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Dalla più semplice e meno invasiva alla più sofisticata, le tecniche di fecondazione assistita regalano maternità anche tardive

I progressi della scienza in questi ultimi anni in campo di fecondazione assistita ridanno speranza a quelle coppie che, nonostante ripetuti tentativi di procreare naturalmente, non riescono ad avviare una gravidanza. La fecondazione assistita è però praticabile solo se le tube sono chiuse o se il numero e la motilità degli spermatozoi è molto ridotta e, comunque in presenza di requisiti specifici.

A ogni modo, per aumentare le probabilità di restare incinta, è consigliabile favorire al massimo la capacità fecondante degli spermatozoi e cercare di ricreare una situazione simile a quella naturale.  Per questo si inizia sempre con tecniche di fecondazione assistita poco invasive.

Le due opzioni di fecondazione assistita

Le tecniche di fecondazione assistita hanno vari gradi d’invasività e vanno proposte considerando il quadro clinico della coppia e il principio di gradualità.

  • Tecniche di I° livello

Fecondazione assistita di I° livello (“in vivo”): avviene all’interno del corpo della donna. Ne fa parte l’ovulazione indotta per rapporti mirati e l’inseminazione intrauterina. Più usata dalle coppie giovani.

  • Tecniche di II° livello

Fecondazione assistita di II° livello (in vitro): l’“incontro” tra spermatozoi e ovociti avviene in laboratorio. Dopo la stimolazione ovarica sono previsti due day hospital: nel primo si prelevano gli ovociti, nel secondo si trasferiscono in utero gli embrioni.

La fecondazione degli ovociti può avvenire in due modi:

  1. FIVET: si mettono insieme su una piastra con terreno di coltura adatto ovociti e spermatozoi. Si attende che gli spermatozoi penetrino naturalmente l’ovocita.
  2. ICSI: microiniezione di un singolo spermatozoo direttamente nella cellula uovo.

 

Boom di fecondazione assistita in Italia negli ultimi anni. Luci e ombre delle maternità tardive

È un dato di fatto: oggi, nel nostro Paese, si diventa mamme sempre più tardi, spesso alla soglia, se non oltre, i 40 anni. Le ragioni sono molte: il ritardo nell’ingresso del mondo del lavoro, una condizione economica precaria o la mancanza del partner giusto. Pur trattandosi di motivazioni reali e dunque più che valide, soprattutto se pensiamo che in media la quarantenne di oggi è molto più in forma e attiva di quanto non lo fosse una volta, occorre fare i conti con la “dura legge” della fertilità, perché la biologia ovarica non perdona: i nostri ovociti invecchiano indipendentemente dal nostro aspetto esteriore. Nello specifico le cellule riproduttive, gli ovociti appunto, diminuiscono di qualità dopo i 30 anni, per subire poi un vero e proprio crollo dopo i 35-38 anni. Senza entrare troppo nel merito delle implicazioni derivanti dalla scarsa qualità delle cellule uovo, è sufficiente dire che, quando una donna decide di avere un figlio intorno o dopo gli “Anta”, il rischio di dover ricorrere a tecniche di fecondazione assistita è molto alto.

Fecondazione assistita in crescita esponenziale: qualche dato

Quando si parla di fecondazione assistita in Italia si resta abbastanza impressionati nel leggere i dati recenti, che descrivono un aumento nel ricorso a tali tecniche pari a circa il 62%. La buona notizia è l’innalzamento dei tassi di successo di fecondazione assistita a fronte di una diminuzione di parti plurimi (dal 24,3% al 22,3%) e di esiti negativi (dal 26,4% al 24%), cioè di aborti spontanei, morti intrauterine e gravidanze ectopiche (l’impianto dell’embrione avviene in una sede diversa dall’utero). In pratica, secondo i dati del Registro nazionale di Procreazione medicalmente assistita, sono 50mila i bambini nati grazie alle tecniche di fecondazione assistita e parliamo di numeri positivi anche per i bimbi nati vivi: dall’inizio del monitoraggio, ovvero nel 2005, erano soltanto 4.940, dall’ultima rilevazione si è saliti a 12.506.

Condizioni di accesso alla PMA (Procreazione medicalmente assistita)

Facciamo un passo indietro. Che cosa si intende per Pma?  Questa definizione raggruppa tutti quei trattamenti in cui le le cellule riproduttive sia femminili (ovociti) sia maschili (spermatozoi) vengono manipolate per   dare avvio al processo riproduttivo. Sono moltissime le coppie che, proprio a causa dell’età matura della donna, dopo aver provato per più di un anno ad avere un figlio naturalmente senza riuscirci, decidono di affidarsi a tali tecniche. È però importante far capire alle donne che non tutte sono le candidate ideali per praticare la fecondazione assistita; i fattori da valutare sono molti e variabili da una donna all’altra e tali da non consentirvi sempre l’accesso.

Vediamo, allora, i requisiti necessari per accedere alla fecondazione assistita:

  • indicazione fornita dal medico di base di mancato concepimento dopo 12-24 mesi di rapporti mirati;
  • problemi di infertilità certificati di uno o entrambi i partner;
  • infertilità inspiegata;
  • età della donna non superiore a 42-43 anni (anche se in alcune regioni non esistono limiti di età);
  • fallimento di una o più delle precedenti tecniche di procreazione assistita.

Rispettate tali condizioni si può accedere alla fecondazione assistita in uno dei vari centri di PMA autorizzati.

Il Parlamento inglese ha legalizzato la fecondazione assistita a tre, con il DNA di due donne ed un uomo. Con questa tecnica sarà possibile “impedire che malattie genetiche siano trasmesse di madre in figlio”.
Il primo ministro James Cameron si ha dichiarato: “Non stiamo giocando a essere Dio”. “Vogliamo solo garantire che i due genitori che vogliono avere un figlio sano possano farlo”.

Al momento della fecondazione assistita, la cellula uovo e lo spermatozoo si fondono a formare lo zigote. Le componenti cellulari che forniscono energia, i mitocondri, provengono esclusivamente dalla cellula uovo, per essere poi presenti in tutte le cellule dell’organismo anche da adulto. I mitocondri però, che presentano un loro DNA, possono essere portatori di alcune malattie come diabete, sordità, ma anche di disturbi neurologici e gastrointestinali.

La fecondazione assistita a tre genitori, sviluppata dalla Newcastle University, permette di combinare il DNA dei due genitori con i mitocondri di una donatrice sana, in questo modo la prole avrà dei mitocondri sani e non sarà più portatore di patologie. Questa modifica, nel caso che dalla fecondazione assistita sia abbia una bambina, passerà anche alle generazione successive, portando lo 0,1% del patrimonio genetico della donatrice di DNA mitocondriale.
Ora il provvedimento approvato in parlamento con 382 voti favorevoli e 128 contrari, dovrà passare al vaglio della Camera dei pari e sopratutto dell’approvazione dell’organo britannico che legifera in materia di fertilità e fecondazione, la Hfea.
Uno degli scienziati che hanno sviluppato la tecnica della fecondazione assistita, la Dott.ssa Doug Turbull riflette: “penso che questo dibattito mostri quanto robusta e attenta sia la procedura legislativa che abbiamo nel Regno Unito: dobbiamo andarne fieri”.
Secondo le prime stime ogni anno potrebbero nascere circa 150 genitori da tre genitori e se tutto dovesse proseguire senza problemi, il primo bambino potrebbe nascere già dal prossimo anno.

Cliccando qui potrete accedere alla trasmissione radio della Rai La Radio ne parla, sulla fecondazione assistita (durata 25 minuti), condotta da Ilaria Sotis. (altro…)

Sebbene la legge e le linee guida sulla fecondazione eterologa prevedano che la donazione di gameti debba essere gratuita, la rubrica femminile del Corriere della Sera – La ventisettesima ora ha raccolto una grave testimonianza

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Sabato 22 Novembre ad Ascoli Piceno, presso la Libreria Rinascita, la giornalista culturale di Repubblica Anna Maria Briganti presenterà il suo libro “Non chiedermi come sei nata“, racconto toccante di una donna che rivela la sua esperienza di fecondazione assistita. (altro…)

La Commissione Sanità ha votato la risoluzione “in tema di procreazione assistita di tipo eterologo“. Sono state compiute due votazioni: una a maggioranza che ha bocciato il punto relativo all’avviamento di una campagna di sensibilizzazione sul valore della donazione.

La seconda, che ha visto l’approvazione all’unanimità dei seguenti punti:

– Integrazione del registro regionale dei donatori stilato dal Policlinico con quello nazionale

– Definizione dei requisiti e delle competenze degli esperti che comporranno il gruppo di lavoro incaricato di supervisionare l’operato dei centri di procreazione assistita;

– Emanazione di regole certe per la diagnosi pre-impianto.

A sette mesi dall’emanazione della sentenza della Corte Costituzionale del 9 Aprile 2014, la fecondazione eterologa non è ancora resa possibile a causa della mancanza di donatori di gameti femminili e maschili.

La donazione di gameti femminili è molto più complicata di quella maschile, infatti oltre ai normali controlli sulla salute, la donatrice deve sottoporsi ad una terapia ormonale di stimolazione dell’ovulazione e poi compiere un ricovero ospedaliero per permettere l’intervento chirurgico di prelievo ovocitario.

 

In Italia, secondo i dati ISTAT, le donne non pensano a diventare madri prima dei 35 anni e questo per diverse concause, come la ricerca di un lavoro stabile, la difficoltà di potersi permettere di vivere in un’abitazione propria, l’incertezza verso il futuro, la poca capacità di risparmio. 
E quando tutte le difficoltà sono superate e si inizia ad entrare nella dimensione della genitorialità, molto spesso capita che il desiderato figlio non arrivi, anche per una ridotta fertilità a causa dell’età.

Sempre più numerose sono le coppie che allora ricorrono alle tecniche di fecondazione assistita come la fecondazione eterologa e che si trovano a dover affrontare tante difficoltà, anche economiche.

Secondo le linee guida della conferenza delle regioni, le donne over 43 – che rappresentano il 70% di coloro che intendono ricorrere alla fecondazione eterologa, devono sostenere le spese per la fivet, pagando la tariffa intera, mentre le donne più giovani pagano il ticket.

Paolo Costantini, di Cittadinanzattiva, sostiene che la maggior parte delle pazienti interessate alla Fivet saranno escluse dai trattamenti o dovranno recarsi all’estero.

Nonostante sia caduto sei mesi fa il divieto di fecondazione con gameti esterni alla coppia, (decisione della Corte Costituzionale 162/2014 che ha stabilito che il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale, dichiarando l’illegittimità della norma articoli 4, comma 3, 9, commi 1 e 3 e 12, comma 1), in Italia solo l’Ospedale di Carreggi di Firenze ha iniziato a praticare la fecondazione eterologa e l’unico trattamento di è stato svolto con liquido seminale proveniente dall’estero, con gameti maschili provenienti da una banca del seme europea.

Restano i seguenti nodi da risolvere:

  • la raccolta di gameti da donare non è ancora partita;
  • non si riscontrano molte disponibilità alla donazione da parte di donne disposte a sottoporsi al trattamento ormonale e all’intervento per aiutare chi ha problemi di fertilità;
  • i gameti crioconservati secondo le metodologie e i protocolli passati non possono essere utilizzati, poiché, come sottolinea Andrea Borini, presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione, le nuove linee guida prevedono ulteriori esami che rendono inutilizzabili gli ovociti crioconservati.

Fecondazione Eterologa: ieri gli assessori alla salute delle regioni italiane si sono incontrati  per discutere di fecondazione eterologa e pattuire delle linee guida per l’introduzione di tale tecnica di procreazione medicalmente assistita.

Gli assessori hanno concordato un documento che è stato oggi  approvato all’unanimità dalla Conferenza dei governatori delle regioni.

I contenuti dell’accordo sostanzialmente riguardano:

Gratuità e omogeneità di costo del servizio. La fecondazione eterologa sarà coperta dal Servizio Sanitario Nazionale e quindi gratuita e prevista nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) , salvo il pagamento del ticket . Il servizio avrà lo stesso costo in tutti i centri pubblici di procreazione medicalmente assistita, ed ogni coppia potrà liberamente scegliere dove eseguire il trattamento senza subire costi extra pur se proviene da un’altra regione.

Età massima della donna che si sottopone alla fecondazione eterologa. La fecondazione eterologa sarà gratuita per la donna in età fertile.

Compatibilità tra donatori e coppia ricevente. Il centro dovrà garantire la compatibilità tra le caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente e questa “scelta” sarà determinata dai medici del centro (colore della pelle, colore degli occhi e dei capelli, gruppo sanguigno)

Gratuità della donazione e limite massimo di donazioni. La donazione dei gameti operata dai donatori sarà gratuita e non possono essere previsti emolumenti economici se non i normali rimborsi di spese già previsti per i donatori di sangue o di midollo osseo. I donatori di gameti potranno al massimo compiere 10 donazioni.

Test infettivologici al donatore. Il donatore di gameti che sceglie di donare, sia uomo che donna, per motivi di sicurezza sanitaria, dovrà sottoporsi a dei test infettivologici e genetici.

Età minima e massima del donatore. Il donatore di gameti, se uomo dovrà avere un’età compresa tra i 18 e i 40 anni, se donna tra i 20 e i 35 anni.

Anonimato del donatore. I dati relativi al donatore sono anonimi e possono essere rilevati solo per questioni di salute e sicurezza.

Diritto del figlio a conoscere il donatore. I figli nati grazie all’eterologa, potranno conoscere l’identità dei loro padri o madri biologici quando compiranno i 25 anni di età e solo se i donatori avranno dato il consenso a tal fine. Su questo punto gli assessori hanno voluto ispirarsi alla legge 2001 che regola le adozioni.

Istituzione di registri regionali. In attesa dell’emanazione di una legge nazionale che contempli l’istituzione di un registro delle donazioni a livello nazionale, le regioni hanno deciso di istituire dei registri regionali.

Critiche all’accordo
Da più fronti arrivano critiche verso l’accordo appena raggiunto: la Chiesa, rappresentata dal Monsignore Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, afferma che la fecondazione eterologa comporti una selezione dei gameti e che quindi apra le porte verso l’eugenetica, escludendo figli con portatori di possibili malattie. Galantino ritiene che le motivazioni che portino una coppia ad optare per la fecondazione eterologa siano le stesse di quelle della coppia che adotta, mentre da più parti della società civile, è stato dichiarato negli ultimi giorni che la fecondazione eterologa sia un progetto riproduttivo di genitorialità, mentre l’adozione sarebbe un progetto di genitorialità a finalità assistenziali e solidarisitche.
Galantino afferma che ridurre l’adozione ad un puro “atto di solidarietà verso un bimbo abbandonato” non sia corretto e soprattutto non rifletta le intenzioni e le aspirazioni delle coppie adottive.

Il ministro Lorenzin, sostenuta da altri parlamentari, richiede la discussione del tema in parlamento, convinta della necessità di una legge nazionale sulla fecondazione eterologa che preveda e regoli anche l’istituzione del registro nazionale.