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Come cresceranno i bambini nati grazie alla PMA?

Un dubbio che assale tutte le persone che ne hanno fatto uso per realizzare il loro sogno di genitorialità. Gli studi su queste tecniche hanno avuto recentemente una notevole attenzione, tuttavia sono stati meno analizzati i risultati a lungo termine in materia di salute, sviluppo, istruzione, psico-sociale e socio-economico. Ora però, alla fine del secondo decennio del XXI secolo, abbiamo più di 40 anni di esperienza su cui riflettere.

Grazie a una recente ricerca abbiamo oggi la possibilità di avere una risposta a molteplici quesiti. Lo studio ha confrontato lo stato di salute di giovani australiani di 22-35 anni nati grazie alla riproduzione assistita con quello di coetanei frutto di un concepimento naturale. I risultati sono rassicuranti.

Non sono state evidenziate differenze nelle misure socio-economiche: sono apparsi analoghi i risultati scolastici, la situazione finanziaria e lavorativa e lo stile di vita, in termini di esercizio fisico, fumo, consumo di alcolici. Non sono stati nemmeno riscontrati segni rilevanti di aumento del rischio vascolare o cardiometabolico, o di problemi di crescita o respiratori.

Anzi, parrebbe, il condizionale in questo caso è d’obbligo fino ad ulteriori studi, che i figli nati grazie alla PMA possano avere qualche piccolo vantaggio: hanno infatti ottenuto risultati migliori in tutti e quattro gli ambiti della salute fisica e psicologica, delle relazioni sociali e dell’ambiente. Per esempio, un numero superiore è risultato impegnato in una relazione sentimentale (70,7% contro il 57,2%).

Non sono state riscontrate differenze nell’antropometria, nei parametri cardiovascolari, di coagulazione del sangue o nella funzione respiratoria, con l’eccezione di un livello leggermente migliore nella differenza media regolata della pressione sanguigna diastolica dell’aorta centrale e brachiale tra gli uomini concepiti con la PMA.

Solo alcuni dati sulla salute respiratoria paiono controversi: le persone nate grazie alla PMA più di frequente hanno segnalato problemi polmonari o di respirazione o di asma, ma non è stata registrata alcuna differenza nella prevalenza di asma negli adulti intervistati, facendo ipotizzare che eventuali difficoltà fossero state superate durante la crescita.

Ancora c’è molto da studiare, e ci si aspettano nelle prossime decadi dati interessanti. Per ora, quelli di questo studio possono rasserenare i genitori che decidono di ricorrere alla riproduzione assistita.

 

Bibliografia:

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