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Il fallimento della PMA può innescare reazioni molto diverse, sia nella coppia sia nei componenti della stessa. Quali sono le più comuni e quali sono i consigli dello psicologo per superare la situazione, singolarmente e insieme?

Ce ne parla la Dottoressa Elena Bagalà, psicologa psicoterapeuta.

Il vuoto da superare

Il vuoto che si genera dall’impossibilità di donare la vita è una ferita che colpisce prima l’individuo e poi la coppia. È un lutto difficile da elaborare, in quanto viene vissuto come una mancata proiezione di sé nel futuro.

È un dolore forte e profondo, difficile da gestire, in quanto il fallimento del trattamento conduce ad una rivisitazione dell’immagine di sé come genitori e del bambino idealizzato. La coppia accusa fortemente il colpo: calano i livelli di speranza, ci si chiude rispetto alla relazione e agli affetti; l’entusiasmo cede il posto alla passività e all’insicurezza, calano così i livelli d’autostima.

Il supporto dello psicologo

Confrontarsi con il fallimento successivo al tentativo della Fivet, è per molte coppie fonte di sofferenza, angoscia e sconforto, a maggior ragione se questo è l’ennesimo da dover affrontare.

Un passo importante da effettuare davanti un esito negativo, è richiedere una consulenza psicologica. La coppia, durante il percorso di PMA, attraversa alcune fasi fondamentali. Per questo motivo la consulenza psicologica pone l’attenzione alla tutela dell’assetto psicologico già prima dell’inizio del trattamento. Come? Sostenendo e supportando tutti i risvolti emotivi e relazionali paralleli alle tecniche mediche della fecondazione assistita. In questo modo, la coppia sarà tutelata sin da subito, a far fronte alle legittime emozioni negative, conseguenti sia alla diagnosi d’infertilità e sia all’eventualità di un fallimento del trattamento.

Dunque, aiutare la coppia ad accettare la diagnosi, sostenerla nel percorso, ma soprattutto, accompagnarla nell’elaborazione del lutto in caso di insuccesso, è ciò che avviene durante la consulenza con le coppie. Viene spontaneo, dunque, chiedersi cosa sia necessario ed importante fare per cercare di far fronte ad una situazione del genere.

È importante condividere il dolore

Condividere il dolore è fondamentale. La verbalizzazione delle proprie emozioni è molto importante, sia attraverso il confronto con lo psicologo in sedute individuali o di coppia, sia all’interno di sedute di gruppi d’incontro. Questi incontri sono mirati alla partecipazione di coppie che vivono la stessa condizione. Ascoltare le esperienze altrui, condividere pensieri e sentimenti, prendersi cura dei loro vissuti, permette innanzitutto di sentirsi capiti ed accettati. Inoltre, con il confronto altrui ci si accorge che anche altre persone hanno dolori simili.

Nel condurre il gruppo d’incontro, il ruolo dello psicologo è quello di favorire l’interazione tra i partecipanti, al fine di facilitare un vissuto di universalità delle varie esperienze, rispettandone contemporaneamente, le loro unicità. La verbalizzazione delle proprie emozioni facilita una comunicazione empatica tra chi sta vivendo un’esperienza di fallimento.

L’importanza dell’approccio multidisciplinare

Inoltre, è importante per la coppia valutare insieme all’équipe del centro, gli aspetti che hanno potuto incidere sul fallimento; questo confronto è produttivo, in quanto permette di comprendere quali siano le indicazioni possibili su cui lavorare e migliorare così le probabilità di successo. La presenza dell’équipe multidisciplinare, in un momento così delicato e triste, rassicura lo stato d’animo dei pazienti ed aumenta in questo modo i livelli di benessere psicofisico grazie all’ascolto attivo e alla comunicazione empatica dell’équipe.

 

Le fake news sul concepimento sono innumerevoli e, mentre alcune di queste sono particolarmente fantasiose, altre possono sembrare più verosimili, o sono credenze popolari tanto radicate da aver influenzato generazioni di coppie. Il risultato è che queste possono formarsi opinioni errate e prendere decisioni basate su fondamenti scorretti. Ecco alcune delle fake news più diffuse.

La sterilità è un problema che riguarda prevalentemente le donne

La sterilità può colpire le donne quanto gli uomini. Si tratta di un problema che riguarda, complessivamente, circa il 15% delle coppie.

Alcune posizioni durante i rapporti aumentano la possibilità di concepire

Le posizioni durante i rapporti sessuali dovrebbero seguire la spontaneità del momento. Sebbene alcune potrebbero facilitare il contatto tra eiaculato e cervice, non esistono prove scientifiche a sostegno.

Le fasi lunari determinano il sesso del nascituro

Secondo questa ipotesi, se l’ovulazione cade nei giorni di luna piena, è molto probabile che nascerà una bambina. Se l’ovulazione invece cade in prossimità della luna nuova è favorita la nascita di un maschio. Si tratta di credenze popolari non basate su dati scientifici: secondo le attuali conoscenze, le fasi lunari non hanno influenza sul sesso del nascituro.

Per il concepimento di un maschio, raffreddare i testicoli

Una credenza popolare sostiene che, per concepire un figlio maschio, sia consigliabile raffreddare, per esempio con una borsa del ghiaccio, i testicoli del partner prima dei rapporti sessuali. Questo avrebbe come razionale l’ipotesi che gli spermatozoi portatori del cromosoma Y (quello maschile), siano più resistenti alle basse temperature e che quindi sarebbero favoriti nella fecondazione dell’ovulo. Vi esortiamo a evitare questa pratica: è tanto sgradevole quanto infondata.

Il concepimento, quando si è giovani e sani, avviene in poco tempo

La possibilità di concepimento non è solo frutto di una semplice probabilità matematica. Sebbene la gioventù e la salute siano fattori che influenzano sicuramente in modo positivo la fertilità, non sono gli unici da tenere in considerazione. Numerosi disturbi e patologie, come il varicocele per esempio, possono minare la capacità maschile di procreare, e lo stesso si può dire per quella femminile, che può essere danneggiata da alterazioni ormonali o tubariche, patologie uterine, età, malattie sistemiche o genetiche.

A questo si possono aggiungere gli effetti negativi, sulla capacità di concepimento, dati da errati stili di vita, come l’abitudine al fumo o al consumo di alcol, l’uso di sostanze stupefacenti, l’obesità o l’eccessiva magrezza.

Anche in assenza di problemi, due partner giovani, sani e fertili potrebbero non concepire in pochi mesi. Se però dopo un anno di rapporti mirati non si verifica l’attesa gravidanza, si consiglia di consultare un medico. In caso di partner femminile oltre i 35 anni, un parere specialistico andrebbe richiesto già prima, dopo 6 mesi di tentativi infruttuosi, per non perdere tempo prezioso.

Il periodo fertile è facile da calcolare, basta contare 14 giorni dopo il ciclo

Il periodo fertile, cioè quella finestra di tempo che vede il picco della fertilità femminile, si ha durante l’ovulazione. Si stima che questa avvenga 14 giorni dall’inizio dell’ultima mestruazione. Questo però è valido solamente quando la donna presenta un ciclo regolare di 28 giorni. In caso questo non avvenga, il calcolo del periodo fertile non è così semplice e scontato: si può stimare, ma bisogna essere consapevoli che non si tratta di una indicazione che offre una certezza matematica.

Diverso è se si monitorano e osservano i segni dell’ovulazione, dalla temperatura basale alle osservazioni del muco cervicale. Questi segni sono in genere sempre presenti e indicativi. C’è tuttavia la possibilità di una scarsa produzione di muco o di cicli anovulatori, quindi anche questa soluzione non sempre è così certa e semplice.

La strategia migliore rimane quella di parlarne con il medico, che potrà eventualmente consigliare di utilizzare i test di identificazione dell’ovulazione.

In caso di impotenza maschile, per risolvere il problema è sufficiente una “pillola”

L’impotenza maschile può essere conseguenza di numerose problematiche, da una patologia cardiaca o altro a un accumulo di stress. Pensare che una “pillola” sia la soluzione più indicata per ogni caso è non solo limitativo ma pure pericoloso. Il consiglio è invece quello di non sottovalutare il problema e parlarne con il medico, perché potrebbe essere spia di patologie o disagi che possono necessitare di altri percorsi terapeutici.