Progetto Iside – fecondazione assistita
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La composizione in grassi dello sperma è un fattore chiave per selezionare gli spermatozoi ottimali da utilizzare nelle tecniche di fecondazione assistita 

La qualità dello sperma continua a confermarsi come elemento chiave per un buon esito procreativo delle tecniche di fecondazione assistita. Oltre all’importanza di una normale quantità, funzionalità e struttura degli spermatozoi contenuti nel liquido seminale, ora uno studio indica che anche la composizione in grassi – chimicamente chiamati “lipidi” – è un fattore che condiziona la “capacità fecondativa” dello sperma.

Come noto, le tecniche di fecondazione assistita si basano anche sull’utilizzo di campioni di sperma, ma vi è carenza di metodologie scientifiche da applicare per selezionare gli spermi con caratteristiche più ottimali.

L’opportunità di potere selezionare gli spermatozoi più appropriati per un impiego nelle tecniche di fecondazione assistita è legata in primis alla possibilità di riuscire a definire le caratteristiche molecolari degli spermatozoi che possano essere utilizzate come marcatori di riconoscimento di qualità ottimale di uno sperma.

In tal senso i lipidi possono essere buoni marcatori molecolari del potenziale di fecondità dello sperma, dal momento che queste sostanze contribuiscono alla struttura e alla funzionalità degli spermatozoi stessi. La validità di questa ipotesi è stata oggetto d’indagine di uno studio che ha confrontato i profili lipidici di 22 campioni di sperma che sono stati usati in tecniche di fecondazione assistita (microiniezione di spermatozoi all’interno degli ovociti) e che hanno dato origine ad una gravidanza di successo con 16 campioni di sperma che con la tecnica non avevano invece portato a nessun concepimento.

Utilizzando una sofisticata tecnica analitica (la cromatografia liquida abbinata alla spettrometria di massa) i ricercatori dello studio sono riusciti ad identificare nei campioni spermatici 151 tipi differenti di lipidi; 10 di questi lipidi erano presenti in quantità significativamente superiore (da 1,1 a 1,3 volte) nei campioni di sperma che non avevano dato origine ad una gravidanza e consistevano principalmente in ceramidi, sfingomieline e 3 glicerofosfolipidi (una lisofosfatidilcolina e 2 specie di plasmalogeni); in questo tipo di campioni risultava presente in elevate quantità anche il lipide 2-monoacilglicerofosfocolina.

I risultati di questa ricerca sono molto importanti. Avendo dimostrato che la composizione in grassi dello sperma condiziona la funzionalità degli spermatozoi, questo studio apre le porte a nuove possibilità di mettere a punto sia strumenti diagnostici per valutare la fertilità maschile sia formulazioni ad hoc da aggiungere in laboratorio agli spermi per migliorarne la qualità. Ma soprattutto si aprono interessanti prospettive per sviluppare nuovi metodi di valutazione dello sperma per selezionare gli spermatozoi migliori da utilizzare con successo nelle tecniche di fecondazione assistita.

 

Fonte

Rivera-Egea R et al. Sperm lipidic profiles differ significantly between ejaculets resulting in pregnancy or not following intracytoplasmic sperm injection. J Assist Reprod Genet 2018. doi: 10.1007/s10815-018-1284-4