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Le terapie a supporto della infertilità maschile esistono, sono molte e vanno ritagliate specificamente sul paziente.

Ma partiamo dall’inizio: qual è la differenza tra subfertilità e infertilita? Come si arriva alla diagnosi? E i trattamenti disponibili sono diversi nei due casi?

Ne abbiamo parlato con il Dottor Massimiliano Timpano, urologo.

Qual è la differenza tra subfertilità e infertilità maschile?

La differenza tra infertilità e subfertilità maschile è un concetto astratto. Io preferisco parlare di infertilità di coppia, con un fattore maschile e un fattore femminile da considerare.

L’etichetta “infertilità” o “subfertilità” o “ipofertilità” in realtà non altera la gestione di una difficoltà di concepimento. Noi dobbiamo parlare di difficoltà di concepimento in una coppia che dopo un anno di rapporti sessuali non protetti non è riuscita ad avere una gravidanza. Poi, che si tratti di ipofertilità o infertilità grave la sostanza non cambia molto. Infatti, l’iter diagnostico le proposte terapeutiche che potremo fare non cambiano sostanzialmente in base all’etichetta. Non possiamo ragionare solo “a protocolli”, ma dobbiamo orientare i trattamenti nell’ambito specifico della coppia che abbiamo davanti e contestualizzarli nella loro storia.

La diagnosi

Per diagnosticare un’infertilità, è sempre opportuno partire da una visita andrologica, che valuti anche la storia clinica del paziente e il suo sviluppo infantile e puberale e l’eventuale esposizione a fattori di rischio sia professionali che ambientali. La visita è fondamentale anche per ricercare quelle patologie genitali asintomatiche che possono incidere sulla fertilità maschile.

A seguire verranno fatti degli esami strumentali, a partire dall’esame seminale, eventualmente integrato da una ecografia genitale e, se opportuni, esami del sangue per verificare gli assi metabolici che garantiscono il funzionamento di base del testicolo.

Le terapie a supporto dell’infertilità maschile

Sono essenzialmente di due tipi: ormonali e non ormonali.

Le terapie ormonali sono quelle in cui nell’uomo esiste una carenza di tipo ormonale verificata con gli esami del sangue. Questa carenza si va a correggere con una terapia specifica. Possono essere terapie che fanno aumentare la quota endogena di testosterone oppure terapie a base di FSH, cioè ormoni che partecipano al benessere e al buon funzionamento dei testicoli nella produzione degli spermatozoi.

Le terapie non ormonali si basano sull’utilizzo degli integratori. Spesso i pazienti ne banalizzano ruolo ed efficacia, in realtà ne esistono diversi tipi, che possono agire a diverso titolo nella maturazione degli spermatozoi.

L’unico aspetto “critico” delle terapie per l’infertilità maschile è il fattore tempo. Il motivo è semplice: il ciclo di maturazione degli spermatozoi all’interno del testicolo dura all’incirca tre mesi quindi, da quando la terapia inizia, darà i primi segni di efficacia entro quel termine.

I timori più frequenti dei pazienti

I timori più frequenti dei pazienti per le terapie proposte per la fertilità maschile sono sostanzialmente due: gli effetti collaterali e le tempistiche di efficacia.

Hanno paura che ci possano essere delle interferenze con il metabolismo ormonale, quindi aumento di peso, cambio di umore, conseguenze sulla potenza sessuale o sull’erezione. In realtà le terapie ormonali utilizzate nel maschio infertile (FSH nella maggior parte dei casi) non hanno sostanzialmente effetti collaterali perché intervengono su assi metabolici che partecipano unicamente alla maturazione di spermatozoi. Gli integratori, dall’altro lato, non solo non vanno a dare problemi ma possono migliorare anche la tonicità muscolare e lo stato di benessere generale dell’individuo.

In merito alle tempistiche, invece, si tratta di terapie necessariamente lunghe. Alcune persone fanno fatica ad accettare questo aspetto, soprattutto se la partner femminile ha un’età già avanzata dove il fattore tempo conta molto.

Le rassicurazioni per i pazienti

Le rassicurazioni che mi sento di dare ai pazienti che affrontano dei cicli di terapia per l’infertilità maschile sono anzitutto che i farmaci utilizzati sono assolutamente ben tollerati, con scarsissimi effetti collaterali. Quindi, bisogna affrontare queste terapie con fiducia, quasi dimenticandosi di fare una terapia e integrarla nelle abitudini di vita.

Curare il proprio stile di vita è fondamentale! La fertilità maschile, infatti, risente molto di abitudini scorrette come lo stress, il fumo, l’alcol.

Quindi raccomando fortemente di impegnarsi nel tenere uno stile di vita il più possibile sano, con un’alimentazione equilibrata, con la pratica di attività fisica anche leggera ma regolare. Ormai sappiamo che sono molte le sostanze che possono intervenire a vario titolo nella maturazione degli spermatozoi e quindi sulla capacità riproduttiva. Cosa possiamo fare? Cerchiamo di assumere quelle che hanno un impatto positivo ed evitiamo quelle che interferiscono in modo negativo.

L’azoospermia, un tempo veniva definita sterilità. Oggi non è più così, non sempre. Vi sono tecniche chirurgiche che consentono il recupero degli spermatozoi, per procedere alla fecondazione con le tecniche di procreazione assistita. I pazienti, oltre alla diagnosi hanno in comune molti dubbi e timori.

Facciamo chiarezza sulla azoospermia con il Dottor Massimiliano Timpano, specialista in urologia.

Cos’è l’azoospermia

L’azoospermia è tecnicamente l’assenza di spermatozoi nel liquido seminale di un maschio. È quella che un tempo si definiva sterilità, cioè l’impossibilità di avere una gravidanza.

L’azoospermia si divide in due categorie: la cosiddetta forma ostruttiva e la forma non ostruttiva. Nella forma ostruttiva il testicolo funziona bene ma la via di trasporto verso l’esterno di ciò che viene prodotto è assente o ostruita. Nelle forme non ostruttive di azoospermia il testicolo lavora poco e male e di conseguenza fa maturare pochissimi spermatozoi.

Le tecniche chirurgiche

Per far fronte ad una azoospermia si ricorre a tecniche cosiddette di recupero chirurgico degli spermatozoi. Dobbiamo andare all’interno del testicolo o della via seminale per cercare degli spermatozoi.

Nelle forme ostruttive è possibile eventualmente anche ricanalizzare la via seminale. Nel caso in cui ci siano delle ostruzioni dimostrabili della via seminale (il dotto deferente, cioè il tubo che collega il testicolo all’esterno), si può tentare una ricostruzione microchirurgica della via. Gli interventi di ricanalizzazione microchirurgica si chiamano vasovasostomia o epididimovasostomia.

Ad esempio, dopo una vasectomia cioè una interruzione del dotto deferente a scopo sterilizzante, si può idealmente ricanalizzare la via con un intervento microchirurgico che ripristina la continuità di questo dotto.

Tra le cause di ostruzione delle vie genitali potrebbero esserci le infezioni, che hanno creato tra l’epididimo e il dotto deferente dei “tappi”, che impediscono agli spermatozoi di fuoriuscire.

Nelle forme non ostruttive, invece, la via seminale è assolutamente integra perciò si ricorre ad una esplorativa microchirurgica del testicolo. Con questa tecnica si vanno a cercare delle aree particolarmente mature dove è possibile una spermatogenesi ancora conservata.

Questi prelievi vengono dati al biologo della riproduzione e, nel caso in cui gli spermatozoi vengano reperiti, possono venire congelati per essere successivamente utilizzati in tecniche di fecondazione assistita.

Le tecniche non chirurgiche

Esistono poi anche delle tecniche non chirurgiche di recupero spermatozoi. Ad esempio, nelle forme chiaramente ostruttive si può ricorrere a delle estrazioni percutanee di spermatozoi, cioè senza un taglio sullo scroto.

Attraverso una puntura si possono aspirare gli spermatozoi dall’epididimo o dal testicolo stesso con un’anestesia locale. In questo caso, il tempo operatorio e il discomfort per il paziente sono molto minori.

I timori più frequenti e le rassicurazioni per i pazienti

I timori maggiori di un paziente azoospermico sono quelli fondamentalmente legati al concetto della sterilità, cioè dell’impossibilità di riuscire ad avere un figlio geneticamente suo.

Tuttavia, la rassicurazione che deve essere fatta è che oggi con le tecniche di fecondazione assistita e il recupero degli spermatozoi l’azoospermia non è considerato un capolinea come poteva succedere 30-40 anni fa.  È certamente una situazione difficoltosa, complessa, che necessita di un trattamento chirurgico, che in moltissimi casi però porta ancora alla gravidanza attraverso una fecondazione assistita e quindi poi ad avere un bimbo in braccio.