Progetto Iside – fecondazione assistita
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I disordini alimentari possono determinare ostacoli anche significativi per le donne che desiderano un bambino pertanto lo specialista in PMA deve esserne informato. È infatti importante tenerne conto nel trattamento della fertilità e quindi nella procreazione medicalmente assistita. Si stima che i disordini alimentari colpiscano circa il 6% della popolazione femminile adulta, in particolare il 5%-7,5% delle donne in gravidanza e fino al 21% delle pazienti con forme di disturbi ovulatori.

 

Cosa sono i disordini alimentari?

I disordini alimentari comprendono gravi malattie mentali legate a problemi di peso e percezione del proprio corpo, comportamenti alimentari problematici e atteggiamenti scorretti di controllo del peso che si verificano nelle donne in età fertile.

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), delinea tre categorie primarie di disordini alimentari: anoressia nervosa (AN), bulimia nervosa (BN) e binge eating disorder.

La prima si manifesta con il rifiuto del cibo, la seconda è caratterizzato da abbuffate frequenti seguite da episodi di vomito autoindotto, la terza è un disturbo da alimentazione incontrollata caratterizzato da ingestione compulsiva, senza pratiche di eliminazione. Le prime due soprattutto possono avere ripercussioni sulla donna che desidera diventare madre

 

Disordini alimentari: come possono influire sulla fertilità e la gravidanza?

Sia l’anoressia nervosa che la bulimia nervosa hanno implicazioni fisiche e neuroendocrine varie e complesse e possono coinvolgere, danneggiandoli, il sistema cardiovascolare, gastrointestinale, ematologico, dermatologico e scheletrico, ma anche il sistema endocrino e i processi metabolici rilevanti per la fertilità. In particolare, la funzione riproduttiva femminile sana è direttamente correlata a un range ottimale del peso corporeo della donna e alla disponibilità di energia, entrambi fattori influenzati da disordini alimentari.

Anche dal punto di vista della procreazione medicalmente assistita, o PMA, possono esserci problemi.

L’induzione dell’ovulazione nelle donne che hanno un problema di fertilità secondario a un disturbo alimentare pare aumentare il rischio di gravidanze multiple, criticità che si aggiunge a un maggiore rischio di complicazioni in gravidanza e neonatali. Se l’alimentazione non si normalizza durante la gestazione, infatti, si possono verificare anche difficoltà post-natali, come:

  • difficoltà nell’allattamento al seno,
  • minore crescita infantile,
  • temperamento infantile instabile,
  • preoccupazioni con l’alimentazione del bambino,
  • disturbi dell’umore materno.

Le donne con anoressia nervosa o bulimia nervosa sono anche a maggiore rischio di problemi materno-fetali, come:

  • l’inadeguato aumento di peso gestazionale in gravidanza,
  • l’aumento dei tassi di aborto spontaneo
  • il parto di neonati piccoli per l’età gestazionale.

È quindi estremamente importante che lo specialista della fertilità sia a conoscenza dei disordini alimentari.

 

Disordini alimentari: perché non vengono riconosciuti?

I disordini alimentari spesso non vengono rilevati: sono infatti in genere occultati da chi ne soffre, eppure i campanelli di allarme ci sono. Una particolare attenzione, oltre che i medici, dovrebbero prestarla i familiari, a stretto contatto con le donne.

Le barriere all’individuazione dei disordini alimentari sono molteplici, ma a incidere maggiormente sono quattro:

  1. barriera sociale: spesso si ritiene normale che le donne siano scontente del loro peso corporeo e delle loro forme fisiche. Ecco perché è più difficile che ci si insospettisca se loro manifestano comportamenti di controllo del peso
  2. in genere i pazienti con un disturbo alimentare tendono a non rivelarlo, a minimizzarne i sintomi, o addirittura a impegnarsi attivamente nel nascondere il loro disturbo
  3. a volte viene sottovalutato l’impatto clinico di queste malattie, considerandole più legate a problemi della personalità
  4. poche conoscenze sui campanelli di allarme fisici e psicologici legati ai disordini alimentari.

Purtroppo, però, le conseguenze di diagnosi ritardate o addirittura mancate, quando si parla di disordini alimentari, possono essere anche importanti. Quindi il consiglio è di non sottovalutare mai il sospetto che questi problemi ci siano.