Ricevere una diagnosi di vulvodinia può far nascere molte domande, soprattutto se stai cercando una gravidanza. È naturale sentirsi smarrite e chiedersi: “La vulvodinia può compromettere il mio sogno di diventare mamma? Può causare infertilità?”
La preoccupazione è comprensibile, ne abbiamo parlato con la Dottoressa Federica Esposito, ginecologa presso la UOSD Procreazione Medicalmente Assistita dell’AOU Azienda Ospedale Università di Padova.
Quando il dolore tocca la sfera più intima, è normale temere che possa interferire con la possibilità di concepire.
La risposta breve, e speriamo rassicurante, è che non esiste una correlazione diretta di causa-effetto tra vulvodinia e infertilità. Ad oggi, non ci sono prove che questa condizione alteri l’ovulazione, la qualità degli ovociti, la riserva ovarica o la funzionalità delle tube.
Tuttavia, riconosciamo che il percorso verso una gravidanza può essere reso più complesso da questa condizione, specialmente quando si associa a dolore nei rapporti, endometriosi o tensioni del pavimento pelvico.
Cos’è la vulvodinia?
La vulvodinia è una condizione caratterizzata da dolore vulvare persistente, che dura da almeno tre mesi, senza che sia identificabile una causa specifica come infezioni, malattie dermatologiche o lesioni neurologiche.
Si manifesta spesso come bruciore, dolore al contatto, fitte o sensazione di punture, irritazione, dolore ai rapporti, fastidio persistente quando si è sedute o si indossano abiti aderenti.
Nella maggior parte delle donne il dolore interessa il vestibolo (vestibolodinia provocata), ovvero dolore localizzato nell’area attorno all’ingresso della vagina.
Le più recenti linee guida la descrivono come una patologia multifattoriale: alterazione delle terminazioni nervose (ipersensibilità), infiammazione locale, ipertono del pavimento pelvico, fattori ormonali e una diversa elaborazione del dolore da parte del sistema nervoso.
La vulvodinia riduce la fertilità?
La risposta è no.
Molte donne con vulvodinia concepiscono naturalmente e vivono gravidanze fisiologiche.
La vulvodinia, di per sé, non altera l’ovulazione, non causa la chiusura delle tube, non ostacola biologicamente l’impianto dell’embrione. Per questo non viene inserita tra le cause di infertilità, come endometriosi, occlusione tubarica, ovaio policistico, età avanzata…
La difficoltà, quando presente, non è quasi mai un blocco biologico, ma un ostacolo funzionale: il dolore, o la paura di provarlo (dispareunia), può rendere i rapporti sessuali meno frequenti o fonte di ansia anticipatoria, riducendo di fatto le opportunità di concepimento nei giorni fertili.
Perché alcune donne fanno più fatica ad ottenere una gravidanza?
È importante distinguere tra l’incapacità biologica di concepire e le barriere che il dolore crea nella vita quotidiana.
Quando un rapporto è doloroso, è naturale ridurne la frequenza, evitandolo anche nei giorni fertili. In alcuni casi è talmente intenso da impedire la penetrazione, sviluppando ansia anticipatoria.
La vulvodinia non è infertilità, ma è un ostacolo che rende difficile avere rapporti nei momenti utili al concepimento.
Il ruolo centrale del pavimento pelvico
In molte donne con vulvodinia è presente un ipertono del pavimento pelvico che rende la penetrazione dolorosa ed estremamente difficile.
Anche qui, non si tratta di una causa di infertilità, ma può contribuire indirettamente alla difficoltà di concepimento.
Per questo motivo la riabilitazione del pavimento pelvico rappresenta oggi uno dei percorsi terapeutici più efficaci nella gestione della vulvodinia.
Esistono malattie che possono causare sia vulvodinia sia infertilità?
Sì.
In alcuni casi la vulvodinia può coesistere con malattie ginecologiche che possono influenzare anche la fertilità.
Non significa che una condizione provochi necessariamente l’altra, ma che condividano alcuni meccanismi o possano essere presenti nella stessa paziente
La patologia ponte più importante: l’endometriosi
Tra le condizioni che possono collegare dolore vulvare, dolore nei rapporti e infertilità, l’endometriosi è probabilmente la più rilevante.
L’endometriosi può causare:
- dolore pelvico cronico;
- dolore profondo durante i rapporti;
- dolore mestruale intenso;
- infiammazione;
- aderenze;
- alterazioni tubariche;
- endometriomi ovarici;
- riduzione della qualità dell’ambiente pelvico.
Per questo è una delle patologie ginecologiche più frequentemente associate a infertilità. Negli ultimi anni diversi studi hanno dimostrato che molte donne con endometriosi presentano anche vulvodinia.
Perché succede?
Una delle spiegazioni riguarda la cosiddetta sensibilizzazione del sistema nervoso.
Quando il dolore persiste per mesi o anni, il sistema nervoso può diventare progressivamente più sensibile agli stimoli dolorosi. Questo fenomeno, definito sensibilizzazione centrale, può favorire la comparsa di dolore anche in aree diverse da quella inizialmente coinvolta.
Inoltre, il dolore cronico dell’endometriosi può determinare una contrazione persistente del pavimento pelvico, contribuendo allo sviluppo della vulvodinia.
Il risultato può essere un quadro in cui dolore profondo, dolore superficiale, bruciore vulvare e difficoltà nei rapporti si alimentano reciprocamente.
In questo caso, quindi, non è la vulvodinia a causare infertilità, ma entrambe le condizioni possono essere la manifestazione di una stessa patologia sottostante.
Pavimento pelvico, dolore e sessualità
Nelle donne con vulvodinia, soprattutto nella vestibolodinia provocata, si osservano spesso ipertono, disfunzione o alterazioni muscolari del pavimento pelvico.
Un pavimento pelvico contratto può rendere la penetrazione dolorosa, aumentare il bruciore, favorire la paura del rapporto e creare un circolo vizioso: dolore, anticipazione del dolore, contrazione muscolare, ulteriore dolore.
Anche in questo caso non si parla di infertilità biologica diretta, ma di un ostacolo funzionale e relazionale alla possibilità di avere rapporti completi e sereni.
Le altre sindromi dolorose croniche
Le linee guida internazionali sottolineano che la vulvodinia raramente è una malattia “isolata”.
Può infatti coesistere con altre condizioni caratterizzate da dolore cronico, come:
- sindrome della vescica dolorosa (cistite interstiziale);
- sindrome dell’intestino irritabile;
- fibromialgia;
- cefalea cronica;
- dolore pelvico cronico.
Queste condizioni condividono alcuni meccanismi biologici legati alla regolazione del dolore da parte del sistema nervoso. Non sono tutte cause dirette di infertilità, ma possono peggiorare la qualità di vita, la sessualità, l’aderenza ai percorsi diagnostici e terapeutici e il vissuto emotivo della ricerca di gravidanza.
Le infezioni ricorrenti possono essere responsabili?
Molte pazienti raccontano di aver avuto numerosi episodi di candidosi prima della diagnosi di vulvodinia.
Oggi sappiamo che, in alcune donne predisposte, episodi infiammatori ripetuti possono contribuire alla sensibilizzazione delle terminazioni nervose della vulva e rappresentare uno dei fattori coinvolti nello sviluppo della malattia.
È però importante ricordare che non tutto il bruciore vulvare è dovuto a una candidosi.
Quando i tamponi vaginali risultano ripetutamente negativi oppure i sintomi persistono nonostante le terapie antimicotiche, è opportuno rivalutare la diagnosi.
Continuare a trattare una vulvodinia come se fosse un’infezione può ritardare la diagnosi corretta e prolungare inutilmente la sofferenza della paziente.
Il peso psicologico e relazionale
Il dolore vulvare cronico non riguarda solo il corpo. Può interferire con l’immagine di sé, il desiderio sessuale, la relazione di coppia, la fiducia nel proprio corpo e il progetto di maternità.
Quando il dolore porta a evitare i rapporti o a viverli con paura, la ricerca di gravidanza può diventare emotivamente più faticosa. Per questo è importante che la paziente non venga ridotta al singolo sintomo, ma venga ascoltata nella sua storia complessiva: dolore, sessualità, relazione, desiderio di gravidanza e tempi riproduttivi.
La vulvodinia può interferire con la procreazione medicalmente assistita?
In alcuni casi sì.
Le ecografie transvaginali, le visite ginecologiche e alcune procedure necessarie durante i percorsi di procreazione medicalmente assistita possono risultare particolarmente dolorose.
Per questo motivo è importante informare sempre il ginecologo o il centro di fertilità della presenza della vulvodinia.
Con alcuni accorgimenti e una gestione multidisciplinare è possibile rendere il percorso molto più tollerabile.
La vulvodinia, di per sé, non rappresenta una controindicazione ai trattamenti di fertilità.
Cosa è importante ricordare
L’importanza di un approccio multidisciplinare
Se senti che il dolore sta frenando il tuo progetto di maternità, non cercare risposte da sola. La vulvodinia non va vissuta come una condanna, ma come una condizione che richiede una squadra dedicata, multidisciplinare:
- Ginecologo esperto in vulvodinia: per una diagnosi accurata e attenta.
- Fisioterapista, ostetrica specializzati nella riabilitazione del pavimento pelvico.
- Sessuologo e psicologo: perché il dolore non è solo nel corpo, ma coinvolge anche le tue emozioni, la tua immagine di te e la serenità della coppia.
Un pensiero per te
Il dolore cronico non è mai “normale” e non dovresti mai imparare a conviverci con rassegnazione.
Anche se il percorso può sembrare più tortuoso, non sei meno capace di diventare madre. Molte donne, dopo aver affrontato un percorso di cura consapevole, riescono a ritrovare il piacere e a vivere con gioia la ricerca di un figlio.
La vulvodinia non definisce la tua capacità di procreare; è solo un aspetto della tua salute che, con il supporto giusto, può essere gestito per permetterti di realizzare il tuo progetto di vita.