Tag: infertilità maschile

La diagnosi di ipogonadismo maschile è ancora oggi un momento molto delicato, ma assolutamente fondamentale per le implicazioni terapeutiche, di follow-up e di carico emotivo sul paziente. Cerchiamo quindi di fare chiarezza su quelle che sono le attuali indicazioni che sono fornite dalle linee guida al fine di arrivare ad una diagnosi corretta di questa patologia.

Ne parliamo con il Dr. Emanuele Ferrante, UOC Endocrinologia – Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

L’ipogonadismo maschile

L’ipogonadismo maschile è una sindrome clinica e biochimica caratterizzata da bassi livelli di testosterone (l’ormone sessuale maschile), che può influire negativamente su molte funzioni dell’organismo e sulla qualità della vita.

Quando si approccia alla diagnosi di ipogonadismo maschile, bisognerà pertanto tenere in considerazione sia gli aspetti clinici che quelli biochimici, che devono essere sempre entrambi valutati.

I principali segni e sintomi

Dal punto di vista clinico, i principali segni e sintomi legati all’ipogonadismo sono i seguenti:

  • Disordini della sfera sessuale:
    • Calo del desiderio sessuale
    • Disfunzione erettile
    • Riduzione delle erezioni spontanee mattutine
  • Disordini fisici e psicologici:
    • Astenia (stanchezza)
    • Facile affaticabilità muscolare
    • Ridotta capacità di eseguire attività fisica
    • Deflessione del tono dell’umore

Tuttavia, la presenza di sintomi che possono ricondurre ad un sospetto di ipogonadismo non è sufficiente a confermare la diagnosi e a indicare la necessità di un trattamento sostitutivo.

È invece necessario confermare la contestuale presenza di un’alterazioni biochimica.

La diagnosi biochimica

La diagnosi biochimica si fonda sul dosaggio dei livelli di testosterone totale, che va eseguito al mattino a digiuno, tra le ore 7 e le ore 11. Tuttavia, è importante confermare la presenza di bassi livelli di questo ormone in una seconda occasione, poiché le variazioni giornaliere del testosterone sono tali che non rendono sufficientemente attendibile la diagnosi eseguita su un singolo prelievo.

Inoltre, è giusto ricordare che il testosterone totale rappresenta la somma del testosterone libero e di quello legato alle proteine di trasporto (in particolare SHBG – sex hormone binding globulin – e albumina). Rispetto al totale, solo il 2-4% del testosterone circolante è presente nella forma libera. Nei casi in cui i livelli di testosterone totale risultino incerti o nei casi in cui siano presenti delle altre condizioni che possano ridurre (obesità, diabete mellito tipo 2, ipotiroidismo) o aumentare (età avanzata, infezione da HIV, uso di farmaci antiepilettici, ipertiroidismo) le concentrazioni di SHBG, è opportuno completare la diagnosi biochimica dosando il testosterone libero.

In quest’ambito, tutte le linee guida sono concordi nello sconsigliare il dosaggio diretto del Testosterone libero, in quanto i dosaggi oggi disponibili sono inaccurati. Piuttosto, è opportuno utilizzare un algoritmo matematico, liberamente accessibile, che stima la concentrazione libera dell’ormone a partire dai livelli di testosterone totale, SHBG e albumina.

Capire l’origine dell’ipogonadismo

Una volta confermata la presenza di bassi livelli di testosterone (totale e/o libero), un altro passo fondamentale è capire l’origine dell’ipogonadismo. In linea generale, bassi livelli di testosterone possono essere associati ad elevati livelli di gonadotropine (LH e FSH), due ormoni prodotti da una ghiandola che si chiama ipofisi, in un quadro che richiama un danno del testicolo e che viene classificato come ipogonadismo ipergonadotropo o ipogonadismo primario. Oppure, possono essere associati a ridotti livelli di gonadotropine, che indicano un danno a livello dell’ipofisi e che caratterizzano il quadro di ipogonadismo ipogonadotropo (o ipogonadismo secondario).

Questa prima classificazione deve poi guidare alla successiva esecuzione degli esami necessari a condurre ad una definitiva caratterizzazione della causa dell’ipogonadismo.

Le principali cause

Le principali cause di ipogonadismo sono le seguenti:

  • Ipogonadismo primario:
    • Sindrome di Klinefelter
    • Criptorchidismo
    • Traumi/infezioni/interventi testicolari
    • Età avanzata
  • Ipogonadismo secondario:
    • Tumori o malattie infiltrative dell’area ipotalamo/ipofisaria
    • Iperprolattinemia
    • Malattie sistemiche (obesità, insufficienza d’organo)
    • Terapia steroidea cronica
    • Forme idiopatiche

Da questo rapido excursus, risulta chiaro che la diagnosi di ipogonadismo è tutt’altro che semplice e che il maschio che presenta uno o più sintomi riferibili a questa patologia debba rivolgersi ad uno specialista che possa guidarlo ad un adeguato iter diagnostico, al fine di inquadrare e riconoscere correttamente un disordine che ha una così importante influenza sulla salute del maschio.

 

Bibliografia di riferimento

Bhasin S, Brito JP, Cunningham GR, Hayes FJ, Hodis HN, Matsumoto AM, Snyder PJ, Swerdloff RS, Wu FC, Yialamas MA. Testosterone Therapy in Men With Hypogonadism: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline. J Clin Endocrinol Metab. 2018 May 1;103(5):1715-1744. doi: 10.1210/jc.2018-00229. PMID: 29562364.

Barbonetti A, D’Andrea S, Francavilla S. Testosterone replacement therapy. Andrology. 2020 Nov;8(6):1551-1566. doi: 10.1111/andr.12774. Epub 2020 Mar 9. PMID: 32068334.

Lunenfeld B, Mskhalaya G, Zitzmann M, Corona G, Arver S, Kalinchenko S, Tishova Y, Morgentaler A. Recommendations on the diagnosis, treatment and monitoring of testosterone deficiency in men. Aging Male. 2021 Dec;24(1):119-138. doi: 10.1080/13685538.2021.1962840. PMID: 34396893.

Salonia A, Bettocchi C, Boeri L, Capogrosso P, Carvalho J, Cilesiz NC, Cocci A, Corona G, Dimitropoulos K, Gül M, Hatzichristodoulou G, Jones TH, Kadioglu A, Martínez Salamanca JI, Milenkovic U, Modgil V, Russo GI, Serefoglu EC, Tharakan T, Verze P, Minhas S; EAU Working Group on Male Sexual and Reproductive Health. European Association of Urology Guidelines on Sexual and Reproductive Health-2021 Update: Male Sexual Dysfunction. Eur Urol. 2021 Sep;80(3):333-357. doi: 10.1016/j.eururo.2021.06.007. Epub 2021 Jun 26. PMID: 34183196.

L’azoospermia, un tempo veniva definita sterilità. Oggi non è più così, non sempre. Vi sono tecniche chirurgiche che consentono il recupero degli spermatozoi, per procedere alla fecondazione con le tecniche di procreazione assistita. I pazienti, oltre alla diagnosi hanno in comune molti dubbi e timori.

Facciamo chiarezza sulla azoospermia con il Dottor Massimiliano Timpano, specialista in urologia.

Cos’è l’azoospermia

L’azoospermia è tecnicamente l’assenza di spermatozoi nel liquido seminale di un maschio. È quella che un tempo si definiva sterilità, cioè l’impossibilità di avere una gravidanza.

L’azoospermia si divide in due categorie: la cosiddetta forma ostruttiva e la forma non ostruttiva. Nella forma ostruttiva il testicolo funziona bene ma la via di trasporto verso l’esterno di ciò che viene prodotto è assente o ostruita. Nelle forme non ostruttive di azoospermia il testicolo lavora poco e male e di conseguenza fa maturare pochissimi spermatozoi.

Le tecniche chirurgiche

Per far fronte ad una azoospermia si ricorre a tecniche cosiddette di recupero chirurgico degli spermatozoi. Dobbiamo andare all’interno del testicolo o della via seminale per cercare degli spermatozoi.

Nelle forme ostruttive è possibile eventualmente anche ricanalizzare la via seminale. Nel caso in cui ci siano delle ostruzioni dimostrabili della via seminale (il dotto deferente, cioè il tubo che collega il testicolo all’esterno), si può tentare una ricostruzione microchirurgica della via. Gli interventi di ricanalizzazione microchirurgica si chiamano vasovasostomia o epididimovasostomia.

Ad esempio, dopo una vasectomia cioè una interruzione del dotto deferente a scopo sterilizzante, si può idealmente ricanalizzare la via con un intervento microchirurgico che ripristina la continuità di questo dotto.

Tra le cause di ostruzione delle vie genitali potrebbero esserci le infezioni, che hanno creato tra l’epididimo e il dotto deferente dei “tappi”, che impediscono agli spermatozoi di fuoriuscire.

Nelle forme non ostruttive, invece, la via seminale è assolutamente integra perciò si ricorre ad una esplorativa microchirurgica del testicolo. Con questa tecnica si vanno a cercare delle aree particolarmente mature dove è possibile una spermatogenesi ancora conservata.

Questi prelievi vengono dati al biologo della riproduzione e, nel caso in cui gli spermatozoi vengano reperiti, possono venire congelati per essere successivamente utilizzati in tecniche di fecondazione assistita.

Le tecniche non chirurgiche

Esistono poi anche delle tecniche non chirurgiche di recupero spermatozoi. Ad esempio, nelle forme chiaramente ostruttive si può ricorrere a delle estrazioni percutanee di spermatozoi, cioè senza un taglio sullo scroto.

Attraverso una puntura si possono aspirare gli spermatozoi dall’epididimo o dal testicolo stesso con un’anestesia locale. In questo caso, il tempo operatorio e il discomfort per il paziente sono molto minori.

I timori più frequenti e le rassicurazioni per i pazienti

I timori maggiori di un paziente azoospermico sono quelli fondamentalmente legati al concetto della sterilità, cioè dell’impossibilità di riuscire ad avere un figlio geneticamente suo.

Tuttavia, la rassicurazione che deve essere fatta è che oggi con le tecniche di fecondazione assistita e il recupero degli spermatozoi l’azoospermia non è considerato un capolinea come poteva succedere 30-40 anni fa.  È certamente una situazione difficoltosa, complessa, che necessita di un trattamento chirurgico, che in moltissimi casi però porta ancora alla gravidanza attraverso una fecondazione assistita e quindi poi ad avere un bimbo in braccio.

 

 

 

Ricerca: scoperta una nuova arma anti-sterilità? Alcuni ricercatori dell’Università della California a San Diego potrebbero aver scoperto una nuova arma anti-sterilità. E’ quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti (Pnas). Utilizzando i dati relativi a più di 30 biopsie di testicoli umani, i ricercatori americani guidati da Miles Wilkinson sono riusciti a determinare le condizioni giuste per riuscire a coltivare i precursori degli spermatozoi.

Lo studio

Una tecnica sperimentale ha consentito di ottenere in provetta le cellule staminali degli spermatozoi, chiamate spermatogoni. Per riuscire a distinguere queste cellule dalle altre presenti nei testicoli, i ricercatori californiani hanno deciso di individuarle utilizzando una sorta di identikit molecolare. Ciò è possibile grazie alla tecnica che ricostruisce la sequenza della molecola di Rna di una singola cellula. Una volta isolati i precursori degli spermatozoi, i ricercatori li hanno fatti sviluppare in provetta per un periodo compreso fra due e quattro settimane, con l’aiuto di una tecnica che controlla il processo di specializzazione delle cellule e la loro sopravvivenza. I ricercatori hanno usato il fattore Akt che regola la moltiplicazione cellulare. In questo modo, sono riusciti a stimolare la coltura in provetta di questi spermatozoi immaturi, per 2-4 settimane.

La tecnica potrebbe permettere di risolvere i problemi che finora hanno reso difficile il traguardo di ottenere le cellule staminali degli spermatozoi. Si tratta di un primo risultato che potrebbe aprire la strada ad una nuova terapia contro l’infertilità maschile.

Cosa sono gli spermatogoni?

Gli spermatogoni, o cellule staminali spermatogoniche (Ssc), sono i precursori degli spermatozoi. “Sono il santo Graal della fertilità umana – ha commentato Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di Biologia dello Sviluppo dell’Università di Pavia.

“Tutti i tentativi fatti finora hanno cercato infatti di poter disporre delle staminali spermatogoniali, scontrandosi però con un problema tecnico, e cioè come isolare queste pochissime e rare cellule (spermatogoni) che nel testicolo assicurano una continua moltiplicazione, se il soggetto è fertile”. Gli spermatagoni – continua Redi – “sono cellule rarissime, perchè quando si moltiplicano vanno a cascata, e dunque difficilissime da isolare”.

Quindi, possiamo concludere che è stata scoperta una nuova arma anti-sterilità? “Il loro lavoro e’ interessante perché usa in modo originale una tecnica molto recente, per la prima volta per coltivare gli spermatogoni – conclude Redi – La strada che dalla provetta arriva a farli differenziare in spermatozoi funzionanti alla clinica e’ pero’ ancora molto lunga. Ma, se funziona, e’ una bella apertura”.

Fonte: Agenzia ANSA

La telemedicina, in particolare le televisite, possono essere di aiuto per la diagnosi dell’infertilità maschile.

Lo studio dei ricercatori americani

Alcuni ricercatori americani hanno rilevato che le televisite possono essere utilizzate efficacemente con i pazienti già in cura, per gestire un ampio spettro di diagnosi che possono contribuire all’infertilità maschile.
Nello studio, sono state analizzate 70 televisite condotte tra agosto 2017 e marzo 2020 condotte su 56 uomini con diagnosi di condizioni endocrinologiche o anatomiche che contribuiscono all’infertilità.

L’impatto economico

I ricercatori hanno indagato anche l’impatto economico. Hanno rilevato che le televisite hanno consentito ai pazienti di risparmiare 97 minuti (valore mediano) di viaggio per ogni visita. Inoltre, le televisite permettono di non dover chiedere permessi lavorativi, e anche questo ha un impatto sia sui pazienti sia sui datori di lavoro.

Il commento dell’ASRM

“Con la rapida espansione delle televisite, sarà fondamentale che le Assicurazioni si preoccupino di coprire la telemedicina in modo analogo alle visite in persona.” ha commentato Marcelle Cedars, MD, Vice Presidente di ASRM (American Society for Reproductive Medicine).

La telemedicina in Italia

In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) promuove e coordina Gruppi di studio nazionali specifici. Ciò avviene tramite il Centro nazionale per la telemedicina e le nuove tecnologie assistenziali. L’attività è organizzata per le differenti specialità mediche e chirurgiche, nonché per quei casi o situazioni che risultino di rilevanza tecnico-organizzativa.

I gruppi raccolgono e analizzano le evidenze scientifiche utili a definire sicurezza ed efficacia medico-assistenziali. Inoltre, valutano l’efficienza gestionale delle attività sanitarie erogate in Telemedicina e/o con l’uso di nuove tecnologie digitali.

Da tale attività si ricavano gli elementi per realizzare, in collaborazione con le società e le associazioni scientifiche di riferimento, documenti di indirizzo condivisi. Lo scopo è guidare i professionisti sanitari nell’esercizio pratico della loro professione.

Telemedicina e infertilità quindi potrebbero trovare in futuro molti ambiti di collaborazione.

C’è una relazione tra Cannabis e fertilità maschile? Il consumo ricreativo di Cannabis tra i giovani uomini in età fertile è in continuo aumento. Questo dato ha indotto alcuni ricercatori americani a studiare il potenziale impatto della Cannabis sulla fertilità maschile. Dopo un’analisi retrospettiva della letteratura scientifica disponibile su PubMed®/MEDLINE®, hanno selezionato 48 studi e comparato alcuni parametri: livello di ormoni, parametri seminali, dimensione delle gonadi e funzione sessuale tra consumatori di Cannabis e non consumatori.
I ricercatori hanno pubblicato una review su The Journal of Urology.

Marijuana e Cannabis

La Marijuana è una droga derivata dalla Cannabis sativaCannabis indica. Il componente psicoattivo principale, il THC (tetraidrocannabinolo), porta ad alterazione dei sensi, dell’umore e della capacità di movimento. Alcuni studi hanno mostrato la presenza di recettori dei cannabinoidi nello sperma. Ciò indica che la Cannabis potenzialmente può interferire con la funzione spermatica.

L’uso della Cannabis è consentito in molti Paesi del mondo per uso terapeutico. Viene utilizzata in molte patologie, ad esempio la demenza, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, la depressione, il tabagismo e il dolore neuropatico. Nonostante ciò, la ricerca scientifica sta ancora studiando i potenziali effetti negativi della marijuana sull’organismo.

Cannabis e fertilità maschile: cosa emerge dalla review

L’uso di cannabis risulta associato a cambiamenti negli ormoni riproduttivi, ad alterazioni dei parametri seminali e a una diminuzione della libido e delle performance sessuali. Le alterazioni maggiori si hanno sulla motilità, sulla sopravvivenza e sulla capacità di fecondare. Non emergono effetti, invece, sui livelli di testosterone e sui livelli degli ormoni follicolo-stimolanti.

La letteratura disponibile, dunque, mostra che la cannabis può avere un impatto negativo sulla fertilità maschile. I ricercatori suggeriscono ai medici di tenere in considerazione questi dati quando la prescrivono per uso terapeutico a uomini in età fertile e in ogni caso in cui si trovano a valutare un caso di infertilità maschile.

Fonte:

Payne KS, Mazur DJ, Hotaling JM, Pastuszak AW. Cannabis and Male Fertility: A Systematic Review. J Urol. 2019;202(4):674‐681. doi:10.1097/JU.0000000000000248.

 

La fertilità maschile e la sessualità sono temi particolarmente “delicati” per gli uomini, in particolare quelli italiani, che tendono a rivolgersi all’andrologo troppo poco, affidandosi invece con eccessiva facilità al web e al passaparola, con il rischio di credere a falsi miti.

Sulla salute sessuale e sulla riproduzione, in generale, le bufale sono purtroppo numerose. Eccone alcune.

 

Il ciclismo causa problemi di erezione e infiammazione alla prostata

Fortunatamente il ciclismo pare non causare problemi di erezione né di infiammazione alla prostata, a tranquillizzare gli amanti delle due ruote un recente studio pubblicato sul Journal of Urology. Non è emersa nessuna differenza tra ciclisti e non ciclisti, neppure tra chi praticava questo sport ad alta intensità, ovvero oltre 3 volte a settimana per almeno 40 km al giorno.

 

Le terapie ormonali a base di testosterone aumentano il rischio di infarto

In realtà no, anzi, è piuttosto vero il contrario. Un uomo con bassi livelli di testosterone va incontro a un maggior rischio di infarti e ictus, quindi assumerlo in questi casi aiuta a prevenirli. Attenzione però: assumerlo non per effettiva necessità ma per aumentare i muscoli può mettere a rischio la fertilità maschile.

 

L’inquinamento ambientale danneggia prevalentemente la fertilità femminile

Purtroppo l’inquinamento ambientale ha un impatto considerevole sulla fertilità maschile, oltre che su quella femminile. Anzi a esserne danneggiato è pure il sistema riproduttivo.

 

Il papilloma virus infetta solo le donne

Molti ragazzi e uomini pensano che l’infezione da papilloma virus (HPV) sia un problema esclusivamente femminile. Non è così: si stima che fino al 65-70% dei maschi contragga l’infezione durante la vita. A differenza delle donne, che hanno un picco di infezione attorno ai 20-25 anni, non pare vi sia un’età maggiormente colpita nel genere maschile. Per anni l’attenzione si è focalizzata sulla popolazione femminile in quanto l’HPV causa il tumore della cervice uterina, e questo ha portato alla erronea sensazione di sicurezza per il genere maschile. Tuttavia, il papilloma virus si trasmette in entrambi i generi, in genere attraverso rapporti non protetti.

Negli uomini i condilomi ano-genitali sono la manifestazione più frequente dell’infezione da HPV. Tale infezione può essere responsabile anche di altre patologie, fortunatamente ben più rare: è infatti causa dell’80-95% dei tumori anali, di almeno il 50% dei tumori del pene e del 45-90% dei tumori della testa e del collo. Purtroppo, le terapie oncologiche, come noto, possono causare infertilità maschile.

Proteggersi è possibile, sia grazie al preservativo, in caso di rapporti con un partner che non abbia fatto il test per l’HPV, e con il vaccino. Quest’ultimo, nel nostro Paese, è gratuito per ragazze e ragazzi di 12 anni.

 

La monogamia aumenta il rischio di infiammazioni della prostata

Ovviamente no. Avere numerose partner espone a un maggiore rischio di infezioni intime e di conseguenza a un maggior rischio di infiammazione alla prostata.

 

Avere molti rapporti aumenta il rischio di cancro alla prostata

No, pare invece vero il contrario: avere molti rapporti pare proteggere dal cancro alla prostata, anche se sono necessari ulteriori conferme dalla ricerca scientifica. Pare che eiaculare poco frequentemente possa essere associato al tumore prostatico perché favorisce l’accumulo di fluidi che possono contenere sostanze cancerogeniche

Il problema dell’infertilità maschile e poi del ricorso alla PMA è spesso causato
dai mancati controlli medici dell’uomo

 

L’infertilità maschile, e dunque il mancato concepimento, è ancora per molti uomini una questione che riguarda solo la donna. Pare che, dati alla mano, il retaggio culturale sia duro a morire.

la Società Italiana di Andrologia (SIA)(www.andrologiaitaliana.it) nell’ultimo congresso ha riferito che tra le coppie che ricorrono alla fecondazione assistita almeno una su 4 salta le visite dall’andrologo.

 

Infertilità maschile raddoppiata perché l’uomo non si preoccupa del problema

Se i programmi di prevenzione per la donna si moltiplicano, l’uomo si potrebbe definire il “grande assente”. Il parere degli andrologi è che se invece gli uomini iniziassero a fare, come le donne, una buona prevenzione e diagnosi, l’infertilità si potrebbe intercettare con ben dieci anni di anticipo rispetto a oggi. Gli esperti sottolineano, inoltre, che in una coppia infertile nella metà dei casi è l’uomo il responsabile del mancato concepimento.

E, se non bastasse a far capire l’urgenza dei controlli andrologici, un altro dato rilevante è che, in questi ultimi trent’anni, l’infertilità maschile è raddoppiata. Si stimano, in pratica, 2 milioni di italiani con una capacità riproduttiva inferiore al normale, ovvero con una riduzione degli spermatozooi al di sotto dei 15 milioni e della motilità inferiore al 40%. Colpa degli stili di vita sbagliati.

 

Per prima cosa occorre fare lo spermiogramma per aumentare del 50% successo PMA

È di fondamentale importanza, quindi, richiedere un consulto andrologico e, come prima cosa, sottoporsi allo spermiogramma (analisi del liquido seminale). In questo modo già il 50% delle coppie può essere indirizzato a svolgere indagini successive, evitando, magari, inutili trattamenti di procreazione medicalmente assistita o, al contrario, ricorrendo a quelli ottimali e più specifici migliorando del 50% le probabilità di esito positivo.

 

Cos’è lo spermiogramma?

In una coppia che inizia il percorso della Procreazione Medicalmente Assistita, lo stato di salute del partner maschile è di fondamentale importanza. Così come la donna, l’uomo deve sottoporsi a diversi esami ormonali, infettivo-sierologici, genetici preliminari ai trattamenti, utili ad avere il quadro della sua salute il più possibile completo. L’esame per eccellenza che deve essere svolto prima di qualsiasi trattamento di Procreazione Assistita è lo spermiogramma.

Lo spermiogramma consiste nell’analisi in laboratorio del liquido seminale: rappresenta l’indagine per definire la potenzialità fecondante del partner maschile e per scegliere quindi il trattamento più idoneo per una coppia che affronterà il percorso della Procreazione Assistita.

Lo spermiogramma inoltre, è fondamentale per valutare lo stato di salute del maschio e di conseguenza rilevare l’eventuale presenza di patologie andrologiche.

Spesso sorgono nell’uomo domande, dubbi e conseguenti preoccupazioni che non aiutano né lui né la coppia ad affrontare al meglio la procreazione assistita. Il consiglio che viene dato è quello di comunicare le proprie perplessità e di non temere di chiedere informazioni agli operatori dei Centri. Ogni comunicazione in più infatti sul proprio stato di salute, data prima dell’analisi del liquido seminale, risulta essere importante nella valutazione del campione stesso. Seguono alcune delle domande più frequenti.

Come avviene la raccolta del liquido seminale?

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale di Sanità consigliano prima della raccolta, un periodo di astinenza dalla produzione di liquido seminale compreso tra i 2 e i 7 giorni. Il paziente raccoglie il campione di liquido seminale per masturbazione in un contenitore sterile, fornito dal Centro il giorno della raccolta. Il contenitore è opportunamente contrassegnato con il cognome, il nome del paziente e della partner ed il codice univoco di coppia. Può in alcuni casi essere indicato solo il nome ed il cognome del paziente. Spesso viene raccomandata una detersione dei genitali prima della raccolta, da effettuare o presso la propria abitazione o presso il Centro stesso che procede a fornire al paziente un detergente apposito. Questa procedura serve per ridurre la carica batterica presente nel campione. La raccolta deve avvenire presso stanze apposite all’interno del Centro di procreazione assistita per motivi medico-legali, ma è comunque possibile raccogliere il liquido seminale fuori sede nel caso in cui il paziente fosse impossibilitato a farlo presso il Centro. In questo caso è necessario compilare una certificazione attestante la proprietà del campione di liquido seminale consegnato.

Cosa si intende per astinenza sessuale e cosa succede se non ne vengono rispettati i giorni consigliati?

Per astinenza sessuale si indica qualsiasi tipo di eiaculazione, sia per rapporto ma anche per masturbazione o spontanea. La corretta esecuzione dello spermiogramma prevede una astinenza da eiaculazioni compresa tra 2 e 7 giorni. Un’astinenza inferiore può diminuire la concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale ed un’astinenza superiore può aumentare la percentuale di spermatozoi immobili. Un liquido seminale ottenuto dunque in un periodo diverso da quello consigliato, potrebbe avere delle caratteristiche alterate per cui la risposta dello spermiogramma può non essere attendibile e veritiera dello stato di fertilità del paziente. Nel caso di un esame effettuato a scopo diagnostico, ovvero non in corso di una stimolazione ovarica della partner, si consiglia, dopo aver avvisato gli operatori del Centro, di ripetere l’esame una seconda volta a distanza di almeno 3 mesi. Nel caso di un esame effettuato per un trattamento in corso di procreazione assistita, si consiglia ugualmente di comunicare l’esatta astinenza agli operatori che ne prenderanno atto e lo indicheranno nella cartella clinica della coppia.

Come viene analizzato il liquido seminale?

Il liquido seminale viene analizzato in base a dei parametri: quelli macroscopici che consistono nella misurazione del volume, del pH, dell’aspetto, della fluidificazione e della viscosità del liquido seminale; quelli microscopici che valutano la concentrazione, la motilità e la morfologia degli spermatozoi, la presenza o meno di leucociti, delle cellule della linea germinativa, delle cellule epiteliali, dei globuli rossi e delle zone di agglutinazione.

Esistono altri test di valutazione del liquido seminale?

Possono essere effettuati test di approfondimento sul campione di liquido seminale: il test di vitalità (Eosina test) per stimare la vitalità degli spermatozoi, il test di rigonfiamento osmotico (Swelling test) per verificare l’integrità della membrana degli spermatozoi, il MAR test o Immunobead test per valutare la presenza di anticorpi antispermatozoo, il test della frammentazione spermatica per valutare la presenza di eventuali danni al DNA degli spermatozoi.

Quali sono i valori dei parametri analizzati che dovrebbe avere il campione di liquido seminale per essere definito normale?

Si definisce normale, ovvero normospermico un campione di liquido seminale i cui parametri  presentano i seguenti valori:

  • volume ≥ 5 ml
  • pH ≥ 2
  • Fluidificazione completa , viscosità assente, aspetto grigio opalescente
  • Concentrazione di spermatozoi ≥ 15 mil/ml
  • Numero totale di spermatozoi ≥ 39 mil/ml
  • Motilità progressiva (%): ≥ 32%
  • Morfologia (%): ≥ 4% di forme normali

Qual è la composizione del liquido seminale?

Il liquido seminale è composto da una sospensione di cellule e dal plasma seminale, secrezione che deriva dalla prostata, dalle vescichette seminali e dalle ghiandole bulbo-uretrali.

Le cellule presenti nel liquido seminale sono:

  • Gli spermatozoi;
  • Le cellule della spermatogenesi;
  • Le cellule epiteliali, corpuscoli prostatici, eventuali cristalli, batteri e leucociti.

Nel plasma seminale sono presenti le seguenti sostanze:

Acido ascorbico, Acido citrico, Acido desossiribonucleico, Acido lattico, Acido piruvico, Acido urico, Antigeni, Azoto, Calcio, Cloro, Colesterolo, Colina, Creatina, Fosfatidiletanoloammina Binding Protein, Fosfolipasi Czeta1, Fosforo, Fruttosio, Galuronidasi, Glutatione, Inositolo, Magnesio, Pirimidina, Potassio, Prostaglandine, Proteina Antisecretoria AF1, Purina,Sodio, Sorbitolo, Spermidine, Spermina, Urea, Vitamina B12, Zinco.

Cosa può interferire negativamente sul risultato dello spermiogramma?

Possono presentarsi delle variabili che interferiscono con la corretta interpretazione dei risultati dello spermiogramma:

  • una sede della raccolta del liquido seminale diversa da quella dell’analisi può portare a possibili contaminazioni batteriche ed esporre a shock termico il liquido seminale danneggiandolo;
  • la presenza nei tre mesi precedenti l’esame di febbre, di terapie farmacologiche o di eventi stressanti, può influenzare negativamente e transitoriamente i risultati dell’esame;
  • un periodo di astinenza troppo breve (inferiore ai 2 giorni) può causare una riduzione del volume dell’eiaculato e del numero di spermatozoi ed a volte la presenza di leucociti e/o globuli rossi, segno di infiammazione;
  • un periodo di astinenza troppo lungo (superiore ai 7 giorni) può alterare la morfologia e la motilità degli spermatozoi.

Non da ultimo si deve sapere che esiste un’ampia e fisiologica variabilità intra-individuale dei valori dei parametri analizzati con lo spermiogramma: questi valori infatti oscillano da una raccolta all’altra nello stesso individuo.

Dott.ssa Zicchina