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Ricerca: scoperta una nuova arma anti-sterilità? Alcuni ricercatori dell’Università della California a San Diego potrebbero aver scoperto una nuova arma anti-sterilità. E’ quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti (Pnas). Utilizzando i dati relativi a più di 30 biopsie di testicoli umani, i ricercatori americani guidati da Miles Wilkinson sono riusciti a determinare le condizioni giuste per riuscire a coltivare i precursori degli spermatozoi.

Lo studio

Una tecnica sperimentale ha consentito di ottenere in provetta le cellule staminali degli spermatozoi, chiamate spermatogoni. Per riuscire a distinguere queste cellule dalle altre presenti nei testicoli, i ricercatori californiani hanno deciso di individuarle utilizzando una sorta di identikit molecolare. Ciò è possibile grazie alla tecnica che ricostruisce la sequenza della molecola di Rna di una singola cellula. Una volta isolati i precursori degli spermatozoi, i ricercatori li hanno fatti sviluppare in provetta per un periodo compreso fra due e quattro settimane, con l’aiuto di una tecnica che controlla il processo di specializzazione delle cellule e la loro sopravvivenza. I ricercatori hanno usato il fattore Akt che regola la moltiplicazione cellulare. In questo modo, sono riusciti a stimolare la coltura in provetta di questi spermatozoi immaturi, per 2-4 settimane.

La tecnica potrebbe permettere di risolvere i problemi che finora hanno reso difficile il traguardo di ottenere le cellule staminali degli spermatozoi. Si tratta di un primo risultato che potrebbe aprire la strada ad una nuova terapia contro l’infertilità maschile.

Cosa sono gli spermatogoni?

Gli spermatogoni, o cellule staminali spermatogoniche (Ssc), sono i precursori degli spermatozoi. “Sono il santo Graal della fertilità umana – ha commentato Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di Biologia dello Sviluppo dell’Università di Pavia.

“Tutti i tentativi fatti finora hanno cercato infatti di poter disporre delle staminali spermatogoniali, scontrandosi però con un problema tecnico, e cioè come isolare queste pochissime e rare cellule (spermatogoni) che nel testicolo assicurano una continua moltiplicazione, se il soggetto è fertile”. Gli spermatagoni – continua Redi – “sono cellule rarissime, perchè quando si moltiplicano vanno a cascata, e dunque difficilissime da isolare”.

Quindi, possiamo concludere che è stata scoperta una nuova arma anti-sterilità? “Il loro lavoro e’ interessante perché usa in modo originale una tecnica molto recente, per la prima volta per coltivare gli spermatogoni – conclude Redi – La strada che dalla provetta arriva a farli differenziare in spermatozoi funzionanti alla clinica e’ pero’ ancora molto lunga. Ma, se funziona, e’ una bella apertura”.

Fonte: Agenzia ANSA

La telemedicina, in particolare le televisite, possono essere di aiuto per la diagnosi dell’infertilità maschile.

Lo studio dei ricercatori americani

Alcuni ricercatori americani hanno rilevato che le televisite possono essere utilizzate efficacemente con i pazienti già in cura, per gestire un ampio spettro di diagnosi che possono contribuire all’infertilità maschile.
Nello studio, sono state analizzate 70 televisite condotte tra agosto 2017 e marzo 2020 condotte su 56 uomini con diagnosi di condizioni endocrinologiche o anatomiche che contribuiscono all’infertilità.

L’impatto economico

I ricercatori hanno indagato anche l’impatto economico. Hanno rilevato che le televisite hanno consentito ai pazienti di risparmiare 97 minuti (valore mediano) di viaggio per ogni visita. Inoltre, le televisite permettono di non dover chiedere permessi lavorativi, e anche questo ha un impatto sia sui pazienti sia sui datori di lavoro.

Il commento dell’ASRM

“Con la rapida espansione delle televisite, sarà fondamentale che le Assicurazioni si preoccupino di coprire la telemedicina in modo analogo alle visite in persona.” ha commentato Marcelle Cedars, MD, Vice Presidente di ASRM (American Society for Reproductive Medicine).

La telemedicina in Italia

In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) promuove e coordina Gruppi di studio nazionali specifici. Ciò avviene tramite il Centro nazionale per la telemedicina e le nuove tecnologie assistenziali. L’attività è organizzata per le differenti specialità mediche e chirurgiche, nonché per quei casi o situazioni che risultino di rilevanza tecnico-organizzativa.

I gruppi raccolgono e analizzano le evidenze scientifiche utili a definire sicurezza ed efficacia medico-assistenziali. Inoltre, valutano l’efficienza gestionale delle attività sanitarie erogate in Telemedicina e/o con l’uso di nuove tecnologie digitali.

Da tale attività si ricavano gli elementi per realizzare, in collaborazione con le società e le associazioni scientifiche di riferimento, documenti di indirizzo condivisi. Lo scopo è guidare i professionisti sanitari nell’esercizio pratico della loro professione.

Telemedicina e infertilità quindi potrebbero trovare in futuro molti ambiti di collaborazione.

C’è una relazione tra Cannabis e fertilità maschile? Il consumo ricreativo di Cannabis tra i giovani uomini in età fertile è in continuo aumento. Questo dato ha indotto alcuni ricercatori americani a studiare il potenziale impatto della Cannabis sulla fertilità maschile. Dopo un’analisi retrospettiva della letteratura scientifica disponibile su PubMed®/MEDLINE®, hanno selezionato 48 studi e comparato alcuni parametri: livello di ormoni, parametri seminali, dimensione delle gonadi e funzione sessuale tra consumatori di Cannabis e non consumatori.
I ricercatori hanno pubblicato una review su The Journal of Urology.

Marijuana e Cannabis

La Marijuana è una droga derivata dalla Cannabis sativaCannabis indica. Il componente psicoattivo principale, il THC (tetraidrocannabinolo), porta ad alterazione dei sensi, dell’umore e della capacità di movimento. Alcuni studi hanno mostrato la presenza di recettori dei cannabinoidi nello sperma. Ciò indica che la Cannabis potenzialmente può interferire con la funzione spermatica.

L’uso della Cannabis è consentito in molti Paesi del mondo per uso terapeutico. Viene utilizzata in molte patologie, ad esempio la demenza, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, la depressione, il tabagismo e il dolore neuropatico. Nonostante ciò, la ricerca scientifica sta ancora studiando i potenziali effetti negativi della marijuana sull’organismo.

Cannabis e fertilità maschile: cosa emerge dalla review

L’uso di cannabis risulta associato a cambiamenti negli ormoni riproduttivi, ad alterazioni dei parametri seminali e a una diminuzione della libido e delle performance sessuali. Le alterazioni maggiori si hanno sulla motilità, sulla sopravvivenza e sulla capacità di fecondare. Non emergono effetti, invece, sui livelli di testosterone e sui livelli degli ormoni follicolo-stimolanti.

La letteratura disponibile, dunque, mostra che la cannabis può avere un impatto negativo sulla fertilità maschile. I ricercatori suggeriscono ai medici di tenere in considerazione questi dati quando la prescrivono per uso terapeutico a uomini in età fertile e in ogni caso in cui si trovano a valutare un caso di infertilità maschile.

Fonte:

Payne KS, Mazur DJ, Hotaling JM, Pastuszak AW. Cannabis and Male Fertility: A Systematic Review. J Urol. 2019;202(4):674‐681. doi:10.1097/JU.0000000000000248.

 

La fertilità maschile e la sessualità sono temi particolarmente “delicati” per gli uomini, in particolare quelli italiani, che tendono a rivolgersi all’andrologo troppo poco, affidandosi invece con eccessiva facilità al web e al passaparola, con il rischio di credere a falsi miti.

Sulla salute sessuale e sulla riproduzione, in generale, le bufale sono purtroppo numerose. Eccone alcune.

 

Il ciclismo causa problemi di erezione e infiammazione alla prostata

Fortunatamente il ciclismo pare non causare problemi di erezione né di infiammazione alla prostata, a tranquillizzare gli amanti delle due ruote un recente studio pubblicato sul Journal of Urology. Non è emersa nessuna differenza tra ciclisti e non ciclisti, neppure tra chi praticava questo sport ad alta intensità, ovvero oltre 3 volte a settimana per almeno 40 km al giorno.

 

Le terapie ormonali a base di testosterone aumentano il rischio di infarto

In realtà no, anzi, è piuttosto vero il contrario. Un uomo con bassi livelli di testosterone va incontro a un maggior rischio di infarti e ictus, quindi assumerlo in questi casi aiuta a prevenirli. Attenzione però: assumerlo non per effettiva necessità ma per aumentare i muscoli può mettere a rischio la fertilità maschile.

 

L’inquinamento ambientale danneggia prevalentemente la fertilità femminile

Purtroppo l’inquinamento ambientale ha un impatto considerevole sulla fertilità maschile, oltre che su quella femminile. Anzi a esserne danneggiato è pure il sistema riproduttivo.

 

Il papilloma virus infetta solo le donne

Molti ragazzi e uomini pensano che l’infezione da papilloma virus (HPV) sia un problema esclusivamente femminile. Non è così: si stima che fino al 65-70% dei maschi contragga l’infezione durante la vita. A differenza delle donne, che hanno un picco di infezione attorno ai 20-25 anni, non pare vi sia un’età maggiormente colpita nel genere maschile. Per anni l’attenzione si è focalizzata sulla popolazione femminile in quanto l’HPV causa il tumore della cervice uterina, e questo ha portato alla erronea sensazione di sicurezza per il genere maschile. Tuttavia, il papilloma virus si trasmette in entrambi i generi, in genere attraverso rapporti non protetti.

Negli uomini i condilomi ano-genitali sono la manifestazione più frequente dell’infezione da HPV. Tale infezione può essere responsabile anche di altre patologie, fortunatamente ben più rare: è infatti causa dell’80-95% dei tumori anali, di almeno il 50% dei tumori del pene e del 45-90% dei tumori della testa e del collo. Purtroppo, le terapie oncologiche, come noto, possono causare infertilità maschile.

Proteggersi è possibile, sia grazie al preservativo, in caso di rapporti con un partner che non abbia fatto il test per l’HPV, e con il vaccino. Quest’ultimo, nel nostro Paese, è gratuito per ragazze e ragazzi di 12 anni.

 

La monogamia aumenta il rischio di infiammazioni della prostata

Ovviamente no. Avere numerose partner espone a un maggiore rischio di infezioni intime e di conseguenza a un maggior rischio di infiammazione alla prostata.

 

Avere molti rapporti aumenta il rischio di cancro alla prostata

No, pare invece vero il contrario: avere molti rapporti pare proteggere dal cancro alla prostata, anche se sono necessari ulteriori conferme dalla ricerca scientifica. Pare che eiaculare poco frequentemente possa essere associato al tumore prostatico perché favorisce l’accumulo di fluidi che possono contenere sostanze cancerogeniche

Il problema dell’infertilità maschile e poi del ricorso alla PMA è spesso causato
dai mancati controlli medici dell’uomo

 

L’infertilità maschile, e dunque il mancato concepimento, è ancora per molti uomini una questione che riguarda solo la donna. Pare che, dati alla mano, il retaggio culturale sia duro a morire.

la Società Italiana di Andrologia (SIA)(www.andrologiaitaliana.it) nell’ultimo congresso ha riferito che tra le coppie che ricorrono alla fecondazione assistita almeno una su 4 salta le visite dall’andrologo.

 

Infertilità maschile raddoppiata perché l’uomo non si preoccupa del problema

Se i programmi di prevenzione per la donna si moltiplicano, l’uomo si potrebbe definire il “grande assente”. Il parere degli andrologi è che se invece gli uomini iniziassero a fare, come le donne, una buona prevenzione e diagnosi, l’infertilità si potrebbe intercettare con ben dieci anni di anticipo rispetto a oggi. Gli esperti sottolineano, inoltre, che in una coppia infertile nella metà dei casi è l’uomo il responsabile del mancato concepimento.

E, se non bastasse a far capire l’urgenza dei controlli andrologici, un altro dato rilevante è che, in questi ultimi trent’anni, l’infertilità maschile è raddoppiata. Si stimano, in pratica, 2 milioni di italiani con una capacità riproduttiva inferiore al normale, ovvero con una riduzione degli spermatozooi al di sotto dei 15 milioni e della motilità inferiore al 40%. Colpa degli stili di vita sbagliati.

 

Per prima cosa occorre fare lo spermiogramma per aumentare del 50% successo PMA

È di fondamentale importanza, quindi, richiedere un consulto andrologico e, come prima cosa, sottoporsi allo spermiogramma (analisi del liquido seminale). In questo modo già il 50% delle coppie può essere indirizzato a svolgere indagini successive, evitando, magari, inutili trattamenti di procreazione medicalmente assistita o, al contrario, ricorrendo a quelli ottimali e più specifici migliorando del 50% le probabilità di esito positivo.

 

Cos’è lo spermiogramma?

In una coppia che inizia il percorso della Procreazione Medicalmente Assistita, lo stato di salute del partner maschile è di fondamentale importanza. Così come la donna, l’uomo deve sottoporsi a diversi esami ormonali, infettivo-sierologici, genetici preliminari ai trattamenti, utili ad avere il quadro della sua salute il più possibile completo. L’esame per eccellenza che deve essere svolto prima di qualsiasi trattamento di Procreazione Assistita è lo spermiogramma.

Lo spermiogramma consiste nell’analisi in laboratorio del liquido seminale: rappresenta l’indagine per definire la potenzialità fecondante del partner maschile e per scegliere quindi il trattamento più idoneo per una coppia che affronterà il percorso della Procreazione Assistita.

Lo spermiogramma inoltre, è fondamentale per valutare lo stato di salute del maschio e di conseguenza rilevare l’eventuale presenza di patologie andrologiche.

Spesso sorgono nell’uomo domande, dubbi e conseguenti preoccupazioni che non aiutano né lui né la coppia ad affrontare al meglio la procreazione assistita. Il consiglio che viene dato è quello di comunicare le proprie perplessità e di non temere di chiedere informazioni agli operatori dei Centri. Ogni comunicazione in più infatti sul proprio stato di salute, data prima dell’analisi del liquido seminale, risulta essere importante nella valutazione del campione stesso. Seguono alcune delle domande più frequenti.

Come avviene la raccolta del liquido seminale?

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale di Sanità consigliano prima della raccolta, un periodo di astinenza dalla produzione di liquido seminale compreso tra i 2 e i 7 giorni. Il paziente raccoglie il campione di liquido seminale per masturbazione in un contenitore sterile, fornito dal Centro il giorno della raccolta. Il contenitore è opportunamente contrassegnato con il cognome, il nome del paziente e della partner ed il codice univoco di coppia. Può in alcuni casi essere indicato solo il nome ed il cognome del paziente. Spesso viene raccomandata una detersione dei genitali prima della raccolta, da effettuare o presso la propria abitazione o presso il Centro stesso che procede a fornire al paziente un detergente apposito. Questa procedura serve per ridurre la carica batterica presente nel campione. La raccolta deve avvenire presso stanze apposite all’interno del Centro di procreazione assistita per motivi medico-legali, ma è comunque possibile raccogliere il liquido seminale fuori sede nel caso in cui il paziente fosse impossibilitato a farlo presso il Centro. In questo caso è necessario compilare una certificazione attestante la proprietà del campione di liquido seminale consegnato.

Cosa si intende per astinenza sessuale e cosa succede se non ne vengono rispettati i giorni consigliati?

Per astinenza sessuale si indica qualsiasi tipo di eiaculazione, sia per rapporto ma anche per masturbazione o spontanea. La corretta esecuzione dello spermiogramma prevede una astinenza da eiaculazioni compresa tra 2 e 7 giorni. Un’astinenza inferiore può diminuire la concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale ed un’astinenza superiore può aumentare la percentuale di spermatozoi immobili. Un liquido seminale ottenuto dunque in un periodo diverso da quello consigliato, potrebbe avere delle caratteristiche alterate per cui la risposta dello spermiogramma può non essere attendibile e veritiera dello stato di fertilità del paziente. Nel caso di un esame effettuato a scopo diagnostico, ovvero non in corso di una stimolazione ovarica della partner, si consiglia, dopo aver avvisato gli operatori del Centro, di ripetere l’esame una seconda volta a distanza di almeno 3 mesi. Nel caso di un esame effettuato per un trattamento in corso di procreazione assistita, si consiglia ugualmente di comunicare l’esatta astinenza agli operatori che ne prenderanno atto e lo indicheranno nella cartella clinica della coppia.

Come viene analizzato il liquido seminale?

Il liquido seminale viene analizzato in base a dei parametri: quelli macroscopici che consistono nella misurazione del volume, del pH, dell’aspetto, della fluidificazione e della viscosità del liquido seminale; quelli microscopici che valutano la concentrazione, la motilità e la morfologia degli spermatozoi, la presenza o meno di leucociti, delle cellule della linea germinativa, delle cellule epiteliali, dei globuli rossi e delle zone di agglutinazione.

Esistono altri test di valutazione del liquido seminale?

Possono essere effettuati test di approfondimento sul campione di liquido seminale: il test di vitalità (Eosina test) per stimare la vitalità degli spermatozoi, il test di rigonfiamento osmotico (Swelling test) per verificare l’integrità della membrana degli spermatozoi, il MAR test o Immunobead test per valutare la presenza di anticorpi antispermatozoo, il test della frammentazione spermatica per valutare la presenza di eventuali danni al DNA degli spermatozoi.

Quali sono i valori dei parametri analizzati che dovrebbe avere il campione di liquido seminale per essere definito normale?

Si definisce normale, ovvero normospermico un campione di liquido seminale i cui parametri  presentano i seguenti valori:

  • volume ≥ 5 ml
  • pH ≥ 2
  • Fluidificazione completa , viscosità assente, aspetto grigio opalescente
  • Concentrazione di spermatozoi ≥ 15 mil/ml
  • Numero totale di spermatozoi ≥ 39 mil/ml
  • Motilità progressiva (%): ≥ 32%
  • Morfologia (%): ≥ 4% di forme normali

Qual è la composizione del liquido seminale?

Il liquido seminale è composto da una sospensione di cellule e dal plasma seminale, secrezione che deriva dalla prostata, dalle vescichette seminali e dalle ghiandole bulbo-uretrali.

Le cellule presenti nel liquido seminale sono:

  • Gli spermatozoi;
  • Le cellule della spermatogenesi;
  • Le cellule epiteliali, corpuscoli prostatici, eventuali cristalli, batteri e leucociti.

Nel plasma seminale sono presenti le seguenti sostanze:

Acido ascorbico, Acido citrico, Acido desossiribonucleico, Acido lattico, Acido piruvico, Acido urico, Antigeni, Azoto, Calcio, Cloro, Colesterolo, Colina, Creatina, Fosfatidiletanoloammina Binding Protein, Fosfolipasi Czeta1, Fosforo, Fruttosio, Galuronidasi, Glutatione, Inositolo, Magnesio, Pirimidina, Potassio, Prostaglandine, Proteina Antisecretoria AF1, Purina,Sodio, Sorbitolo, Spermidine, Spermina, Urea, Vitamina B12, Zinco.

Cosa può interferire negativamente sul risultato dello spermiogramma?

Possono presentarsi delle variabili che interferiscono con la corretta interpretazione dei risultati dello spermiogramma:

  • una sede della raccolta del liquido seminale diversa da quella dell’analisi può portare a possibili contaminazioni batteriche ed esporre a shock termico il liquido seminale danneggiandolo;
  • la presenza nei tre mesi precedenti l’esame di febbre, di terapie farmacologiche o di eventi stressanti, può influenzare negativamente e transitoriamente i risultati dell’esame;
  • un periodo di astinenza troppo breve (inferiore ai 2 giorni) può causare una riduzione del volume dell’eiaculato e del numero di spermatozoi ed a volte la presenza di leucociti e/o globuli rossi, segno di infiammazione;
  • un periodo di astinenza troppo lungo (superiore ai 7 giorni) può alterare la morfologia e la motilità degli spermatozoi.

Non da ultimo si deve sapere che esiste un’ampia e fisiologica variabilità intra-individuale dei valori dei parametri analizzati con lo spermiogramma: questi valori infatti oscillano da una raccolta all’altra nello stesso individuo.

Dott.ssa Zicchina 

Perplessità e dubbi sullo spermiogramma: tutto quello che non si ha il coraggio di chiedere.

Cosa succede se il giorno della raccolta il paziente non riesce a produrre liquido seminale?

Può succedere che il giorno della raccolta del liquido seminale, il paziente non riesca ad effettuarla per le più disparate motivazioni, prime tra tutte l’ansia della prestazione e, non da meno, lo stress che tutto il percorso della Procreazione assistita provoca. In questi casi, sono possibili le seguenti soluzioni:

Se l’esame del liquido seminale viene effettuato a scopo diagnostico, ovvero non durante una stimolazione ovarica della partner in corso, si può annullare l’appuntamento e prenotarne un altro. Se il paziente teme di non riuscire al nuovo appuntamento ad effettuare la raccolta presso il Centro, gli si può consegnare il contenitore, debitamente contrassegnato con il suo nome e cognome, in modo tale che possa provare presso la propria abitazione. Si deve far presente però che necessariamente il campione deve essere con­segnato al laboratorio del Centro entro 1 ora dalla raccolta, e deve essere mantenuta nel percorso una temperatura il più possibile vicino ai 37 °C.

Se l’esame del liquido seminale viene effettuato durante un trattamento di stimolazione ovarica, il paziente può tornare presso la propria abitazione, qualora la distanza non sia eccessiva, ovvero che permetta di portare il campione prodotto entro un’ora al Centro; può essere aiutato dalla partner ed infine, nell’ipotesi in cui proprio non si riesca a produrre il campione, il Laboratorio dovrà congelare gli ovociti della partner e procedere alla loro inseminazione in un successivo momento.

Durante la raccolta viene accidentalmente persa una parte dell’eiaculato: come ci si deve comportare?

Può succedere che durante la raccolta una parte dell’eiaculato possa venire persa accidentalmente. E’ necessario comunicare il fatto agli operatori e soprattutto indicare se la frazione persa è la prima, l’intermedia o l’ultima. Il liquido seminale infatti, per le sue caratteristiche risulta suddivisibile in più frazioni ognuna caratterizzate dalla presenza di secrezioni specifiche prostatiche o vescicolari. E’ interessante sapere che la maggior quantità di spermatozoi è presente nella prima frazione dell’eiaculato ed è dunque fondamentale segnalare l’eventuale perdita di tale frazione.

Gli spermatozoi sono “lenti”: quali sono le possibili cause e soluzioni?

Si definiscono “lenti” gli spermatozoi che presentano una motilità progressiva < 32%. Il termine tecnico per indicare tale caratteristica degli spermatozoi è “astenozoospermia”. Le possibili cause possono essere: un’aumentata viscosità del liquido seminale, infezioni acute delle vie seminali, la presenza di anticorpi antispermatozoo e la presenza di alterazioni strutturali e/o metaboliche degli spermatozoi. Possono essere consigliati integratori specifici che contengono: Vitamina E, Selenio, Zinco, L-arginina, L-carnitina, Citrullina, Myoinositolo, Acido folico, Coenzima Q10, Acido Aspartico, N-AcetilCisteina. Il consiglio è di chiedere sempre il parere del medico prima di assumere qualsiasi integratore e di ripetere l’esame del liquido seminale a distanza di 2 3 mesi, dopo la corretta assunzione degli stessi.

Nell’ultima raccolta di liquido seminale si teme che il campione prodotto sia troppo poco: sarà sufficiente per fecondare gli ovociti della mia partner?

L’ipospermia, ovvero la produzione di un volume di liquido seminale inferiore a 1,5 ml, viene comunemente associata a problemi di sterilità: avere un basso volume seminale, infatti, viene collegato a difetti nell’apparato riproduttore maschile, associati ad alterazioni di altri fattori che intervengono sulla qualità e sulla quantità degli spermatozoi.

Bisogna ugualmente tenere presente che spesso ci si trova di fronte a casi in cui un uomo con un volume normale di liquido seminale, ma con una cattiva mobilità e/o morfologia degli spermatozoi, abbia le stesse possibilità di ottenere una gravidanza di un uomo con ipospermia, i cui spermatozoi invece, siano mobili, normoconformati e mostrino un’elevata capacità di fecondazione.

Quindi, essenzialmente gli spermatozoi all’interno del liquido seminale devono essere di buona qualità perché solo così saranno in grado di fecondare gli ovociti della partner.

 

Non è sufficiente allora un esame per essere sicuri della proprio fertilità? Spermiogrammi fatti a distanza di mesi possono essere tanto differenti l’uno dall’altro?

Bisogna tener conto che i valori che derivano dell’analisi del liquido seminale di un uomo sono soggetti a oscillazioni frequenti nel corso della vita. E’ dunque possibile che uno stesso paziente a distanza di pochi mesi, 2 o 3, si trovi con valori refertati differenti. Questo accade perché la spermatogenesi può essere influenzata da molteplici fattori riassunti di seguito:

  • Malattie infettive, ad esempio parotite e tubercolosi;
  • Malattie sessualmente trasmesse;
  • Malattie croniche (diabete, aterosclerosi, insufficienza renale, lupus eritematoso, ipertensione..);
  • Farmaci;
  • Alcol, fumo, droghe;
  • Aumentata temperatura testicolare;
  • Esposizione a metalli pesanti (cadmio, mercurio, boro) e pesticidi;
  • Stress;
  • Varicocele;
  • Anomalie genetiche;
Cosa sono gli anticorpi antispermatozoo?

Uno dei possibili test di approfondimento diagnostico che può essere effettuato su di un campione di liquido seminale è la ricerca di anticorpi antispermatozoo. L’eventuale presenza sta ad indicare una produzione di anticorpi che vanno a legarsi agli spermatozoi stessi. Si parla di infertilità immunologica: gli anticorpi non riconoscono gli spermatozoi come cellule normali dell’organismo, si legano ad essi alterandone il movimento ed altre funzioni. Nonostante non siano del tutto chiariti i meccanismi con cui gli anticorpi possano danneggiare la fertilità, gli esperti di procreazione assistita hanno dimostrato come questi anticorpi possano:

  • agire sul movimento, provocando una parziale immobilizzazione degli spermatozoi, rendendo sempre più difficile la loro progressione; gli anticorpi infatti possono legarsi a livello del flagello (coda) degli spermatozoi riducendone la motilità;
  • favorire la comparsa di zone di agglutinazione e di adesione di spermatozoi,
  • interferire nell’interazione con gli ovociti, ovvero con la penetrazione degli spermatozoi e la successiva fecondazione, legandosi a livello della testa degli spermatozoi.

La presenza di anticorpi può essere causata da:

  • traumi testicolari;
  • pregressi interventi chirurgici.;
  • Infiammazioni (orchiti, flogosi locali testicolari);
  • Varicocele;
  • Torsione testicolare;
  • Infezione dell’apparato genitale;
  • Tumori maligni;
  • Ostruzioni delle vie seminali.

Il test più frequentemente utilizzato è il MAR test, eseguito direttamente su di un campione di liquido seminale: si considera positivo quando sono presenti una quantità di anticorpi antispermatozoo superiore al 50%. Inoltre se la quantità supera il 90%, viene esclusa la possibilità di una gravidanza spontanea.

Quando si può sapere se un ovocita è stato fecondato dallo spermatozoo?

Uno dei primi dubbi sullo spermiogramma ad invadere gli uomini avviene il giorno dopo l’inseminazione, dopo 16/18 ore, quando viene effettuato il controllo delle fecondazioni.

Gli ovociti che presentano due pronuclei, due strutture circolari una di origine materna e una paterna contenenti il materiale genetico, e due globuli polari, sono fecondati regolarmente e sono definiti zigoti. Si distinguono dagli ovociti non fecondati, che non presentano i pronuclei e dagli ovociti fecondati in modo anomalo, che presentano 3 o più pronuclei. Verificata la fecondazione, gli zigoti sono nuovamente riposti negli incubatori.

La probabilità di gravidanza nel percorso di Procreazione Assistita aumenta se il campione di liquido seminale risulta normospermico?

Non è possibile dare una risposta positiva a tale domanda, poiché anche se il campione è normospermico, i risultati dello spermiogramma non sono gli unici determinanti all’ottenimento della gravidanza. L’età della partner, la qualità degli ovociti, la risposta alla stimolazione sono solo alcuni esempi di fattori che contribuiscono o meno al raggiungimento dell’obiettivo. Certo è che il campione non normospermico porta ad una tendenziale diminuzione della probabilità di gravidanza, ma può essere vero anche il contrario! Inoltre non è detto che un campione normospermico dia la certezza assoluta che il percorso si concluderà positivamente con una gravidanza. Concludendo, lo spermiogramma dunque è uno strumento utile a capire quali strade prendere per cercare di aumentare il più possibile la probabilità di ottenere una gravidanza.

 

Una volta utilizzato il liquido seminale per la fecondazione degli ovociti, il restante materiale che fine fa?

Nell’ambito delle tecniche di II livello della Procreazione Assistita, ovvero quelle tecniche che prevedono la fecondazione degli ovociti con gli spermatozoi in Laboratorio, all’esterno dell’apparato riproduttivo femminile, il liquido seminale viene processato in modo tale da ottenere la quantità sufficiente di spermatozoi necessari alla fecondazione. L’eventuale materiale restante, una volta che si è proceduto all’inseminazione degli ovociti, viene smaltito e non può essere utilizzato per nessun’altro scopo o fecondazione.

Dott.ssa Zicchina

 

Quale tecnica utilizzare in caso di azoospermia (mancanza di spermatozoi)?

Per azoospermia si intende la mancanza di spermatozoi nel liquido seminale. Tale patologia può essere di due tipi: ostruttiva e non ostruttiva.

La patologia ostruttiva è determinata da un’assenza o un’ostruzione dei vasi deferenti, tubulini che portano gli spermatozoi dal testicolo all’esterno. Il caso, invece, non ostruttivo è causato da una mancata funzionalità dei testicoli. In entrambi i casi si può agire tentando di recuperare gli spermatozoi a livello del testicolo con due tecniche utilizzate nella maggior parte dei casi: la TESA e La TESE.

  • La TESA (testicular sperm aspiration) si esegue aspirando con un piccolo ago la zona superiore del testicolo alla ricerca di spermatozoi.
  • La TESE (testicular sperm extraction) si effettua aprendo il tessuto testicolare e ricercando gli spermatozoi nel tessuto stesso. La presenza di un biologo in grado d’individuare se ci sono spermatozoi, e quindi di congelarli, è fondamentale per la buona riuscita della procedura. Gli spermatozoi rinvenuti potranno, poi, essere utilizzati in tecniche di ICSI.

Dott. Fulvio Cappiello