduzione delle diverse opzioni?

Indubbiamente le tecniche di PMA implicano un notevole impegno da parte dell’embriologo, in termini di tempo e responsabilità.
Già in fase di diagnosi, sono lo studio e la valutazione del campione seminale da parte del Biologo a fornire, al Medico Ginecologo, uno strumento essenziale nella scelta della tecnica più idonea alla coppia.
Com’è intuibile, l’impegno maggiore riguarda la fase “extracorporea” delle tecniche di II e III livello. È opportuno puntualizzare che il ruolo dell’embriologo non sta solo nella corretta esecuzione delle procedure, ma anche nella gestione e nell’organizzazione del Laboratorio: un compito che richiede vigilanza costante e attenzione a ogni minimo dettaglio.
L’embriologo infatti è responsabile dell’allestimento delle colture cellulari, con la selezione accurata di materiali e sostanze che, ricordiamo, devono entrare in contatto diretto con gameti ed embrioni.
In fase diagnostica, lo studio e la valutazione del campione seminale indicano il tipo di tecnica d’inseminazione più consono. Attenzione, però: può accadere che, il giorno previsto per l’esecuzione della procedura, il campione seminale presenti parametri non adeguati a una FIVET. Che cosa significa? Che è comunque l’embriologo a doversi assumere la responsabilità di scegliere la tecnica migliore per garantire il risultato, anche se la legge prevede un ricorso graduale alle tecniche. Occorre perciò una valutazione attenta di pro e contro e un dialogo costante e costruttivo con il clinico e la coppia. La scelta infatti non dipenderà esclusivamente dalla qualità del campione seminale.
Vengono valutati, infatti, anche il numero di tentativi già effettuati dalla coppia e, fattore importantissimo, l’età della paziente in relazione alla sua riserva ovarica.

Dott.ssa Marilena Vento 

Che cosa solo le gonadotropine? Quali possono essere utilizzate nella PMA e perchè?

La prima gravidanza ottenuta mediante fecondazione in vitro, nel 1978 (nacque la piccola Louise Brown), fu eseguita su un ciclo ovulatorio spontaneo, prelevando cioè l’unico ovocita presente normalmente nel ciclo ovulatorio della donna e trasferendo quindi un unico embrione.
I primi studi dimostrarono chiaramente come l’efficacia della tecnica aumentasse stimolando la paziente con farmaci induttori dell’ovulazione. L’obiettivo era di portare a maturazione più follicoli, prelevare di conseguenza più ovociti e quindi trasferire più embrioni, al fine di aumentare le probabilità di successo.
La prima gravidanza ottenuta in un ciclo “superstimolato” risale al 1980. Da allora, l’induzione della crescita follicolare multipla è divenuta una tappa fondamentale dei cicli di PMA. Le Gonadotropine, ormoni glicoproteici, servono proprio a questo scopo.
È opportuno ricordare sempre che, nel ciclo ovulatorio “naturale”, il ruolo delle gonadotropine è fondamentale, proprio per il loro effetto stimolante sulle gonadi (come il loro stesso nome indica). Con gonadotropine si intendono gli ormoni FSH, LH e HCG. I farmaci gonadotropinici attualmente disponibili appartengono a due categorie: le Gonadotropine Umane Menopausali, estratte dalle urine di donne in menopausa e sottoposte a processi di purificazione, e le Gonadotropine Ricombinanti, sintetizzate in laboratorio. Entrambe sono considerate sicure.

Dott.ssa Marilena Vento 

Nella tecnica dell’inseminazione intrauterina l’ausilio del biologo consiste nel selezionare e concentrare gli spermatozoi “migliori”. Il compito del ginecologo è depositarli, mediante apposito catetere, all’interno dell’utero, nell’imminenza dell’ovulazione della donna.

In genere si preferisce sottoporre la donna a una stimolazione ovarica controllata, al fine di avere più follicoli ovulatori. Il razionale della tecnica è aumentare il numero degli spermatozoi nel sito della fecondazione, superando tra l’altro anche il “filtro meccanico” rappresentato dal muco della cervice uterina e ottimizzando il “timing” dell’incontro tra gli spermatozoi e le cellule uovo prodotte.

L’inseminazione intrauterina è ovviamente rivolta alle coppie in cui il partner maschile abbia un campione seminale idoneo e la partner femminile presenti tube pervie e presumibilmente funzionanti.

Dott.ssa Marilena Vento