Mese: Dicembre 2021

Il fallimento della PMA può innescare reazioni molto diverse, sia nella coppia sia nei componenti della stessa. Quali sono le più comuni e quali sono i consigli dello psicologo per superare la situazione, singolarmente e insieme?

Ce ne parla la Dottoressa Elena Bagalà, psicologa psicoterapeuta.

Il vuoto da superare

Il vuoto che si genera dall’impossibilità di donare la vita è una ferita che colpisce prima l’individuo e poi la coppia. È un lutto difficile da elaborare, in quanto viene vissuto come una mancata proiezione di sé nel futuro.

È un dolore forte e profondo, difficile da gestire, in quanto il fallimento del trattamento conduce ad una rivisitazione dell’immagine di sé come genitori e del bambino idealizzato. La coppia accusa fortemente il colpo: calano i livelli di speranza, ci si chiude rispetto alla relazione e agli affetti; l’entusiasmo cede il posto alla passività e all’insicurezza, calano così i livelli d’autostima.

Il supporto dello psicologo

Confrontarsi con il fallimento successivo al tentativo della Fivet, è per molte coppie fonte di sofferenza, angoscia e sconforto, a maggior ragione se questo è l’ennesimo da dover affrontare.

Un passo importante da effettuare davanti un esito negativo, è richiedere una consulenza psicologica. La coppia, durante il percorso di PMA, attraversa alcune fasi fondamentali. Per questo motivo la consulenza psicologica pone l’attenzione alla tutela dell’assetto psicologico già prima dell’inizio del trattamento. Come? Sostenendo e supportando tutti i risvolti emotivi e relazionali paralleli alle tecniche mediche della fecondazione assistita. In questo modo, la coppia sarà tutelata sin da subito, a far fronte alle legittime emozioni negative, conseguenti sia alla diagnosi d’infertilità e sia all’eventualità di un fallimento del trattamento.

Dunque, aiutare la coppia ad accettare la diagnosi, sostenerla nel percorso, ma soprattutto, accompagnarla nell’elaborazione del lutto in caso di insuccesso, è ciò che avviene durante la consulenza con le coppie. Viene spontaneo, dunque, chiedersi cosa sia necessario ed importante fare per cercare di far fronte ad una situazione del genere.

È importante condividere il dolore

Condividere il dolore è fondamentale. La verbalizzazione delle proprie emozioni è molto importante, sia attraverso il confronto con lo psicologo in sedute individuali o di coppia, sia all’interno di sedute di gruppi d’incontro. Questi incontri sono mirati alla partecipazione di coppie che vivono la stessa condizione. Ascoltare le esperienze altrui, condividere pensieri e sentimenti, prendersi cura dei loro vissuti, permette innanzitutto di sentirsi capiti ed accettati. Inoltre, con il confronto altrui ci si accorge che anche altre persone hanno dolori simili.

Nel condurre il gruppo d’incontro, il ruolo dello psicologo è quello di favorire l’interazione tra i partecipanti, al fine di facilitare un vissuto di universalità delle varie esperienze, rispettandone contemporaneamente, le loro unicità. La verbalizzazione delle proprie emozioni facilita una comunicazione empatica tra chi sta vivendo un’esperienza di fallimento.

L’importanza dell’approccio multidisciplinare

Inoltre, è importante per la coppia valutare insieme all’équipe del centro, gli aspetti che hanno potuto incidere sul fallimento; questo confronto è produttivo, in quanto permette di comprendere quali siano le indicazioni possibili su cui lavorare e migliorare così le probabilità di successo. La presenza dell’équipe multidisciplinare, in un momento così delicato e triste, rassicura lo stato d’animo dei pazienti ed aumenta in questo modo i livelli di benessere psicofisico grazie all’ascolto attivo e alla comunicazione empatica dell’équipe.

 

Il percorso di PMA prevede alcune tappe. Ogni tappa richiede un impegno emotivo importante, perchè è un passo verso l’obiettivo di diventare genitori. Le tematiche da affrontare possono essere: l’accettazione della condizione di infertilità, la motivazione alla genitorialità, i timori sulla terapia farmacologica e le procedure, sulla gravidanza, le aspettative sulla procedura e la gestione del fallimento. Quello della consulenza psicologica nelle varie fasi del percorso di procreazione medicalmente assistita, dunque, è un ruolo chiave.

Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Elena Bagalà, psicologa psicoterapeuta.

Il viaggio della Procreazione Medicalmente Assistita

La Procreazione Medicalmente Assistita è un viaggio di emozioni verso la realizzazione del sogno di diventare genitore. È inevitabile, quando si ha difficoltà ad ottenere una gravidanza, entrare in una voragine di pensieri, paure e tristezze. Lo sconforto prende il sopravvento nella propria quotidianità, iniziando a perdere la fiducia in se stessi e la speranza di essere genitore. È una grande opportunità per chi ha difficoltà procreative di coppia. È una chance, spesso valida, per tante persone infertili che custodiscono il sogno della genitorialità.

I bisogni e le aspettative

Differenti bisogni ed aspettative si generano in entrambi i partner ed ogni ciclo di PMA può essere accompagnato da diverse emozioni. Si manifesta un tumulto emotivo; senso di fallimento, d’impotenza, tristezza, delusione, senso di colpa personale e nei confronti del partner. Stati d’ansia generalizzata e continua incertezza per gli esiti connessi all’andamento del percorso intrapreso. Inoltre, non di meno, sono presenti e comuni nelle coppie in cerca di una gravidanza, le preoccupazioni legate al peso economico da affrontare ed il timore di provare un nuovo tentativo, dopo aver subito precedenti fallimenti

Chi inizia a percorrere questo difficile cammino, da un lato, è pienamente consapevole che non tutti riusciranno a coronare il proprio sogno, dall’altro, spera ardentemente di farcela. È necessario, dunque, fornire alle coppie che intraprendono un percorso di PMA, la consulenza psicologica.

Il sostegno emozionale

Nell’ambito della PMA, il sostegno psicologico è un trattamento di breve durata, parallelo alle tecniche mediche. La consulenza psicologica mira ad offrire un sostegno emozionale ai pazienti che vivono un’esperienza di stress dovuta alla difficoltà di ottenere la gravidanza. Durante i colloqui clinici verrà consentito alla coppia di esprimere le proprie emozioni. Per questo motivo il centro di PMA, mette a disposizione l’opportunità, lungo tutto il percorso di procreazione medicalmente assistita, di essere affiancati dalla figura professionale dello psicoterapeuta. Già sapere di poter usufruire di uno spazio in cui poter esprimere tale disagio è di per sé terapeutico, poiché permette alla coppia di imparare a gestire tutta una serie di emozioni negative che, non solo è legittimo provare, ma è necessario esprimere. La coppia nei momenti di importanti decisioni, durante la Pma, imparerà così a far fronte alle conseguenze negative della diagnosi d’infertilità o all’eventuale fallimento del trattamento.

Sostegno prima, durante e dopo il trattamento

La figura dello psicologo all’interno del centro è una figura fondamentale, poichè prenderà per mano la coppia e la porterà lungo il viaggio della PMA. Un viaggio non facile, fatto di grandi aspettative, ma anche di grande paura, perché non sanno quale sarà l’esito. Inevitabilmente, tutto ciò genera significativi livelli d’ansia. Fornire sostegno psicologico, prima durante e dopo il trattamento, esplorare le ripercussioni emotive della condizione di infertilità, sono i principali obiettivi della consulenza psicologica in ambito di infertilità. Dunque, un centro di procreazione assistita, come intervento elettivo dovrebbe prediligere quello integrato multidisciplinare, in cui la consulenza psicologica rappresenta una parte fondamentale dei programmi terapeutici. Il lavoro d’équipe con altri specialisti permette di intervenire ad hoc sul singolo individuo personalizzando e pianificando step by step l’iter da seguire.

 

 

Perché sono poco fertile? Quali strategie posso adottare per aumentare la mia fertilità? Esistono farmaci o integratori in grado di migliorare la qualità del mio seme? Sono queste le principali domande di molti uomini che si trovano ad affrontare una situazione di infertilità di coppia.

Risponde nel dettaglio il Dottor Emilio Italiano, Specialista Urologo, Andrologo, Consulente Sessuologo.

L’andrologo, le cause, gli esami

In precedenti articoli abbiamo analizzato come la figura dell’Andrologo sia spesso determinante nella salute riproduttiva di una coppia infertile. Sono state valutate le possibili cause che possono determinare un peggioramento della qualità degli spermatozoi e gli esami appropriati per valutare un maschio con potenzialità riproduttive ridotte.

In questo articolo prenderemo in considerazione le terapie che possono essere eseguite per permettere un miglioramento della qualità seminale. Questo sia in un’ottica di ricerca di una gravidanza spontanea, sia nell’eventualità di fornire al ginecologo esperto in medicina della riproduzione un seme di migliore qualità. È noto, infatti, che le tecniche di riproduzione assistita abbiano una “live birth” (bimbo in braccio) migliore quando anche l’uomo è stato curato.

Le infezioni del tratto riproduttivo

Se la visita andrologica ha fatto sospettare un’infezione del tratto seminale (ad esempio prostatiti, orchiti o MAGI, Male Accessory Gland Infections – infezioni delle ghiandole cosiddette accessorie del tratto riproduttivo maschile) si effettuerà una spermiocoltura con ricerca di tutti i possibili patogeni che possono aggredire il tratto seminale. Una volta individuato il germe patogeno la spermiocoltura indirizzerà verso una terapia antibiotica mirata, che deve necessariamente essere eseguita dalla coppia. In tal modo si cercherà di evitare l’effetto ping-pong” legato ad una ricaduta o recidiva per mancato trattamento della partner.

Il varicocele

Il varicocele è la presenza di vene varicose del plesso pampiniforme. Si verifica quasi esclusivamente sul lato sinistro dello scroto a causa di una assenza o incompetenza delle valvole nella vena spermatica interna di sinistra. Può provocare una sintomatologia gravativa all’emiscroto sinistro, raramente dolore e, se trascurato negli anni, ipotrofia (rimpicciolimento) testicolare in alcuni pazienti. Tra le coppie infertili, l’incidenza di varicocele aumenta al 30-40%.

La prevenzione delle possibili conseguenze del varicocele è molto importante ed è attuabile mediante una diagnosi e un trattamento precoci. Infatti, quando ne esiste l’indicazione, prima si interviene sul varicocele migliori saranno i risultati per il mantenimento o il recupero della fertilità.

L’indicazione al trattamento viene posta dall’andrologo e ha come scopo principale quello di migliorare la salute testicolare. Se non c’è indicazione al trattamento, è opportuno comunque effettuare controlli andrologici periodici. Attualmente per la varicocelectomia, cioè l’asportazione del varicocele, sono disponibili diverse opzioni terapeutiche:

  • approccio chirurgico o microchirurgico e la scleroembolizzazione anterograda
  • metodica radiologica endovascolare.
Altre cause di infertilità maschile

Vi sono naturalmente molte altre cause che possono ridurre la fertilità maschile ed ognuna richiede una diagnosi accurata ed una conseguente terapia:

  • Anomalie genetiche
  • Malattie sistemiche
  • Farmaci che alterano la spermatogenesi (è noto l’effetto dannoso della finasteride utilizzata per la caduta dei capelli) o l’eiaculazione
  • Forme immunologiche
  • Droghe ‘ricreative’
  • e tante altre

L’andrologo indagherà, per esempio tra le cause pre-testicolari, su un eventuale ipogonadismo (una condizione patologica caratterizzata da insufficiente produzione di testosterone da parte delle cellule di Leydig con conseguente deficit androgenico a ridotta o assente produzione di spermatozoi con conseguente infertilità). Tale condizione a sua volta potrebbe essere sostenuta da altre patologie indagabili e possibilmente correggibili.

La supplementazione con nutraceutici

L’impatto clinico dei nutraceutici sulla qualità dello sperma e sui tassi di concepimento1 è stato ampiamente studiato e la più importante review pubblicata2 ne ha legittimato l’utilità. Ricordiamo che col termine nutraceutici definiamo un alimento, o parte di un alimento, con comprovati effetti benefici e protettivi sulla salute sia fisica che psicologica dell’individuo. Per essere tale deve avere le seguenti caratteristiche:

  • sicurezza e meccanismo di azione ben definito
  • efficacia dimostrata
  • assenza di eventi avversi

Il razionale di azione di un nutraceutico utilizzato nella infertilità maschile si basa fondamentalmente sull’evidenza che lo stress ossidativo (una condizione patologica che si verifica quando in un organismo vivente si produce uno squilibrio fra la produzione e l’eliminazione di specie chimiche ossidanti) produce una quantità abnorme di radicali liberi che danneggiano lo spermatozoo in diverse maniere. I radicali liberi possono essere conseguenza di fattori fisici (radiazioni ionizzanti, radiofrequenze, raggi UV), chimici (farmaci di sintesi chimica, chemioterapici, veleni ambientali, inquinamento atmosferico), o biologici (virus, batteri, infezioni). Un buon nutraceutico, per migliorare la qualità del seme, richiederà spesso un insieme di componenti antiossidanti: vitamine (C, E), carnitina, licopene, glutatione, zinco, selenio, acido folico, coenzima Q10.

Terapie con gonadotropine

A luglio del 2021 si è svolta a Palermo una Consensus Conference sulla terapia del maschio infertile. In tale contesto è stata consacrata l’utilità delle gonadotropine nel maschio infertile. Le gonadotropine sono ormoni prodotti dall’ipofisi, una piccola ghiandola che si trova alla base del cranio. La loro funzione principale è quella di regolare l’attività riproduttiva degli organi genitali femminili e maschili. È noto come nella procreazione medicalmente assistita (PMA) nella tecnica della FIVET o della ICSI3 la donna viene stimolata con gonadotropine per forzare le ovaie a produrre un numero maggiore di ovociti rispetto ad un ciclo usuale.

Alla stessa maniera l’andrologo valuta un maschio infertile richiedendo un dosaggio dell’FSH che, se basso, potrebbe essere motivo della alterazione dei parametri seminali. Una terapia con urofollitropina o altre gonadotropine nel maschio di una coppia infertile può, in buona percentuale di casi, migliorare il quadro seminologico. Quando parliamo di un miglioramento del quadro seminale non ci riferiamo soltanto ai parametri cosiddetti convenzionali (numero, motilità, morfologia), ma anche a quelli “non convenzionali” che usualmente non vengono studiati in un esame di base.

Conclusioni

L’alleanza ginecologo-andrologo è alla base delle soluzioni delle problematiche di una coppia a rischio infertilità. Prima di correre per eseguire una tecnica di riproduzione assistita uno studio accurato del maschio può fare individuare cause maschili, spesso potenzialmente correggibili, che ostacolano il percorso riproduttivo di una coppia. Altre volte migliorando la qualità del seme si permette al ginecologo della riproduzione di ottenere successi più elevati nelle tecniche di PMA.

Dottor Emilio Italiano, Specialista Urologo, Andrologo, Consulente Sessuologo.

 

BIBLIOGRAFIA:

  1. Antioxidants for male subfertility – Smits RM, Mackenzie-Proctor R, Yazdani A, Stankiewicz MT, Jordan V, Showell MG.Cochrane Database Syst Rev. 2019 Mar 14;3(3)
  2. Antioxidants for male subfertility – Showell MG, Mackenzie-Proctor R, Brown J, Yazdani A, Stankiewicz MT, Hart RJ.Cochrane Database Syst Rev. 2014;(12)
  3. Istituto Superiore di Sanità. https://bit.ly/3pMLZYh