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L’aborto spontaneo è un fenomeno più frequente di quanto si pensi: terminano infatti così in Italia dal 15 al 30 per cento delle gravidanze.

Non di rado è molto precoce, tanto che le donne non se ne rendono conto. Non va vissuto come una sconfitta o un fallimento, perché è un evento naturale: in gran parte dei casi non è prevedibile e non compromette la possibilità di future gravidanze.

Certo è inevitabile che per la donna che ne viene colpita rappresenti un trauma. Tuttavia, bisognerebbe percepirlo come un fatto positivo, come una dimostrazione che lei non è sterile né infertile.

 

Cosa è l’aborto spontaneo?

L’aborto spontaneo è il risultato più comune del concepimento nella vita di una donna e il fattore predominante che controlla la variazione della fertilità femminile umana specifica per età.

È definito dalla normativa italiana come “l’interruzione involontaria della gravidanza provocata da cause patologiche, in pratica descrive ogni espulsione o morte del feto o dell’embrione che si verifichi entro il 180° giorno compiuto di gestazione (25 settimane e 5 giorni compiuti).

 

I dati italiani

Se si considerano anche le gravidanze interrotte molto precocemente e che possono venire scambiate come irregolarità mestruali, alcune stime attestano che gli aborti spontanei sul territorio italiano raggiungono il 30 per cento: quindi circa un terzo delle gravidanze totali termina in un aborto spontaneo.

 

Si tratta di statistiche emerse da studi epidemiologici dell’ISTAT: l’Italia è uno dei pochi Paesi ad avere un’indagine dedicata alla rilevazione degli aborti spontanei, anche se si limita ai soli casi ospedalizzati (siano essi in regime ordinario che in day hospital).

Grazie a questi studi, si è visto che, a partire dall’anno 2001, il numero degli aborti spontanei ha superato le 70.000 unità con lievi oscillazioni tra i vari anni. Questo numero ha cominciato a crescere dagli anni ’90 fino al 2012, con un incremento del 34%, per poi diminuire sensibilmente negli ultimi anni.

Il rischio di aborto spontaneo cresce al crescere dell’età a partire dai 30 anni, assumendo il valore massimo verso l’età più elevata (45-50 anni), è invece minore tra le donne più giovani, con l’unica eccezione delle donne adolescenti per le quali risulta invece superiore a quello della classe di età successiva (20-24 anni).

 

I rischi per le donne dal punto di vista sociale

L’età più avanzata è sicuramente un fattore di rischio per l’aborto spontaneo, tuttavia l’ISTAT identifica altri fattori che potrebbero influenzarlo.

L’essere coniugata sembra avere un effetto protettivo per la donna rispetto all’essere nubile, o vedova o separata; questo avviene in tutte le classi di età fino ai 39 anni.

Anche la condizione socio-economica influisce, e risulta essere inversamente associata al rischio di aborto spontaneo. Per esempio, il rischio maggiore si osserva tra le donne disoccupate o in cerca di prima occupazione, mentre quello più basso tra le occupate.

Le cittadine straniere sul nostro territorio, inoltre, paiono in una situazione di svantaggio. Questo probabilmente è perché hanno maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari in generale, compresi i controlli e le eventuali cure prenatali.

Come prevedibile, infine, anche la zona di residenza influisce. Le donne che vivono al Nord presentano un rischio inferiore di abortività, probabilmente grazie migliori opportunità e accessi alle cure in queste Regioni.

 

Consigli
  • Ridurre il peso prima della gravidanza migliora la fertilità, riduce gli aborti spontanei e migliora gli esiti della gravidanza.
  • Rivolgersi a specialisti o centri specializzati per ottenere le cure idonee.
  • In caso di malesseri anomali contattare tempestivamente un medico per un controllo.

 

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