Progetto Iside – fecondazione assistita
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Il prelievo degli ovociti, o meglio del liquido follicolare (pickup ovocitario), è la procedura utilizzata per rimuovere la cellula gametica femminile dall’ovaio di una donna. Una volta raccolti, gli ovociti saranno utilizzati nelle tecniche di procreazione assitita quali la fertilizzazione in vitro (FIVET) e la microiniezione degli ovociti (ICSI). Il prelievo viene eseguito dopo stimolazione farmacologica ovarica, che determina appunto la maturazione degli ovociti.

In particolare, quando i follicoli ovarici hanno raggiunto un certo grado di sviluppo, viene eseguita l’induzione della maturazione finale degli ovociti, generalmente mediante un’iniezione intramuscolare o sottocutanea della gonadotropina corionica umana (hCG). Il prelievo viene in genere eseguito 34-36 ore dopo l’iniezione di hCG, quando gli ovociti sono completamente maturi ma appena prima della rottura dei follicoli stessi.

Diversi ecografi sono dotati di sottili trasduttori intravaginali con frequenze variabili tra i 6 e i 7,5 MHz. Le sonde possono anche avere un diametro di solo 1,5 cm per cui anche insieme all’ago-guida occupano uno spazio molto limitato della cavità vaginale, provocando il minimo disagio possibile. È anche disponibile una varietà di aghi da aspirazione. Essi possono essere a singolo o a doppio lume per consentire contemporaneamente l’aspirazione e il lavaggio.

L’estremità dell’ago deve essere molto affilata per facilitare la puntura delle ovaie mobili e gli ultimi due centimetri zigrinati per aumentare la visualizzazione ecografica. Tramite un tubicino l’ago è collegato a una provetta alla quale è applicata una pompa aspirante. Il trasduttore ecografico è racchiuso in uno speciale condom sterile e un involucro di plastica prima dell’inserzione in vagina. La raccolta degli ovociti per via transvaginale può essere eseguita in anestesia generale oppure in seguito a lieve sedazione ottenuta mediante somministrazione endovenosa di diazepam e petidina.

Il dosaggio varia in base alla tolleranza della paziente e al tempo previsto per l’espletamento della procedura. La paziente è sistemata in posizione litotomica e la cavità vaginale viene accuratamente detersa prima della puntura nella regione laterale della volta vaginale le ovaie devono essere attentamente visualizzate per determinare il piano che consentirà il migliore accesso ai follicoli più grandi. Con un unico movimento deciso, l’ago è sospinto attraverso la parete vaginale e nel primo follicolo. Quindi, non appena la punta dell’ago è visualizzata all’interno del follicolo si applica l’aspirazione e si osserva il follicolo collassare man mano che viene aspirato. Durante la manovra l’ago è ruotato e spostato delicatamente in tutte le direzioni all’interno del follicolo per aumentare le probabilità di ritrovare l’ovocita. Dopo aver recuperato l’ovocita, l’ago viene spostato nel follicolo vicino senza ritirare l’ago dalla superficie ovarica.

Nelle pazienti non anestetizzate la penetrazione della superficie follicolare esterna provoca dolore o disagio. Tuttavia, la procedura è ben tollerata e di solito completata in 20-30 minuti. Al termine, la volta vaginale viene ispezionata per escludere eventuali siti emorragici. La raccolta transvaginale degli ovociti può presentare, a volte, qualche difficoltà tecnica. Le ovaie che si presentano mobili possono essere stabilizzate con una leggera pressione sovrapubica della fossa iliaca. Se l’utero giace sopra la volta vaginale e l’ovaio, una pressione manuale sovrapubica oppure il cambiamento della direzione del trasduttore spesso porta l’ovaio in linea diretta con l’ago. Occasionalmente, l’accesso all’ovaio è possibile solo attraverso la parete uterina.

Questa manovra risulta piuttosto dolorosa per la paziente non anestetizzata, ma sembra che il rischio di lesioni o di sanguinamento sia minimo. Le complicanze legate alla tecnica sono estremamente rare. Sono state descritte lesioni intestinali, vascolari, uterine e tubariche provocate con l’ago da aspirazione. Una storia precedente di malattia pelvica infiammatoria può implicare un rischio più elevato di reinfezione della cavità pelvica. Tale rischio può essere decisamente ridotto con un’appropriata preparazione preoperatoria, limitando il numero di punture vaginali e rimanendo il più possibile all’interno dell’ovaio durante il pick up.

 

Dott.Maurizio Cignitti

Direttore Centro Medicina della Riproduzione Ospedali Riuniti Ancona

 

Bibliografia

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