Tag: fertilità

Perché sono poco fertile? Quali strategie posso adottare per aumentare la mia fertilità? Esistono farmaci o integratori in grado di migliorare la qualità del mio seme? Sono queste le principali domande di molti uomini che si trovano ad affrontare una situazione di infertilità di coppia.

Risponde nel dettaglio il Dottor Emilio Italiano, Specialista Urologo, Andrologo, Consulente Sessuologo.

L’andrologo, le cause, gli esami

In precedenti articoli abbiamo analizzato come la figura dell’Andrologo sia spesso determinante nella salute riproduttiva di una coppia infertile. Sono state valutate le possibili cause che possono determinare un peggioramento della qualità degli spermatozoi e gli esami appropriati per valutare un maschio con potenzialità riproduttive ridotte.

In questo articolo prenderemo in considerazione le terapie che possono essere eseguite per permettere un miglioramento della qualità seminale. Questo sia in un’ottica di ricerca di una gravidanza spontanea, sia nell’eventualità di fornire al ginecologo esperto in medicina della riproduzione un seme di migliore qualità. È noto, infatti, che le tecniche di riproduzione assistita abbiano una “live birth” (bimbo in braccio) migliore quando anche l’uomo è stato curato.

Le infezioni del tratto riproduttivo

Se la visita andrologica ha fatto sospettare un’infezione del tratto seminale (ad esempio prostatiti, orchiti o MAGI, Male Accessory Gland Infections – infezioni delle ghiandole cosiddette accessorie del tratto riproduttivo maschile) si effettuerà una spermiocoltura con ricerca di tutti i possibili patogeni che possono aggredire il tratto seminale. Una volta individuato il germe patogeno la spermiocoltura indirizzerà verso una terapia antibiotica mirata, che deve necessariamente essere eseguita dalla coppia. In tal modo si cercherà di evitare l’effetto ping-pong” legato ad una ricaduta o recidiva per mancato trattamento della partner.

Il varicocele

Il varicocele è la presenza di vene varicose del plesso pampiniforme. Si verifica quasi esclusivamente sul lato sinistro dello scroto a causa di una assenza o incompetenza delle valvole nella vena spermatica interna di sinistra. Può provocare una sintomatologia gravativa all’emiscroto sinistro, raramente dolore e, se trascurato negli anni, ipotrofia (rimpicciolimento) testicolare in alcuni pazienti. Tra le coppie infertili, l’incidenza di varicocele aumenta al 30-40%.

La prevenzione delle possibili conseguenze del varicocele è molto importante ed è attuabile mediante una diagnosi e un trattamento precoci. Infatti, quando ne esiste l’indicazione, prima si interviene sul varicocele migliori saranno i risultati per il mantenimento o il recupero della fertilità.

L’indicazione al trattamento viene posta dall’andrologo e ha come scopo principale quello di migliorare la salute testicolare. Se non c’è indicazione al trattamento, è opportuno comunque effettuare controlli andrologici periodici. Attualmente per la varicocelectomia, cioè l’asportazione del varicocele, sono disponibili diverse opzioni terapeutiche:

  • approccio chirurgico o microchirurgico e la scleroembolizzazione anterograda
  • metodica radiologica endovascolare.
Altre cause di infertilità maschile

Vi sono naturalmente molte altre cause che possono ridurre la fertilità maschile ed ognuna richiede una diagnosi accurata ed una conseguente terapia:

  • Anomalie genetiche
  • Malattie sistemiche
  • Farmaci che alterano la spermatogenesi (è noto l’effetto dannoso della finasteride utilizzata per la caduta dei capelli) o l’eiaculazione
  • Forme immunologiche
  • Droghe ‘ricreative’
  • e tante altre

L’andrologo indagherà, per esempio tra le cause pre-testicolari, su un eventuale ipogonadismo (una condizione patologica caratterizzata da insufficiente produzione di testosterone da parte delle cellule di Leydig con conseguente deficit androgenico a ridotta o assente produzione di spermatozoi con conseguente infertilità). Tale condizione a sua volta potrebbe essere sostenuta da altre patologie indagabili e possibilmente correggibili.

La supplementazione con nutraceutici

L’impatto clinico dei nutraceutici sulla qualità dello sperma e sui tassi di concepimento1 è stato ampiamente studiato e la più importante review pubblicata2 ne ha legittimato l’utilità. Ricordiamo che col termine nutraceutici definiamo un alimento, o parte di un alimento, con comprovati effetti benefici e protettivi sulla salute sia fisica che psicologica dell’individuo. Per essere tale deve avere le seguenti caratteristiche:

  • sicurezza e meccanismo di azione ben definito
  • efficacia dimostrata
  • assenza di eventi avversi

Il razionale di azione di un nutraceutico utilizzato nella infertilità maschile si basa fondamentalmente sull’evidenza che lo stress ossidativo (una condizione patologica che si verifica quando in un organismo vivente si produce uno squilibrio fra la produzione e l’eliminazione di specie chimiche ossidanti) produce una quantità abnorme di radicali liberi che danneggiano lo spermatozoo in diverse maniere. I radicali liberi possono essere conseguenza di fattori fisici (radiazioni ionizzanti, radiofrequenze, raggi UV), chimici (farmaci di sintesi chimica, chemioterapici, veleni ambientali, inquinamento atmosferico), o biologici (virus, batteri, infezioni). Un buon nutraceutico, per migliorare la qualità del seme, richiederà spesso un insieme di componenti antiossidanti: vitamine (C, E), carnitina, licopene, glutatione, zinco, selenio, acido folico, coenzima Q10.

Terapie con gonadotropine

A luglio del 2021 si è svolta a Palermo una Consensus Conference sulla terapia del maschio infertile. In tale contesto è stata consacrata l’utilità delle gonadotropine nel maschio infertile. Le gonadotropine sono ormoni prodotti dall’ipofisi, una piccola ghiandola che si trova alla base del cranio. La loro funzione principale è quella di regolare l’attività riproduttiva degli organi genitali femminili e maschili. È noto come nella procreazione medicalmente assistita (PMA) nella tecnica della FIVET o della ICSI3 la donna viene stimolata con gonadotropine per forzare le ovaie a produrre un numero maggiore di ovociti rispetto ad un ciclo usuale.

Alla stessa maniera l’andrologo valuta un maschio infertile richiedendo un dosaggio dell’FSH che, se basso, potrebbe essere motivo della alterazione dei parametri seminali. Una terapia con urofollitropina o altre gonadotropine nel maschio di una coppia infertile può, in buona percentuale di casi, migliorare il quadro seminologico. Quando parliamo di un miglioramento del quadro seminale non ci riferiamo soltanto ai parametri cosiddetti convenzionali (numero, motilità, morfologia), ma anche a quelli “non convenzionali” che usualmente non vengono studiati in un esame di base.

Conclusioni

L’alleanza ginecologo-andrologo è alla base delle soluzioni delle problematiche di una coppia a rischio infertilità. Prima di correre per eseguire una tecnica di riproduzione assistita uno studio accurato del maschio può fare individuare cause maschili, spesso potenzialmente correggibili, che ostacolano il percorso riproduttivo di una coppia. Altre volte migliorando la qualità del seme si permette al ginecologo della riproduzione di ottenere successi più elevati nelle tecniche di PMA.

Dottor Emilio Italiano, Specialista Urologo, Andrologo, Consulente Sessuologo.

 

BIBLIOGRAFIA:

  1. Antioxidants for male subfertility – Smits RM, Mackenzie-Proctor R, Yazdani A, Stankiewicz MT, Jordan V, Showell MG.Cochrane Database Syst Rev. 2019 Mar 14;3(3)
  2. Antioxidants for male subfertility – Showell MG, Mackenzie-Proctor R, Brown J, Yazdani A, Stankiewicz MT, Hart RJ.Cochrane Database Syst Rev. 2014;(12)
  3. Istituto Superiore di Sanità. https://bit.ly/3pMLZYh

 

L’Italia è uno tra i Paesi europei con il più basso indice di natalità ed è tra quelli in cui l’età media per la prima gravidanza risulta più alta.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità l’infertilità in Italia riguarda circa il 15% delle coppie (1), mentre nel mondo le stime indicano circa il 10-12%. L’infertilità può essere attribuibile all’uomo (infertilità maschile), alla donna (infertilità femminile) o ad entrambi i partner (infertilità di coppia).

Cause di infertilità

Le cause dell’infertilità sono numerose e di diversa natura. Il fumo, l’obesità o l’eccessiva magrezza, diverse sostanze ambientali, la sedentarietà e perfino l’eccessiva attività fisica sono alcuni tra i principali fattori di rischio modificabili, capaci di influenzare la salute sessuale e riproduttiva di un individuo.

Altre cause, invece, sono di natura patologica: ad esempio, le infezioni sessualmente trasmesse. Queste sono una delle cause più frequenti di infertilità.

Tra le patologie correlate all’infertilità nella donna vi sono: alterazioni tubariche, malattie infiammatorie pelviche, fibromi uterini, endometriosi, alterazioni ormonali e ovulatorie. Tra gli uomini, invece, sono frequenti le patologie che alterano la produzione ormonale, riducono il testosterone e modificano la struttura e la funzione del testicolo. Tra queste, ad esempio, il varicocele.

In questi casi è importante intervenire con diagnosi tempestive, cure farmacologiche e terapie adeguate, ma anche e, soprattutto, con la prevenzione e l’informazione.

Ne abbiamo parlato con il Dottor Carlo Torrisi, ginecologo, Responsabile clinico e Direttore Sanitario del C.R.I. (Centro di Medicina della Riproduzione e Infertilità) di Catania.

 

Cos’è l’ovaio micropolicistico? Che complicanze porta?

 

Le infezioni sessualmente trasmesse possono complicare il percorso procreativo? In che modo?

 

L’endometriosi guarisce? Cosa determina nelle donne che ne sono affette?

 

Il varicocele nell’uomo deve essere sempre operato? Perché danneggia la qualità del liquido seminale?

 

(1) Ministero della Salute. Cause di infertilità. https://bit.ly/2TYxghe

La fertilità della donna è un bene prezioso e temporaneo, che va conosciuto e tutelato.

Ogni donna nasce con un numero limitato di follicoli (strutture che contengono gli ovociti), che diminuisce ad ogni ciclo mestruale e si riduce progressivamente fino ad esaurirsi del tutto con la menopausa. Alla nascita le ovaie contengono fino a 1-2 milioni di follicoli, alla pubertà ne rimangono circa 500.000 e di questi solo 500 matureranno fino allo stato di ovuli durante la vita di una donna.

Questo significa che la fertilità di una donna è strettamente legata all’età: risulta massima tra i 20 e i 30 anni, subisce poi un calo graduale intorno ai 32 anni e un rapido declino dopo i 37. Inoltre, con il passare del tempo diminuisce anche la qualità degli ovociti, con un aumento percentuale delle alterazioni cromosomiche.

Il ricorso alla PMA

L’aumento dell’età in cui si decide di avere un figlio e quindi l’aumento del rischio di infertilità, hanno portato negli ultimi anni a un ampio ricorso da parte delle coppie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Da quanto emerge dall’ultimo rapporto CeDAP – Analisi dell’evento nascita – Anno 2019 redatto dal Ministero della Salute, 3,06 gravidanze ogni 100 sono frutto della PMA.

Le domande delle pazienti

L’informazione e la prevenzione sono fondamentali in tema di fertilità. Le donne con difficoltà di concepimento spesso arrivano dal ginecologo con ancora molti dubbi e domande.

Ne abbiamo parlato con il Dottor Carlo Torrisi, ginecologo, Responsabile clinico e Direttore Sanitario del C.R.I. (Centro di Riproduzione e Infertilità) di Catania.

 

La regolarità del ciclo è sempre un segno che l’ovulazione è avvenuta?

 

Che significato hanno i dosaggi dell’ormone follicolo-stimolante (FSH) e dell’ormone antimulleriano (AMH)?

 

A che età diminuisce la fertilità di una donna?

 

La fertilità di una donna si può migliorare? E se sì in che modo?

 

Il fumo altera la fertilità nella coppia?

 

Perché dimagrire serve ad aumentare la fertilità? 

 

La salute riproduttiva inizia da bambini. Nel periodo tra l’infanzia e l’adolescenza, infatti, si verificano numerose trasformazioni sia fisiche sia psicologiche prima di giungere alla maturità sessuale.

Tali cambiamenti possono favorire disturbi del sistema riproduttivo e determinare, in età adulta, difficoltà di concepimento se non addirittura infertilità, soprattutto se associati a stili di vita scorretti (ad esempio il fumo di sigaretta, il consumo di alcool, un regime alimentare non equilibrato, il sovrappeso, la sedentarietà).

I maschi, tuttavia, a differenza delle femmine, non hanno l’abitudine di sottoporsi a visite specialistiche periodiche a scopo preventivo e spesso si trovano ad affrontare un problema di salute riproduttiva quando, da adulti, decidono di avere dei figli e incontrano difficoltà di concepimento.

Da anni la Società Italiana di Andrologia (SIA) ha lanciato l’allarme, sottolineando che le cause maschili di infertilità sono troppo spesso trascurate e che negli ultimi trent’anni l’infertilità maschile è raddoppiata.

Il primo passo è rivolgersi all’andrologo e ne abbiamo parlato con il Dottor Emilio Italiano, Specialista Urologo, Andrologo, Consulente Sessuologo.

Chi è l’andrologo?

L’Andrologia deriva dalla parola greca aner (uomo) e logos (discorso) ed è la branca della medicina che focalizza i propri studi sulla salute maschile, con particolare riferimento alle disfunzioni dell’apparato riproduttore e urogenitale. Rappresenta pertanto lo specialista del maschio e l’analogo del ginecologo per la donna.

Negli anni, grazie a campagne di sensibilizzazione dedicate e all’attualità dei temi che tratta, l’Andrologia si è ritagliata uno spazio sempre più adeguato ed i giovani, ma spesso anche i genitori, sono sempre più attenti alla valutazione delle problematiche andrologiche e ad effettuare visite di prevenzione.

Il benessere del maschio per l’OMS

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’infertilità maschile rappresenta un’autentica patologia e come tale richiede di essere diagnosticata ed affrontata in maniera scrupolosa e tempestiva (1). Tuttavia, la mancanza, anche nei Paesi industrializzati, di politiche di prevenzione andrologica e di valutazione della salute riproduttiva, specie negli adolescenti e nei giovani-adulti, è frequentemente responsabile di una diagnosi tardiva o inappropriata di infertilità da fattore maschile, potenzialmente reversibile se adeguatamente e precocemente riconosciuta.

Infertilità di coppia

Quando parliamo d’infertilità di coppia definiamo l’assenza di concepimento dopo un anno di rapporti non protetti. A questo punto, come è correttamente indicato nelle Linee Guida delle Società Scientifiche, ognuno dei due partner comincia un iter di studio separato che mira a identificare eventuali problematiche. Per il maschio la visita andrologica è la base dello studio e solo in un secondo tempo si effettuerà un esame seminologico (o spermiogramma) che valuta la ‘qualità del seme’ (numero, motilità, morfologia) e ogni altro accertamento necessario.

La visita andrologica

La visita andrologica, come per ogni altra visita specialistica, comincia da una corretta anamnesi per indagare poi su eventuali anomalie alla nascita o nel percorso di sviluppo del maschio. Successivamente, si esplorerà sulla presenza di eventuali anomalie nella fase della pubertà e nel periodo successivo.

Così come per le femmine è ben noto il menarca, allo stesso modo per il maschio esiste lo spermarca definito come l’inizio dello sviluppo della spermatogenesi nei testicoli dei maschi a partire dalla pubertà. Essa sancisce il passaggio all’età adulta e ne inizia la possibilità di riprodursi.

Da un punto di vista fisiologico è dovuto alla ripresa della produzione del testosterone da parte delle cellule di Leydig dei testicoli, cellule che erano rimaste ‘addormentate’ dopo i primi mesi dalla nascita e che riprendono la loro funzione. Compaiono pertanto anche i caratteri sessuali secondari: la crescita dei peli pubici, di quelli ascellari e del volto, il cambio del tono della voce, l’aumento del volume testicolare e del pene e altro ancora.

L’esame obiettivo completerà la parte più importante dell’inquadramento del maschio.

Possibili patologie

La visita spesso può identificare una causa molto comune di riduzione della fertilità del maschio: il varicocele, che altro non è che la presenza di vene varicose del plesso pampiniforme. Circa il 10-15% di tutti gli uomini hanno un varicocele, la maggior parte sono asintomatici e molti non sono associati a sterilità o sintomi. Altre volte è possibile che il varicocele dia una chiara sintomatologia dolorosa o di “pesantezza” nell’emiscroto sinistro, specie dopo prolungata stazione eretta o attività sportiva intensa.

La diagnosi è clinica (basta cioè un corretto esame obiettivo) e valuta il varicocele in tre gradi: quello di I grado è palpabile solo con manovra di Valsalva (spingere con l’addome l’aria verso il basso), il II grado è palpabile senza Valsalva e il grado III è un varicocele di grandi dimensioni che è visibile ad occhio nudo anche senza palpazione.

Tra le altre cause ricordiamo:

  • Prostatiti: un processo infiammatorio della ghiandola prostatica che altera la qualità del secreto prostatico e la produzione degli spermatozoi.
  • Malattie a trasmissione sessuale: i microrganismi possono interferire con la vitalità e la produzione degli spermatozoi, nonché con la qualità del secreto prostatico e vescicolare.
  • Criptorchidismo: la mancata discesa nello scroto dei testicoli che induce la perdita della funzione produttiva degli spermatozoi.
  • Disfunzioni ormonali: i disordini della regolazione ipotalamico-ipofisario-testicolare altera gli equilibri necessari alla stimolazione ormonale degli organi produttori; tali disordini possono essere dovuti a fattori endogeni e talvolta all’azione di alcuni farmaci.
  • Farmaci: oltre quelli interferenti con la regolazione ormonale, altri farmaci hanno azioni tossiche più o meno dirette, soprattutto nelle assunzioni a medio-lungo periodo.
  • ed altro.
Conclusioni

Un fattore maschile, tra cause maschili dirette e quelle miste, è ormai presente nel 60% circa delle coppie infertili. È quindi importante iniziare precocemente l’analisi del partner di sesso maschile, nell’ambito di una valutazione di coppia, per evitare inutili o inappropriate terapie o indagini invasive nella donna.

La maggior parte degli interventi terapeutici si basa sullo stato di fertilità di entrambi i partner, e non può essere intrapreso un adeguato counseling di una coppia infertile finché entrambi i partner non siano stati valutati approfonditamente.

Dr Emilio Italiano
Urologo-Andrologo

 

Bibliografia

  1. Rowe P.J., Comhaire F.H., Hargreave T.B., et al. WHO manual for the standardized investigation, diagnosis and management of the infertile male. World Health Organization, Geneva, 2000.
  1. Emanuele Jannini, Andrea Lenzi e Mario Maggi, Sessuologia medica II ed.: Trattato di Psicosessuologia, medicina della sessualità e salute della coppia, Edra, 16 gennaio 2017.

 

 

Da un nuovo studio emerge che gli ovociti scelgono gli spermatozoi da cui farsi fecondare. Questo dato potrebbe rivelarsi utile in medicina della riproduzione, per individuare le cause d’infertilità finora non spiegate in alcune coppie.

La selezione del partner è alla base del meccanismo di riproduzione degli animali. Lo scopo è assicurare alla prole il più grande vantaggio genetico possibile. Anche gli esseri umani investono tempo ed energie alla ricerca del partner con cui condividere la propria vita e avere figli. I requisiti per la scelta del compagno “giusto” possono essere molto diversi e anche il valore che attribuiamo loro.

Sembra, però, che ci sia una selezione ancora più accurata, che sfugge a ogni strategia di corteggiamento.

Lo studio

Da un nuovo studio pubblicato su “Proceedings of the Royal Society B” emerge che gli ovociti umani selezionano attentamente, mediante segnali chimici, gli spermatozoi da cui lasciarsi fecondare.

I gameti si riconoscono reciprocamente come i più idonei alla fecondazione, grazie a una sorta di attrazione chimica. Gli ovociti, quindi, attirano solamente alcuni spermatozoi e non altri, e non necessariamente quelli del proprio partner.

I ricercatori hanno analizzato il liquido follicolare che circonda gli ovociti durante la fase di maturazione. Questo liquido contiene sostanze chimiche dette chemioattrattori, che hanno la funzione di attirare gli spermatozoi presenti nelle vicinanze. L’obiettivo dello studio era capire se gli ovociti si servissero di queste sostanze per scegliere lo spermatozoo da attrarre, favorendo un determinato sperma rispetto ad altri.

I risultati

La selezione, come emerge dai dati, sembra essere molto specifica. “Il liquido follicolare di una donna era più abile nell’attrarre lo sperma di un certo uomo, mentre il liquido follicolare di un’altra donna lo sperma di un altro uomo”, ha spiegato John Fitzpatrick, professore dell’Università di Stoccolma e coautore dello studio. “Ciò dimostra che negli esseri umani le interazioni tra ovociti e spermatozoi dipendono dall’identità specifica delle donne e degli uomini coinvolti”. Inoltre, dalla sperimentazione è emerso che non sempre gli ovociti di una donna attraggono gli spermatozoi del suo partner più di quelli di altri uomini.

“L’idea che gli ovuli scelgano gli spermatozoi è davvero nuova nella scienza della fertilità umana”, ha commentato Daniel Brison, direttore scientifico del Dipartimento di medicina della riproduzione del Saint Marys’ Hospital di Manchester e autore principale dello studio. “La ricerca sul modo in cui ovuli e spermatozoi interagiscono potrà far avanzare ulteriormente i trattamenti per la fecondazione assistita e potrebbe permettere d’individuare le cause d’infertilità finora non spiegate in alcune coppie”.

Fonti:

Fitzpatrick John L. et al., 2020. Chemical signals from eggs facilitate cryptic female choice in humans, Proc. R. Soc. B., 287:202008505. Disponibile al link: https://doi.org/10.1098/rspb.2020.0805

Le Scienze

La Repubblica

L’ovulazione è un mistero per molte donne, nonostante sia un processo fisiologico esclusivamente femminile. Forse perchè è uno dei miracoli che avvengono nel corpo della donna. Ciò che tutte, o quasi tutte, sanno è che l’ovulazione è il periodo del ciclo mestruale in cui la probabilità di rimanere incinta è massima.

Quando avviene l’ovulazione?

L’ovulazione avviene quando una delle ovaie rilascia un ovocita maturo e pronto per essere fecondato. Se la fecondazione non si verifica, l’ovocita viene eliminato durante la mestruazione.
Una parte dell’ovaio, chiamato follicolo, rilascia l’ovocita solo quando è maturo. Dopo il rilascio, l’ovocita viaggia attraverso le tube di falloppio. E’ questo il luogo in cui, eventualmente, avviene la fecondazione.

Ciclo mestruale e ovulazione

Il ciclo mestruale nelle donne dura in genere tra i 28 e i 32 giorni. L’inizio della mestruazione viene solitamente considerato il primo giorno di ciclo mestruale. La maturazione (e il conseguente rilascio) di un ovocita si verifica di solito 12-16 giorni prima della fine del ciclo.

Nel corso della vita, i cicli di ovulazione durano dalla prima mestruazione (menarca) alla menopausa. si presenta per la prima volta solitamente tra i 10 e i 15 anni. Con la prima mestruazione inizia la prima ovulazione e la possibilità di concepire.
L’ovulazione si interrompe dopo la menopausa, solitamente a partire – in media – dai 50 anni di età. Continua, invece, anche se con bassissime possibilità di concepire naturalmente, nel periodo della peri-menopausa.

I segni dell’ovulazione

I segni dell’ovulazione sono numerosi. Durante l’ovulazione il muco cervicale aumenta in quantità e diventa più viscoso a causa dell’aumento dei livelli di estrogeni. Anche la temperatura corporea spesso aumenta. Questo è dovuto al progesterone, un ormone che il corpo femminile secerne quando l’ovocita giunge a maturazione. Poichè le donne generalmente sono più fertili per 2-3 giorni prima che la temperatura raggiunga il massimo, se si è in cerca di un figlio può essere utile utilizzare un termometro per misurare la temperatura basale.
Molte donne provano dolore o indolenzimento all’addome e anche gli episodi di cefalea o emicrania sono frequenti, a causa degli sbalzi ormonali.

Le fasi dell’ovulazione

Si può dire che le fasi dell’ovulazione sono tre:

  1. La fase pre-ovulatoria o follicolare: uno strato di cellule attorno all’ovocita inizia a modificarsi e ad espandersi. Contemporaneamente, il rivestimento interno dell’utero inizia ad ispessirsi.
  2. La fase ovulatoria: vengono secreti degli enzimi che formano una sorta di buco, lo stigma. L’ovocita e la sua rete di cellule attraversano lo stigma e si dirigono verso le tube di falloppio. Questo è il periodo fertile, che solitamente dura 24-48 ore.
  3. La fase post-ovulatoria o luteale: l’ovocita fecondato si impianta nell’utero, mentre quello non fecondato si dissolve nell’arco di circa 24 ore. In questo secondo caso il rivestimento dell’utero, che si era preparato ad accogliere l’ovocita fecondato, inizia letteralmente a decomporsi e si prepara ad essere espulso dal corpo attraverso la mestruazione.
Calendario dell’ovulazione
Un calendario dell’ovulazione può essere utile per identificare i giorni fertili. Se ne trovano numerosi online e sono disponibili anche varie App che aiutano a tracciare il ciclo mestruale. E’ sempre importante prendere nota ogni mese del proprio ciclo, in modo da identificare subito eventuali irregolarità.
Quando pensare alla PMA, la procreazione medicalmente assistita

Problemi nel processo di ovulazione possono portare a difficoltà di concepimento o, in alcuni casi, all’infertilità. Ad esempio, la sindrome dell’ovaio policistico, disfunzioni dell’ipotalamo, eccesso di prolattina.

In generale, quando la gravidanza non arriva dopo un anno di tentativi mirati, ovvero di rapporti sessuali non protetti nei giorni di ovulazione, è necessario fare degli accertamenti. Se dagli esami emergono problemi di fertilità, che possono essere sia maschili, sia femminili o di coppia, potrebbe essere opportuno valutare un percorso di procreazione medicalmente assistita.

Fonte: MedicalNewsToday

I contraccettivi incidono sulla fertilità? Alcuni ricercatori hanno indagato e hanno pubblicato i risultati del loro studio sul British Medical Journal, una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali.

Le donne che fanno uso di contraccettivi possono dover attendere fino a 8 mesi prima che la propria fertilità torni come prima dell’assunzione di tali farmaci. Alcuni ricercatori americani e danesi hanno misurato i tempi di ritorno alla fertilità dopo l’uso di alcuni metodi contraccettivi. Essi hanno scoperto che il tempo necessario è dipeso dal metodo usato. Il ritorno della fertilità non era legato alla durata del periodo di assunzione. In passato sono già stati fatti studi sulla durata dell’infertilità causata dai contraccettivi orali. I risultati furono che il ritardo era di circa due o tre mesi.

I metodi contraccettivi: i dati nel mondo

Nel mondo, circa il 22% delle donne in età fertile hanno utilizzato la contraccezione ormonale nel 2019. I preservativi e i contraccettivi orali sono i metodi più utilizzati in Nord America e in Europa ma i metodi LARC (long-acting reversible contraceptive), come ad esempio i dispositivi intrauterini, gli impianti, i patch e i contraccettivi iniettabili, stanno diventando sempre più popolari a livello mondiale.

Lo studio

Fonte: Jennifer J Yland et al, Pregravid contraceptive use and fecundability: prospective cohort study, BMJ (2020). DOI: 10.1136/bmj.m3966

Dal baby boom al baby flop: Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, e Farmindustria hanno presentato il Libro Bianco “La salute della donna – La sfida della denatalità”, giunto alla settima edizione.

La voce degli esperti

La voce degli esperti sembra essere unanime: “In poco più di 50 anni siamo passati dal baby boom degli anni ’60 al baby flop dei nostri giorni”, commentano alcuni, altri parlano di “inverno demografico”. In effetti, nel nostro Paese la popolazione continua a invecchiare e si fanno sempre meno figli. Di conseguenza, si sta ridisegnando anche l’idea stessa di famiglia: tre quinti dei bambini non avranno fratelli, cugini e zii; solo genitori, nonni e bisnonni. 

I dati ISTAT

Secondo i dati ISTAT, nel 2019 in Italia le nascite risultano decisamente inferiori ai decessi: sono 435 mila i nuovi nati contro 647 mila deceduti, con un nuovo record negativo, –4,5% rispetto al 2018. Inoltre, a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19 le nascite potrebbero calare ulteriormente di oltre 10 mila unità.

Al 1° gennaio 2020, l’Istat stima che la popolazione italiana sia di circa 60 milioni, 116 mila in meno rispetto all’anno precedente. Le nascite risultano decisamente inferiori ai decessi. Infatti, sono 435 mila contro 647 mila, dato che segna un nuovo record negativo (-4,5%) con una diminuzione di 20 mila unità rispetto all’anno precedente. “Inverno demografico”, come lo definiscono alcuni sociologi; la popolazione continua a invecchiare e fa sempre meno figli.  Questo vuol dire che si sta ridisegnando l’idea di famiglia: tre quinti dei bambini non avranno fratelli, cugini e zii; solo genitori, nonni e bisnonni.

Il Libro Bianco di Fondazione Onda

Questi sono alcuni degli aspetti evidenziati nel Libro bianco “La salute della donna – La sfida della denatalità”, realizzato da Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, grazie al supporto di Farmindustria. “Questa settima edizione del Libro Bianco è dedicata alla denatalità, una delle più importanti e urgenti sfide che il nostro Paese deve affrontare, resa ancora più complessa dal Covid-19”, commenta Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda.

Nuovo record di minor numero di nati

Già oggi, per 100 bambini di età inferiore ai 15 anni ci sono 161 over 64 e tra vent’anni il rapporto sarà di 100 a 265. L’Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo. Aumenta poi l’età media delle madri al parto: 32 anni. Il numero di figli per donna (il tasso di fecondità), invece, rimane costante, pari a 1,29. Il numero di figli desiderato è due, ciò evidenzia un significativo divario tra quanto si vorrebbe e quanto si riesce a realizzare. Infatti, ben il 46% degli Italiani che desidera una famiglia vorrebbe due figli, il 21,9% tre o più, mentre solo il 5,5% vorrebbe avere solo un figlio.

“Purtroppo”, afferma Gian Carlo Blangiardo, Presidente ISTAT, “il 2019 ha messo in luce, per il settimo anno consecutivo, un nuovo superamento, al ribasso, del record di minor numero di nati mai registrato: si tratta del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918. La natalità italiana, già bassa, potrebbe subire un calo ulteriore a causa di Covid-19. Una recente simulazione ha infatti evidenziato un calo delle nascite nell’ordine superiore alle 10 mila unità”.

Dal baby boom al baby flop

“L’Italia è tra i paesi che fa meno figli al mondo, meno anche rispetto agli anni della Prima e Seconda guerra mondiale”, sottolinea Fabio Mosca, Presidente Società Italiana di Neonatologia. “In poco più di 50 anni siamo passati dal baby boom degli anni ’60 al baby flop dei nostri giorni. Una questione non solo demografica, ma principalmente sociale ed economica causata dalla mancanza di politiche organiche e continuative di sostegno alla famiglia e alle donne-madri, per anni sottovalutata. Con il Family Act del 2020 è stato finalmente compiuto il primo passo concreto per sostenere la genitorialità e mettere la famiglia al centro del futuro del nostro Paese”.

Come conciliare famiglia e lavoro?

L’effetto più negativo del calo delle nascite sulla società italiana non è tanto la diminuzione della popolazione complessiva quanto il suo progressivo invecchiamento. Ciò produce una quota insufficiente di nuovi lavoratori. Inoltre, sono circa 10 milioni le donne costrette a rinunciare al lavoro o che perdono il lavoro a causa di problematiche di conciliazione famiglia-lavoro. Non a caso l’Italia figura tra gli ultimi Paesi europei per numero di donne occupate.

“Le donne sono scoraggiate”, continua Mosca, “perché è difficile conciliare i tempi di vita e lavoro e per questo talvolta rinunciano ad allattare e spesso ad avere un secondo figlio. La scelta di avere uno o più figli non dipende solo dalla condizione economica ma principalmente dal livello di benessere, cioè dalla qualità della vita. Ormai è un dato di fatto: a bassi tassi di occupazione femminile corrispondono bassi tassi di fecondità”. In Italia, infatti, solo il 48,9% delle donne in età fertile lavora, contro una media del 62,4% dell’Unione europea.

Pari opportunità

Nell’ambito delle pari opportunità le imprese del farmaco rappresentano una best practice. Il 42% dei lavoratori è rappresentato da donne, una netta maggioranza rispetto al 29% negli altri settori dell’industria. Spesso, le donne rivestono ruoli importanti: sono il 40% dei dirigenti e quadri, mentre negli altri settori non superano il 17%. Nell’area della ricerca, poi, sono la maggioranza, con il 52% degli addetti. Inoltre, le aziende del settore farmaceutico, ispirandosi al concetto di sviluppo sostenibile, hanno introdotto diverse pratiche di welfare. Un’attenzione particolare viene dedicata alla conciliazione vita-lavoro e al benessere dei dipendenti e dei loro familiari.

“La forte presenza femminile e la forte attenzione alle persone fanno sì che da anni nelle imprese del farmaco le pari opportunità siano una realtà”, conclude Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria. “Dati Istat mostrano che la farmaceutica è il settore con la più alta quota di imprese che adottano misure concrete per pari opportunità, diversity, inclusion, conciliazione vita-lavoro e sostegno della genitorialità. Grazie a questo il settore ha una produttività più alta del totale dell’economia che si accompagna a un maggiore numero di figli rispetto alla media nazionale”.

Dal baby boom al baby flop, dunque: la tendenza della denatalità in Italia sembra proprio lontana da un’inversione di tendenza.

 

Malattie autoimmuni e maternità: prende il via il 1° settembre #anchiomammaTALK, un ciclo di 8 incontri online con medici specialisti e rappresentanti dei pazienti. L’appuntamento è sul profilo Facebook di #anchiomamma

Un programma ricco di approfondimenti

Gli argomenti da approfondire sono molti: l’impatto delle patologie sulla fertilità, il counseling, la gestione della terapia in gravidanza, la sessualità, la procreazione medicalmente assistita. Gli incontri daranno voce alle pazienti e ad autorevoli esperti su ciò che è importante sapere per chi ha una malattia autoimmune e desidera un figlio. Inoltre, si farà il punto sulla medicina di genere nelle malattie autoimmuni e su come la telemedicina può essere di supporto a chi convive con le patologie croniche autoimmuni, reumatologiche e dermatologiche.

Il programma completo è disponibile sul sito www.anchiomamma.it, alla pagina “La Parola agli Esperti“.

Malattie autoimmuni e gravidanza

Le malattie autoimmuni colpiscono frequentemente le donne in età fertile, quando si fanno progetti per il futuro. Talvolta influenzano negativamente il desiderio di creare una propria famiglia fino a condizionare la vita di coppia. Le pazienti temono che l’andamento ciclico della patologia o la terapia farmacologica possano danneggiare il nascituro, che il figlio possa “ereditare” la patologia, che la gravidanza possa interrompere una fase di remissione duratura e che lo stato di salute non permetta di accudire il bambino e di accompagnarlo nella crescita.

Fino a non molto tempo fa, la gravidanza era fortemente sconsigliata. Oggi, invece, diventare mamma con una malattia autoimmune reumatologica o dermatologica è un sogno realizzabile. I medici dispongono di opzioni terapeutiche con un alto profilo di sicurezza ed efficacia, che possono essere usate in gravidanza senza rischi per il feto. Sotto la guida degli specialisti, quindi, è possibile programmare una gravidanza, gestendo la malattia autoimmune.

Il progetto #anchiomamma

#anchiomamma è un progetto di informazione nato per sostenere le donne che vivono con una malattia autoimmune, reumatologica o dermatologica, che desiderano diventare mamma. L’obiettivo è informare in modo corretto, chiaro e completo le donne che si ammalano in età fertile, affinché nessuna rinunci al proprio sogno di diventare mamma.

È promosso dalle associazioni di pazienti ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus), APIAFCO (Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza) e APMARR (Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare), con il supporto non condizionato di UCB Pharma S.p.A. e di IBSA Farmaceutici Italia S.r.l.

Un board scientifico composto da medici specialisti (reumatologi, dermatologi, ginecologi) garantisce la correttezza dei contenuti.

Il progetto #anchiomamma è coordinato da Media For Health.