Parliamo di infertilità: cause e strategie di prevenzione.
L’infertilità viene definita come l’assenza di concepimento in una coppia dopo almeno 12 mesi di rapporti sessuali regolari non protetti. In Italia riguarda circa il 15% delle coppie, mentre, a livello globale, circa il 10-12%. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ribadito che l’accesso alla cura dell’infertilità è un “diritto umano” e gestire l’infertilità è un diritto di individui e coppie che desiderano creare una famiglia.(1)
Le cause di infertilità, femminili e maschili, possono essere molteplici ma sono sempre più numerose anche le strategie di prevenzione. Ne parliamo con il Dottor Carlo Torrisi, ginecologo, responsabile clinico e Direttore Sanitario del Centro di Medicina della Riproduzione e Infertilità di Catania.
Qual è la causa più importante di infertilità femminile?
La causa più importante di infertilità femminile è legata principalmente al procrastinare dell’inizio della ricerca della gravidanza. Si va sempre di più verso i 36-37 anni, e questo è di per sé un motivo di riduzione della fertilità: la scorta di follicoli ovarici va verso l’esaurimento, la qualità degli stessi ovociti è meno buona e aumentano le anomalie cromosomiche, quindi il rischio aborti.
Per analizzare più in dettaglio la difficoltà di concepimento, solitamente si procede con la valutazione dei dosaggi ormonali: gli ormoni FSH-LH ed estradiolo, la prolattina, l’ormone antimulleriano. Per completare l’anamnesi dobbiamo raccogliere anche altri dati, come ad esempio l’età in cui è entrata in menopausa la mamma, la regolarità del ciclo, la possibilità o meno di avere un’ovulazione, questo insieme al tempo intercorso tra l’inizio dei rapporti non protetti e il momento della conversazione.
Quali fattori considerare, oltre all’età e ai dosaggi ormonali?
I fattori da considerare, oltre all’età e ai dosaggi ormonali, per valutare le cause di infertilità femminile, sono numerosi. Importante è capire se la paziente è diabetica, valutare il funzionamento della tiroide, un eventuale sovrappeso, che può avere un impatto sulla qualità degli ovociti. Inoltre, condizioni quali il ciclo irregolare o l’irsutismo possono essere sintomi di policistosi ovarica, che porta a squilibri ormonali con un aumento degli androgeni maschili, che portano spesso a un’androgenizzazione follicolare, cioè la formazione di follicoli cistici che non arriveranno mai ad un’ovulazione corretta.
Inoltre, è utile capire se la paziente ha una disbiosi intestinale, attraverso l’esame del microbiota intestinale e vaginale. Infatti, molte delle infezioni legate a una stipsi ostinata si ripresentano a livello vaginale e possono diminuire la probabilità di dare avvio a una gravidanza.
Il fumo è un fattore comportamentale importantissimo. Il fumo riduce il flusso sanguigno a livello delle arterie uterine, determina un aumento dello stress ossidativo, un danno del DNA ovocitario e soprattutto un’alterazione del rapporto FSH-LH. Le donne in cerca di una gravidanza che non smettono di fumare, oltre ad avere una ridotta possibilità di concepimento hanno anche un aumentato rischio di anomalie fetali, con placente piccole, feti sotto peso e rischio di aborti. È bene, quindi, smettere di fumare almeno 3-6 mesi prima di iniziare la ricerca della gravidanza.
Un altro fattore molto importante è il l’alcol. Anche l’alcool determina un’interferenza sull’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio con un’alterazione del tasso d’impianto e soprattutto un deficit del corpo luteo, con ridotti livelli di progesterone.
Da ultimo non possiamo non menzionare l’uso anche saltuario di droghe, cannabis, cocaina, oppiacei, che spesso influisce sul ciclo mestruale e determina amenorrea, alterazioni dei cicli ovulatori e una cattiva qualità ovocitaria.
Quali sono le strategie per l’infertilità femminile?
Dopo un’attenta valutazione di entrambi i partner, si indirizza la coppia verso tecniche di fecondazione medicalmente assistita che, a seconda anche della problematica maschile, possono consistere, ad esempio, in cicli di rapporti pilotati con induzione dell’ovulazione, se il partner ha uno spermiogramma normale, o verso inseminazioni intrauterine, se le tube sono perfettamente integre.
Nel caso di età avanzata della donna o situazione spermatica non perfetta e dopo ripetuti fallimenti delle precedenti tecniche ci si orienta verso la fecondazione in vitro. Ogni coppia ha una storia a sé, va quindi valutata attentamente per impostare un approccio personalizzato.
Quali sono le cause più frequenti di infertilità maschile?
Negli ultimi 40 anni, la qualità del liquido seminale è diminuita in modo allarmante, tanto che attualmente il 7% della popolazione maschile a livello globale presenta una riduzione della propria fertilità e nel 50% dei casi di infertilità di coppia la causa è attribuibile al partner maschile.(1)
Dai dati del Ministero della Salute risulta che un italiano su tre è affetto da patologie di natura andrologica: il 27% dei maschi in età pediatrica presenta problematiche riproduttive, soprattutto criptorchidismo, varicocele, ipogonadismo, anomalie congenite del tratto genito-urinario. Se consideriamo l’età adulta, il 40% degli uomini risulta affetto da patologie andrologiche, in particolare infertilità, problematiche sessuali e malattie sessualmente trasmissibili.1
Cos’è cambiato nel tempo?
Fino a qualche anno fa, tutti i ragazzi in età tardo-adolescenziale dovevano sottoporsi alla visita di leva. In quella occasione venivano spesso individuate patologie o condizioni asintomatiche, incluse quelle che possono incidere sulla fertilità. Ne sono un esempio il criptorchidismo, cioè i testicoli ritenuti, il varicocele, che può portare a un aumento della temperatura a livello del plesso spermatico, situazioni di carenza di androgenizzazione, quindi condizioni che portano a sospettare anomalie cromosomiche, la sindrome di Klinefelter. La mancanza della visita di leva fa venire meno numerose diagnosi; perciò, ci si ritrova a dover gestire queste condizioni in età adulta, quando ormai si è verificato un danno ai testicoli.
Prendiamo il caso, ad esempio, di quello che si definisce ipogonadismo ipergonadotropo. Siamo in presenza di una riduzione del volume delle gonadi con danno irrimediabile delle cellule della spermatogenesi, con risalita dell’ormone FSH, che nell’uomo determina la stimolazione della spermatogenesi. In età adulta, l’organismo si è ormai reso conto di questo danno, e la cosa più grave è che è un fattore ormai irrimediabile e nessuna terapia è in grado di migliorare quello che è un danno ormai irreversibile.
Come identificare le cause di infertilità maschile e quali strategie mettere in atto?
È corretto anzitutto fare un’anamnesi approfondita, valutare le dimensioni dei testicoli, valutare l’androgenizzazione e chiedere se il paziente ha delle erezioni mattutine, se è conservata la libido. Inoltre, è molto importante conoscere le abitudini di vita, sapere se usa farmaci, ad esempio per la gastrite, per la depressione, perché molto spesso questi farmaci determinano un aumento della prolattina e quindi un’alterata funzionalità e della spermatogenesi.
Inoltre, è molto importante valutare la professione che svolge il paziente: se sta a contatto col freddo, col caldo, ad esempio salumieri, macellai e fornai hanno un aumentato rischio di danni a livello delle gonadi. Allo stesso modo, chi sta a contatto con polveri, sostanze tossiche, radioattive, radiazioni e anche coloranti, quindi ad esempio gli imbianchini. Altre possibili cause di danni irreversibili sono i traumi a livello testicolare o le infezioni quali l’orchite in età adulta o adolescenziale.
È importante eseguire un corretto esame del liquido seminale – in un laboratorio adeguato – che deve essere associato a un test di capacitazione, cioè un test che ci permette di capire quanti degli spermatozoi emessi sono effettivamente utilizzabili per una qualsiasi tecnica di procreazione medicalmente assistita.
Quanto incide lo stile di vita?
Non dimentichiamo e le cause iatrogene, ad esempio obesità o sovrappeso, che nell’uomo in genere portano ad un aumento degli estrogeni e quindi un’alterazione della spermatogenesi. Il fumo può portare a un danno del DNA spermatico, a una riduzione della motilità e a un aumento delle anomalie. Spesso queste condizioni si risolvono o comunque migliorano con la sospensione del fumo anche tre mesi prima della ricerca del concepimento o della tecnica di PMA. Anche le sigarette elettroniche, percepite come apparentemente innocue, hanno un impatto sulla fertilità.
Non ultimi l’assunzione di alcool, che altera il metabolismo epatico ormonale, determinando un’alterazione dei meccanismi di produzione di spermatozoi, e l’uso di droghe. Cannabis, droghe sintetiche, hashish, cocaina, possono determinare, oltre ad una alterazione della spermatogenesi, anche un’alterazione della libido e della capacità di erezione.
Oltre a interrompere il consumo di sostanze, in alcuni casi si possono utilizzare integratori – sempre sotto controllo medico – che possono in qualche modo migliorare i danni a livello del DNA spermatico; infine, può essere indicato l’utilizzo di antiestrogeni o, se l’FSH nell’uomo è normale, l’utilizzo di gonadotropine, che possono stimolare in qualche modo la spermatogenesi.
1 – ISS-Istituto Superiore di Sanità. Epicentro. L’infertilità maschile: il ruolo delle campagne di prevenzione. Ultimo accesso: marzo 2026.